La notizia è che un omosessuale ha vinto. In Sicilia

Rosario Crocetta, gay dichiarato, è il nuovo governatore siciliano. Candidato dal Pd e dall’Udc di Casini, Buttiglione e Giovanardi. Ancora una volta il Paese reale dà una lezione alla politica, dimostrando di essere anni luce avanti su tanti temi. Basta concedere loro una chance. Professor Monti...

Merlo Maschio Laura Antonelli Pasquale Festa Campanile 022 Jpg Xtkp
29 Ottobre Ott 2012 1754 29 ottobre 2012 29 Ottobre 2012 - 17:54
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Ci perdonerete (e altrimenti pazienza) ma la politica, che poi è vita, va un po’ al di là dello spread e dei rapporti con la finanza. E ti regala squarci per riuscire a cogliere aspetti di un Paese altrimenti difficili da cogliere, persi come siamo nella banalità del conformismo alimentato – ahinoi – soprattutto dai giornalisti e da chi si occupa di comunicazione.

È inutile stare a girarci attorno, ma il dato socio-politico di queste elezioni regionali siciliane è uno e uno soltanto. Ha vinto un omosessuale, Rosario Crocetta. Anzi, basta con questo politicamente corretto che è solo la nostra rovina, ha vinto un ricchione si direbbe a Napoli, un garrusu, come si dice in Sicilia, un culattone per esprimersi alla milanese. Chissà cosa avrebbe detto il personaggio Lando Buzzanca (l’attore fu poi protagonista di una fiction sull’omosessualità), negli anni Settanta-Ottanta stereotipo del maschio siculo al cinema. Un omosessuale in Sicilia. Un po’ come un americano a Parigi. Un altro gay governatore. Il secondo. E sempre al Sud.

E sì, gli analisti politici probabilmente diranno altro. Perché, come al solito, la Sicilia tanto regala politicamente. Qui, in tempi ormai antidiluviani (ci perdonerà Emanuele Macaluso che ne fu protagonista) nacque il milazzismo. Qui, in tempo più recenti, un 61-0 fu la rappresentazione evidente del dominio berlusconiano. E qui sono successe tante cose anche stavolta.

Innanzitutto è andato a votare meno della metà degli aventi diritto, il 47,42%. Un siciliano su due si è astenuto, ha considerato superfluo il passaggio al seggio elettorale. In secondo luogo ha vinto l’asse inedito Pd-Udc. Sì, Udc. Il partito di Giovanardi, di Casini, di Buttiglione, ha candidato alla guida della regione Sicilia un omosessuale. E ha vinto. Roba da barzelletta. Che a raccontarlo a un italiano espatriato una decina di anni sarebbe impossibile. Mirabilie della politica. 

Come il risultato di Giancarlo Cancelleri, candidato del Movimento 5 stelle. Il “sindaco” grillino ha raccolto il 18% delle preferenze e il partito è il più votato della regione, un risultato che ha del clamoroso. Ma cui ormai bisognerà cominciare ad abituarsi. Queste elezioni segnano la definitiva consacrazione del grillismo che ormai possiamo considerare un fenomeno nazionale. Dopo Parma, dove addirittura vinsero le comunali, è il turno della Sicilia. Chissà se anche noi operatori dell’informazione la smetteremo adesso di considerarlo solo un guitto.

Altre cose ci sarebbero da dire, ovviamente. La disfatta del Pdl (che però era diviso), quella dei vendoliani e dell’Italia dei Valori, così come il ruolo di Lombardo. Ma, almeno ai nostri occhi, resta forte il dato antropologico e di costume di questo voto. La Sicilia, il Sud profondo e, diciamolo, comunemente considerato culturalmente sottosviluppato (qualcuno si arrabbierà, di nuovo pazienza), impartisce una lezione all’Italia bacchettona che da un decennio ormai prova a nascondere la realtà: e cioè che non solo un’Italia omosessuale esiste (e ci mancherebbe) ma che gli italiani (almeno i meriddionali) la accettano senza alcun pregiudizio. È la fine di ogni luogo comune.

Ed è la seconda volta che avviene, sempre al Sud. Il primo è stato Nichi Vendola, eletto presidente della Puglia per ben due volte. Chissà, forse è ancora una volta il segno che il Paese reale viaggia su un binario più veloce e “aperto” di coloro i quali la governano. E noi ce ne accorgiamo soltanto quando il dato ci viene sbattuto in faccia in modo eclatante, senza concederci la possibilità di girare il volto da un’altra parte.

È l’ennesimo segnale, almeno a parere di chi scrive, che quel filo tra rappresentanti e rappresentati si è interrotto. E da tempo. Lo abbiamo visto con i referendum sull’acqua di un anno e mezzo fa, con le elezioni a sindaco di Pisapia a Milano e di de Magistris a Napoli (lasciamo stare poi gli esiti), con le recenti amministrative che hanno segnato il boom (e sì, caro presidente Napolitano, il boom) di Beppe Grillo, e più recentemente con la discesa in campo nelle primarie del Pd di Matteo Renzi.

Di contro, i nostri politici appaiono ogni giorno sempre più arroccati e sembrano intenti a parlare una lingua comprensibile soltanto per loro. I consigli regionali di Lombardia e Lazio si sono dissolti sotto il colpo di scandali vergognosi, i nostri deputati sono inutilmente alle prese con la riforma della legge elettorale che non hanno alcuna voglia di portare a termine, il berlusconismo è stato spazzato via da corruzione, malcostume, cattiva politica, insipienza, menefreghismo, senza dimenticare quello che è successo alla Lega Nord.

In mezzo c’è un Governo Monti - Dio l’abbia in gloria - grazie al quale l’Italia è riuscita a passare indenne una fase delicata della crisi internazionale dei mercati. Chissà, forse il risultato siciliano dovrebbe indurre il presidente del Consiglio a porsi qualche domanda, a non sottovalutare il popolo che è stato chiamato a governare. È diverso dai rappresentanti con cui è stato costretto a interloquire in quest’ultimo anno. Non cincischia da una vita su una legge minimamente decente che riconosca alle coppie di fatto, e quindi anche omosessuali, gli stessi diritti delle altre coppie. Come avviene del resto in ogni Paese europeo civile. No, un omosessuale lo votano e basta. Gli elettori italiani hanno fame di cambiamento, però bisogna concedere loro anche la possibilità di farlo.

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