“Quella aiuta gli italiani”, la dura vita di Sonia Gandhi

«Sospettiamo che gli agganci italiani di Sonia Gandhi siano dietro ai tentativi di rilascio dei due marò italiani» ha accusato un politico indiano. Ripubblichiamo la nostra analisi nel giorno in cui la Corte suprema indiana ha trasferito la competenza sul caso dei marò dal tribunale di Kerala a N...

5 Gennaio Gen 2013 1800 05 gennaio 2013 5 Gennaio 2013 - 18:00
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NEW DELHI - Se nel mondo, nostro malgrado, l'Italia evoca immagini tra il cliché e la caricatura, un ventaglio di italianità da pizza e mandolino, cantilena Zoff-Gentile-Cabrini e via di seguito, in India il Belpaese deve fare i conti col fattore Sonia-ji.

Sonia Gandhi, presidentessa del partito Indian National Congress (Inc), dodicesima nella classifica generale di Forbes dei potenti del mondo – sesta tra le donne – è cittadina indiana dal 1983, ma per tutti qui in India rimane “l'italiana”, caratteristica dalle connotazioni accusatorie ritornata prepotentemente in auge negli ultimi mesi di attrito per la vicenda dei marò. Nata in Veneto nel 1946, Antonia Maino all'anagrafe, dopo un'infanzia passata ad Orbassano, Piemonte, si trasferisce a Cambridge per studiare l'inglese.

Mentre lavora come cameriera in un ristorante greco, a metà degli anni '60, conosce un giovane indiano iscritto alla prestigiosa università. Trattasi di Rajiv Gandhi, figlio di Indira Gandhi, in quel momento primo ministro dell'India. Come nelle favole sboccia l'amore e, nonostante il parere contrario della dinastia politica più importante del subcontinente indiano, i due si sposano e si trasferiscono negli appartamenti ministeriali della suocera. Era il 1968.

Per una serie di tragici eventi che tra gli anni '80 e '90 hanno coinvolto la sfortunata famiglia Nehru-Gandhi – il cognato Sanjay muore in un incidente aereo, Indira e Rajiv in due attentati terroristici – Sonia Gandhi si ritrova ad essere l'erede designata a portare avanti la tradizione politica di famiglia, diventando presidentessa del principale partito politico indiano nel 1998.

Da allora, pur avendo guidato l'Inc in diversi successi elettorali ed essendo secondo molti la burattinaia dietro le quinte del governo Singh, Sonia Gandhi ha dovuto costantemente difendersi dalle accuse di esterofilia e favoritismi italici a scapito della popolazione indiana.

Emblematica la reazione delle opposizioni all'alba del caso diplomatico tra India e Italia per la sorte di Massimiliano Latorre e Stefano Girone, i due ufficiali della Marina italiana in attesa di sentenza in Kerala da 10 mesi. Quando ad aprile i due governi sembravano aver trovato un accordo per il ritorno in patria dei militari italiani, frutto del pressing diplomatico del governo Monti, il governo locale del Kerala si oppose vivamente, vanificando i timidi tentativi di Delhi di chiudere un caso internazionale imbarazzante. 

In quell'occasione, uno tra i tanti, il leader del Partito comunista indiano – marxista V.S. Achuthanandan dichiarò alla stampa: «Sospettiamo che gli agganci italiani di Sonia Gandhi siano dietro ai continui tentativi di rilascio dei due italiani da parte del governo centrale». Posizione condivisa da gran parte dell'opinione pubblica, che sui media locali si è scatenata in invettive contro “l'italiana”, consigliando sarcasticamente a Roma di mettersi in contatto con Sonia Gandhi per un rimpatrio dei marò entro Natale. 

Dello stesso tenore le critiche avanzate dal Bharatyia Janata Party (Bjp), partito conservatore hindu, durante il dibattimento per l'introduzione della riforma dei supermercati indiani. Passata recentemente in parlamento, la nuova legge permetterà a multinazionali come Wal-Mart e Tesco di operare nel mercato indiano. Narendra Modi, chief minister dello Stato del Gujarat noto per le sue posizioni vicine all'ultranazionalismo dell'hindutva (il concetto di supremazia hindu nel subcontinente sposato da movimenti integralisti pseudofascisti indiani), durante un comizio lo scorso settembre ha chiesto indirettamente al governo Singh: «Quanti imprenditori italiani ne approfitteranno? Quanti imprenditori italiani sono pronti ad invadere l'India e rilevare i nostri banchi della verdura?».

