Tanto Monti, un po’ Merkel e qualche buco: la ricetta Ue di Renzi

Un po’ di Agenda Monti, molto di Germania e un pizzico di Francia: è questo il programma del sindaco di Firenze per fronteggiare, in campo europeo, la crisi. Dal Fiscal compact al ruolo della Bce, passando per gli eurobond, il programma di Renzi strizza l’occhio a Berlino. Ma sembra farla un po’ ...

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17 Novembre Nov 2012 0959 17 novembre 2012 17 Novembre 2012 - 09:59
Messe Frankfurt

FIRENZE - La linea di Matteo Renzi è chiara. Se l’Italia vuole evitare di tornare al centro del ciclone della crisi europea deve continuare con la strada tracciata da Mario Monti nell’ultimo anno. Alla Leopolda versione 2012 non si parla di altro. In realtà, l’impressione che si ha parlando di temi economici con lo staff del sindaco di Firenze è particolare: sono molte le affinità con la Germania. Dal Fiscal compact al ruolo della Banca centrale europea (Bce), passando per l’elezione diretta del presidente della Commissione europea, il programma di Renzi strizza l’occhio a Berlino. Nel bene e nel male.

I dubbi erano molti. Finora, oltre al chiacchiericcio politico, i riferimenti alla possibile politica economica erano stati pochi. Dubbi fugati in toto dall’ultima versione del programma del sindaco di Firenze. Via libera alla piena sorveglianza bancaria centralizzata, entro tempi brevissimi, per dare un segnale agli investitori esteri. «Bisogna mostrarsi uniti in questa crisi, ogni singola incertezza rischia di rallentare il processo di exit strategy dalla crisi», dicono gli organizzatori della Leopolda. Ed è per questo che, oltre all’appoggio al Single supervisory mechanism (Ssm) in seno alla Banca centrale europea (Bce), Renzi vuole anche un migliore meccanismo di gestione delle criticità sistemiche. Una sorta di versione europea del Financial stability board (Fsb), lo speciale organo internazionale di vigilanza finanziaria presieduto prima da Mario Draghi e ora da Mark Carney, governatore della Banca centrale del Canada.

Controversa l’idea relativa allo European stability mechanism (Esm), il fondo salva-Stati con una potenza di fuoco da 500 miliardi di euro. Secondo Renzi sono pochi e vanno aumentati quanto prima. Una visione appoggiata da una larga parte della Commissione Ue, ma che è stata più volte esclusa dalla Germania, che non vuole più oneri finanziari di quelli che ha già oggi.

Più vicino alla posizione tedesca è la proposta sugli eurobond. Berlino ha più volte ribadito che la mutualizzazione del debito europeo, se mai ci sarà, sarà solo l’ultimo passaggio della piena unione politica, fiscale, economica. Renzi propone «sistema di assicurazione reciproca», ovvero il fondo europeo di garanzia sui depositi bancari. In linea con quanto dicono Bce e Germania. Il percorso è quello conosciuto: sorveglianza centralizzata sulle banche dell’eurozona, fondo di garanzia sui depositi, unione bancaria, unione fiscale, agenzia del debito europea e, solo a quel punto, gli eurobond. Un processo che, se va bene, durerà almeno 4 anni.

Progressista è invece la visione sul Fiscal compact, il nuovo patto fiscale europeo nato nell’ultimo anno. Se il modello di fondo è considerato positivo perché va verso il consolidamento fiscale nei Paesi dell’area euro, è il corollario a essere poco incline alle esigenze europee nel medio-lungo termine. «Un giusto bilanciamento fra rigore, crescita e protezione dagli shock finanziari è quello che proporremmo se eletti», fanno sapere i collaboratori più stretti del sindaco di Firenze. Non sono poche le critiche al Fiscal compact, dato che ha dimostrato che nel breve termine ha un effetto recessivo piuttosto marcato per i Paesi con alto debito, stagnazione economica e alto potenziale di crescita, come l’Italia. Tornare indietro non si può, specie perché il patto fiscale è legge e come tale va rispettato, senza se e senza ma.

Niente indietreggiamenti verso posizioni contro l’euro o palesemente anti-tedesche. Il messaggio di fondo è che la Germania ha ragione a chiedere più rigore sui conti pubblici, specie dopo vent’anni di spesa ballerina e, molto spesso, legata a meri obiettivi elettorali. Il tempo delle promesse è finito, mentre è iniziato quello della ricostruzione. Nessuno alla Leopolda ritiene che sia un percorso facile o veloce, ma c’è una certezza: la via è quella di più Europa, non meno. Ed è per questo che, in linea con la posizione della Germania, Renzi vuole l’elezione diretta del presidente della Commissione europea. Un’innovazione per la politica italiana, dato che uno dei più vivi sostenitori di questa misura è il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble.

Un po’ tedesca, un po’ francese, un po’ montiana, la ricetta di Renzi in ambito europeo ha due difetti. In primis pecca di presunzione. Il processo di integrazione è tanto lento quanto difficile. Utilizzare un mix delle soluzioni finora proposte potrebbe essere una buona mossa, ma nel programma non si tiene conto canoniche difficoltà presenti nella negoziazione europea. Nel caso di un’elezione, prima alle primarie del centrosinistra e poi come presidente del Consiglio, riuscirebbe Renzi a sedersi allo stesso tavolo del presidente francese François Hollande e del cancelliere tedesco Angela Merkel senza timori reverenziali? Difficile che Berlino possa accettare l’idea di un ampliamento delle capacità del fondo Esm o che possa lasciare che la sorveglianza bancaria finisca in toto alla Bce, specie considerando i problemi con le Landesbank, le casse regionali. In tanti ci hanno provato, fallendo sempre.

Inoltre, non c’è alcun riferimento al bilancio unico europeo, ovvero il prossimo passaggio necessario che dovrà fare l’Europa per andare oltre la crisi e rinnovarsi. Tuttavia, proprio di questo si dovrà parlare nel corso del 2013, come ha lasciato intendere la Merkel durante gli ultimi vertici europei. Il problema è quello di sempre: come mettere d’accordo 17 Paesi, quelli che compongono l’eurozona, che hanno 17 economie diverse, 17 politiche nazionali differenti e 17 interessi particolari divergenti?

Manca infine un rimando alle Outright monetary transaction (Omt) della Bce, Le operazioni di acquisto di bond governativi sul mercato obbligazionario secondario potrebbero essere utili anche all’Italia nel caso in cui la pressione tornasse alta. Avere un piano di contingenza è obbligatorio per evitare di fare come la Spagna, che sta tentennando da mesi sull’eventuale richiesta di sostegno. Specie perché l’attivazione delle Omt è subordinata a un memorandum of understanding simile a quello siglato dalla Grecia, con una sorveglianza periodica da parte di Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale. Eppure, nessuna citazione. 

Che vinca le primarie o no, Renzi ha fatto sua l’Agenda Monti, unendola con le posizioni della Germania. Non ha però contato che il vero portabandiera di quel manifesto programmatico informale potesse scendere in campo. Invece, stando alle ultime indiscrezioni, sembra proprio che la via sia questa. 

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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