La multinazionale investe in cambio di una scuola per artigiani, accade a Ferrara

Un nuovo stabilimento per la produzione di scarpe artigianali di lusso che occuperà più di 200 persone. E una scuola aziendale per lo studio della manifattura calzaturiera. È questo il nuovo accordo tra Louis Vuitton e Regione Emilia Romagna per la costruzione di un nuovo impianto alle porte di F...

4 Gennaio Gen 2013 1604 04 gennaio 2013 4 Gennaio 2013 - 16:04
Messe Frankfurt

Uno stabilimento industriale per la produzione di scarpe di lusso in cambio di una scuola di alta formazione professionale. È l’accordo che inaugura il nuovo anno, firmato da Louis Vuitton e Regione Emilia Romagna per la costruzione di un nuovo impianto della multinazionale francese alle porte di Ferrara. Dopo anni di addii da parte degli imprenditori stranieri, ecco un ritorno sul suolo italiano. Col valore aggiunto di nuovi posti di lavoro.

Come? I lavoratori manuali delle imprese locali fallite diventeranno maestri per una scuola aziendale di alto artigianato che avrà la sua sede principale nella città emiliana e che sarà gestita in collaborazione con gli enti pubblici locali e regionali, con il contributo del Fondo sociale europeo. In questo modo, le capacità artigianali già presenti sul territorio non verranno disperse. Anzi, saranno riutilizzate per tramandarle ai più giovani. Dall'azienda alla scuola, dalla scuola all'azienda.

Dietro l’accordo, c’è il lussuoso marchio italiano Manifattura Berluti che fa parte del colosso francese del lusso Lvmh. Settanta persone sono già state assunte. Di cui 48 nella scuola aziendale. Il progetto dello stabilimento prevede un organico di 216 persone, delle quali 195 saranno operative dal 2014. Il centro produttivo di Vuitton, che attraverso Berluti a Ferrara controlla già dal 1994 la Società manifatturiera ferrarese, avrà un'estensione di 8mila metri quadrati. I lavori, da calendario, dovrebbero terminare nel 2014. 

Quella delle scuole di alto artigianato non è un'idea nuova per il marchio francese. Nella Riviera del Brenta, dove esiste un'altra unità produttiva, la multinazionale ha già creato delle scuole interne all'azienda. Dove, però, molto spesso i corsi di formazione finiscono per essere deserti e le classi sono vuote. Ora si spera che in Emilia vada diversamente. Anche perché la direzione, investire in formazione di alto livello per non disperdere il know how locale, sembra quella giusta.  

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