 Narendra ModiNarendra Modi, leader ultranazionalista favorito per le elezioni del 2014 (Afp)

Modi, favorito per la prossima candidatura conservatrice alle elezioni nazionali del 2014, non è una mina vagante. Le sue uscite decisamente pretestuose e inconsistenti contro l'Italia – dati alla mano, nessun grande gruppo nostrano ha avanzato l'ipotesi di investimenti nei supermercati indiani – fanno presa su un elettorato hindu sistematicamente bombardato da insinuazioni e teorie cospirazioniste ai danni di Sonia Gandhi. Sin dalla nomina a presidentessa, la scelta di Sonia-ji alla guida dell'Inc – partito del Mahatma Gandhi e di Jawaharlal Nehru, primo premier dell'India indipendente – è stata fortemente criticata dai conservatori del Bjp e dal resto delle formazioni dell'hindutva. Per loro l'ascesa di Sonia Gandhi nella politica indiana – non solo straniera, ma donna e cattolica – rappresenta tutt'ora una «vergogna nazionale».

C'è da dire che la storia personale dei Gandhi in passato non è stata particolarmente limpida. Alla fine degli anni '90 esplose in India lo scandalo del caso Bofors, dove Rajiv Gandhi ed altri leader dell'Inc ricevettero mazzette a margine dell'acquisto di armamenti dalla compagnia svedese Bofors AB. Tra le persone coinvolte la figura di Ottavio Quattrocchi, allora rappresentante in India della Snamprogetti, intermediario tra i Gandhi e la Bofors. Quattrocchi, secondo la stampa indiana, era entrato nel giro dei Gandhi grazie all'amicizia tra suo figlio e i due figli di Rajiv e Sonia Gandhi, Rahul e Priyanka, ora entrambi esponenti politici dell'Inc. Secondo l'accusa i soldi ricevuti in cambio del favore, oltre 11 milioni di dollari, sarebbero depositati in una serie di conti correnti in Svizzera. Ad oltre 20 anni dai fatti, le indagini sono ancora in corso.

Ma l'affare Bofors è solo la punta dell'iceberg di un risentimento nei confronti di Sonia Gandhi caratterizzato da contorni decisamente razzisti. Una minaccia costante che la presidentessa dell'Inc ha cercato in tutti i modi di arginare chiudendosi in un regime di riservatezza assoluta. Beniamino Natale, storico corrispondente dall'India per l'Ansa attualmente inviato in Cina, ha ricordato: «L'ho avvicinata varie volte con varie scuse, rivolgendomi a lei in italiano e in inglese. Mi ha risposto una volta solo, in inglese, 'Sorry, I cannot talk to you'». Secondo Natale il mito dell'”Italian connection” tra Sonia Gandhi e l'imprenditoria italiana, slogan ciclicamente utilizzato dal Bjp, non ha assolutamente riscontri nella realtà: «Quattrocchi è l'unico italiano ad essere stato aiutato da Indira e, forse, da Rajiv. Non sicuramente da Sonia, che a quei tempi era solo 'una moglie e madre'».

Fatti che purtroppo non aiutano a diradare l'alone cospirazionista costruito attorno a Sonia Gandhi, che da parte sua ha fatto di tutto per farsi accettare dalla popolazione indiana: veste rigorosamente in sari, parla hindi fluentemente, si reca spesso – nonostante la sua fede cattolica – alle cerimonie religiose hindu tenute nei principali templi del Paese. Uno sforzo vanificato dalla continua alimentazione del mito della “straniera”. Il massimo esperto in materia risponde al nome di Subramanian Swamy, 73 anni, leader del Janata Party. Alcuni anni fa, in un impeto di inventiva, riuscì a stilare un pamphlet dedicato alla distruzione dell'immagine di Sonia Gandhi intitolato “Do you know your Sonia?”. Nel documento, reperibile online, Swamy cerca di chiarire alcuni punti “oscuri” della vita di Antonia Maino. Parti del libretto, seppur suggestive, mancano però di qualsiasi riferimento probatorio al di là della parola dello stesso Swamy, che tratteggia la rete di rapporti internazionali di Sonia Gandhi includendo il Kgb, Hamas e i movimenti di liberazione della Palestina, Saddam Hussein e le Tigri Tamil, terroristi dello Sri Lanka responsabili dell'attentato al marito Rajiv.

Di fronte a 30 anni di attacchi di questo tenore, il massimo riserbo tenuto da Sonia Gandhi è davvero difficile da biasimare.

 

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