Grecia in default, la prostituzione cresce del 180%

C’è un aspetto della crisi greca che non si vede a occhio nudo. È il dramma della prostituzione, aumentata del 180% nell’arco degli ultimi due anni. I centri di ricerca del Paese lanciano l’allarme da mesi, senza essere ascoltati. E l’Osce denuncia l’incremento della tratta degli uomini dal Sud E...

Atene Prostituzione 0
14 Novembre Nov 2012 1404 14 novembre 2012 14 Novembre 2012 - 14:04
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C’è un effetto collaterale della crisi ellenica che non si vede, ma esiste. In Grecia tutti lo sanno e fanno finta di nulla. L’austerity ha provocato una ripresa, tanto repentina quanto intensa, della prostituzione. Nell’arco degli ultimi due anni, spiegano i centri di ricerca greci, la percentuale di chi ha scelto questo lavoro è salita del 180 per cento. E non è solo un problema che riguarda la Grecia. Le donne elleniche sono infatti entrate nel giro della malavita organizzata, sia italiana sia dei Balcani.

Non esistono dati ufficiali del ministero ellenico della Salute. Eppure, ci sono quelli delle organizzazioni non governative o para-statali. E sono proprio loro a lanciare l’allarme. L’EKKE, ovvero il centro nazionale per la ricerca sociale, ha pubblicato uno studio che evidenzia come negli ultimi due anni la percentuale di prostitute greche sia aumentata del 180 per cento. In Grecia, spiegano dall’EKKE, sono chiamate “le figlie della crisi”. Si tratta per lo più ragazze comprese fra i 18 e il 35 anni, che hanno perso il lavoro negli ultimi tre anni e che pur di continuare a guadagnare qualcosa hanno deciso di vendere il loro corpo. Senza controlli, senza tutele. E sono disposte anche a viaggiare per esercitare questo lavoro. C’è chi lo fa di propria volontà e chi invece entra nel giro della criminalità organizzata. Un dramma nel dramma.

Il dipartimento di Criminologia dell’Università Panteion ha condotto un’indagine sul settore, sottolineando che il 70% delle intervistate ha dichiarato che ha deciso di intraprendere questa strada a causa delle difficoltà economiche. Il 65% di loro ha perso il lavoro negli ultimi 24 mesi e il 60% ha spiegato di aver informato il marito (nel caso delle donne sposate, ndr) della scelta. Infine, il 72% di esse ha affermato di guadagnare più di quanto guadagnava prima della crisi. Per tante, ricorda l’università, è una scelta obbligata. Nelle zone rurali non c’è lavoro, ma nemmeno uomini, e quindi si devono spostare nelle città, dove è più facile procacciarsi clienti.

Questa nuova tendenza ha però due principali risvolti negativi. Secondo il KEELPNO, il centro ellenico per la prevenzione e il controllo sulle malattie, la percentuale di morti per HIV nei primi nove mesi del 2012 è cresciuta del 60% rispetto allo stesso periodo del 2011. E nell’anno passato, rispetto a quello precedente, l’incremento è stato del 46 per cento. Il dramma, spiega il centro di ricerca, è ad Atene. «Dall’inizio dell’anno sempre più donne preferiscono questa via rispetto ad altre, e nella capitale riescono a lavorare con un numero maggiore di clienti. E, purtroppo, spesso non si tiene conto delle più basilari norme igieniche», sottolinea l’ultimo rapporto del KEELPNO.

C’è poi il secondo problema più grande: la tratta delle prostitute. Già un mese fa Il Messaggero aveva descritto la situazione che si sta vivendo a Roma, dove la presenza di prostitute elleniche era cresciuta sensibilmente nell’arco degli ultimi mesi. Partono da Atene, da Patrasso o dall’Albania, pur di arrivare in Italia. Un fenomeno che, secondo l’EKKE, è cresciuto del 55% nell’arco degli ultimi due anni. Nell’analisi, il centro di ricerca spiega che la criminalità organizzata italiana e dei Balcani stanno sfruttando la crisi ellenica pur di trovare nuove prostitute a basso costo. «Le barche che partono dall’Albania in direzione Puglia sono sempre di più e non c’è alcun controllo delle autorità greche, probabilmente perché non hanno sufficienti fondi per contrastare la tratta», spiega l’EKKE.

In realtà, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha registrato un aumento anche della tratta di persone, non per forza per fini sessuali. Come ha spiegato durante una conferenza di alcune settimane fa Maria-Grazia Giammarinaro, rappresentante speciale per l’OSCE, il problema non deve essere sottovalutato. La velocità con cui questo fenomeno si sta espandendo nel Sud e nell’Est Europa è preoccupante.. Grecia, Cipro, Serbia, Moldavia, Romania, Bulgaria, Montenegro: la crisi colpisce i Paesi più poveri e aumenta la tratta di minori, come anche di lavoratori. E proprio dalla Grecia il trend più pericoloso, con uomini e donne diretti nel resto d’Europa senza alcun genere di controllo. La denuncia dell’OSCE, come quella dei centri di ricerca, è però passata quasi inosservata.

Quello che è certo è che in Grecia al dramma dell’austerity si aggiunge quindi quello della prostituzione. Ma non bisogna pensare che sia solo una questione meramente femminile. Secondo il ministero ellenico della Salute, è in aumento anche quella maschile. Le cifre sono sommarie, perché molte persone non ammettono di aver scelto questa via. Eppure, il dicastero greco stima che il numero di prostituzione maschile abbia registrato un incremento del 25% rispetto al 2010. È però possibile che il dato reale sia anche maggiore. Data l’incredibile ascesa della disoccupazione, in agosto il tasso ha toccato quota 25,4%, e la depressione economica in cui è entrata la Grecia, meno 7.2% nel terzo trimestre dell’anno in corso, è possibile che il disastro sociale sia ben più profondo. L’EKKE ha detto che per fine anno pubblicherà un’analisi ancora più approfondita. Sarà utile per capire al meglio quanto è grave la crisi della Grecia.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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