Addio rassegne stampa online di Camera e Senato

Addio rassegne stampa online. La Camera e il Senato cedono alle pressioni degli editori. Da gennaio non si potrà più accedere al servizio. Basta articoli in rete. Prevalgono le regioni del diritto d’autore. Giornalisti e addetti ai lavori nel panico. Fini ci aveva messo coraggiosamente la faccia,...

Giornali 2
7 Dicembre Dic 2012 1225 07 dicembre 2012 7 Dicembre 2012 - 12:25

Addio rassegne stampa online. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica oscurano il servizio. Tra un mese, collegandosi sul sito web delle due istituzioni, non si potranno più leggere i principali articoli dei quotidiani in edicola. Il braccio di ferro tra il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini e i rappresentanti degli editori ha visto prevalere questi ultimi. In nome del diritto d’autore, la rassegna stampa sarà eliminata. La notizia girava da qualche tempo. Già la scorsa primavera si era diffusa la voce che le rassegne di Camera e Senato avevano le ore contate. Dopo le pressioni degli rappresentanti degli editori - preoccupati che la libera diffusione in rete degli articoli potesse danneggiare le vendite dei quotidiani in edicola - i siti riconducibili al governo si erano velocemente allineati. Ad aprile erano sparite le rassegne online del ministero del Lavoro, di quello dell’Economia, di Palazzo Chigi. All’epoca si era alzato un polverone. Tanto che Fini aveva intrapreso una battaglia personale. «La rassegna online - aveva chiarito - è un servizio offerto gratuitamente ai cittadini e che garantisce un effettivo pluralismo dell’informazione. Personalmente non vedo perché nell’era di internet la rassegna debba essere oscurata». A giudicare dai risultati, oggi la battaglia è persa.

In mattinata Senato e Camera dei deputati hanno pubblicato un comunicato congiunto. I rappresentanti delle due istituzioni spiegano di aver raggiunto «un accordo con la Federazione degli editori in ordine alle modalità di pubblicazione on line delle rassegne stampa curate dai rispettivi Uffici Stampa. L’accordo tiene conto della “specialità” della funzione istituzionale e democratica svolta dai due rami del Parlamento, individuando una soluzione condivisa compatibile con il diritto d’autore, tema in questo momento al centro di riflessioni e iniziative in diversi Paesi d’Europa e negli Stati Uniti». Risultato: «Dal prossimo anno le rassegne stampa di Camera e Senato saranno disponibili sul sito intranet per le esigenze informative dei parlamentari e di altre categorie di soggetti istituzionali a ciò autorizzate».

Addio vecchie abitudini, è la fine di un’epoca. Giornalisti freelance, addetti ai lavori e semplici curiosi dovranno adeguarsi. Per anni, ogni mattina alle 9 un’apposita squadra di archivisti ha messo in rete un centinaio di articoli tratti dai quotidiani in edicola. Pubblicandoli dopo averli divisi per argomento. Da gennaio basta. Il servizio in rete continuerà ad essere offerto. Ma solo per pochi fortunati.

Potranno accedere alla rassegna online deputati, senatori, dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama. I giornalisti accreditati, probabilmente. E pochi altri. Fino all’ultimo si è cercato di trovare un compromesso. Su pressione di Gianfranco Fini si è tentato di convincere gli editori a non oscurare i servizi. Cancellando l’archivio della rassegna, ad esempio. Oppure pubblicando gli articoli solo dopo un dato orario. Niente da fare. Alla fine la decisione è stata presa dall’Ufficio di presidenza all’unanimità (il presidente non vota). «D’altronde in Italia ci sono delle leggi - spiegano a Montecitorio - sarebbe curioso se proprio il Parlamento non ne tenesse conto». Unica, magra, consolazione per gli internauti abituati a sfogliare i quotidiani online: con ogni probabilità le rassegne stampa di Camera e Senato saranno visibili ancora per qualche mese. L’accordo prevede il termine del servizio dal gennaio 2013. Eppure, si racconta, sarà possibile accedere alle rassegne fino alla fine della legislatura. Qualche settimana di più. D’altronde Gianfranco Fini l’aveva assicurato: «Finché ci sarò io, il servizio continuerà ad esistere». 

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