Spending review? Vale per tutto ma non per le auto blu

Nel decreto di riduzione della spesa pubblica del 2011 si imponeva il taglio delle auto blu. La cui cilindrata non potrebbe più superare i 1.600 c.c. In realtà, se si fa un giro per le strade di Roma, non sembra proprio così. Negli ultimi anni 484 macchine immatricolate risultano essere uguali o ...

7 Gennaio Gen 2013 1925 07 gennaio 2013 7 Gennaio 2013 - 19:25
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Di tutti i privilegi della classe politica l’utilizzo, talvolta scorretto, delle auto blu è quello più odiato. I governi Berlusconi e Monti hanno cercato di avviare un processo virtuoso di riduzione della spesa pubblica corrente e di limitazione alla circolazione delle auto di rappresentanza. Norme chiare ed efficaci, che si infrangono di fronte alla prassi applicativa, non conforme agli obiettivi del legislatore, e a una giungla di cavilli ed eccezioni. Sebbene gli ultimi due esecutivi abbiano posto le basi normative per invertire la tendenza, avviando così una profonda riduzione di costi e privilegi, a smentire la ratio dell’impianto sono i comportamenti concreti delle amministrazioni. Che si nutrono di eccezioni e di deroghe.

Il viaggio de Linkiesta parte da qui, dall’analisi delle recenti norme di spending review sui privilegi “a motore” della Casta, per fare il punto della situazione: i nuovi limiti li rispettano tutti?

Il decreto legge 98/2011
Fino all’estate del 2011, qualunque pubblica amministrazione italiana, dal più grande ministero al più piccolo comune della penisola, aveva la facoltà di acquistare o noleggiare auto “per ragioni di servizio” di qualunque cilindrata: dalle più parche alle più lussuose e potenti, anche se non vi fossero state esigenze oggettive della dotazione di quest’ultime. Tra le vetture in dotazione agli enti pubblici, non tutte hanno lo stesso peso né la stessa funzione. Esistono, infatti, le cosiddette ‘Auto blu di rappresentanza’, utilizzate dalle alte cariche dello Stato, dalle magistrature e delle Autorità indipendenti o assegnate agli organi di governo di regioni e amministrazioni locali, e ai vertici istituzionali degli enti pubblici centrali e locali; poi le ‘Auto blu’, dalla dirigenza apicale; infine le auto grigie a disposizione degli uffici (incluse le auto della polizia locale). In questo confuso e nebuloso settore di spesa pubblica corrente, per anni il governo non ha avuto la possibilità di fare alcun censimento né accertare il costo complessivo sostenuto dalle casse pubbliche. Le amministrazioni di tutti i livelli, utilizzando il proprio budget disponibile per le “spese di mobilità”, non erano tenute a comunicare ad alcun organo centrale la portata reale della dotazione.

Dati incerti e assenza di efficaci strumenti centrali di contenimento della spesa rendevano la tendenza apparentemente inarrestabile. Fino al luglio del 2011, quando il ministro Tremonti varò il decreto legge 98/2011, uno dei primi in tema di riduzione della spesa pubblica. Se da qualche parte si doveva cominciare, perché non dai privilegi più evidenti della Casta? E, infatti, già il titolo del Capo I recitava in modo solenne: “Riduzione dei costi della politica e degli apparati”. Chiaro e quasi scarno, in pochi articoli il provvedimento imponeva, con necessità e urgenza, uno stretto giro di vite a tutti i simboli del privilegio della classe politica: riduzione di benefit, drastico sfoltimento delle dotazioni organiche e materiali delle sedi istituzionali, fino al taglio di quelle accessorie. Quest’ultime, forse, le più odiate dagli italiani, vero emblema del potere: le auto blu.

Una tendenza assolutamente opposta, questa di acquisire vetture potenti, – lo dobbiamo ricordare – rispetto a quella che si registra a livello complessivo. I dati del ministero della Funzione pubblica sono chiari in merito: per il triennio 2009-2012, si è registrato un risparmio complessivo di spesa pubblica per circa 280 milioni di euro, a fronte di un calo continuo di unità di auto. Nel 2010 le autovetture censite, in dotazione all’amministrazione pubblica, erano oltre 86 mila; nel 2011 la flessione si è accentuata, portando il numero del parco macchine pubbliche a quota 64.524. Oggi, secondo i dati ufficiali riportati nel censimento semestrale del Formez Pa, il centro studi sulla pubblica amministrazione la dotazione pubblica ammonta a 60.551 unità (comprese le 124 in dotazione agli organi costituzionali), di cui 7.837 sono le auto blu in senso stretto, ossia quelle assegnate ai vertici delle amministrazioni, mentre le altre sono auto grigie, a disposizione degli uffici locali per attività strettamente operative.

Eppure, nonostante il giro di vite avviato dal ministro Tremonti e portato avanti dal governo Monti, che aveva altresì imposto il divieto di noleggiare o acquistare nuove auto blu per l’intero 2012, sono ancora molte le ammiraglie, di grossa cilindrata e nuove di zecca, che circolano per le strade italiane. Al primo luglio 2012, ovvero a un anno dall’entrata in vigore della legge che fissava il tetto per le nuove autovetture a 1.600 c.c., secondo i dati forniti forniti da Formez Pa e comunicati dall’ufficio stampa del ministero della Funzione pubblica, il 16% del totale della auto a disposizione delle pubblica amministrazione superano il detto limite di cilindrata. Nello specifico, risultano essere più diffuse nella amministrazioni centrali, ove rappresentano il 25%, rispetto a quelle locali (15,6%).

Il Formez ha inviato il resoconto, aggiornato al primo gennaio 2013, delle auto prestate al servizio pubblico, immatricolate nel 2011 e nel 2012, di cilindrata superiore al limite prescritto dalla legge. Nel 2011, considerando che nel totale a seguire rientrano anche le autovetture acquisite, a titolo di proprietà o in noleggio, nella prima metà dell’anno e quindi prima che la limitazione divenisse legge, ne risultano 595. Di cui 125 acquisite dalle pubbliche amministrazioni centrali e ben 470 dalle pubbliche amministrazioni locali. Piacciono potenti sia a Roma che altrove: infatti della cifra totale, ben 484 risultano essere uguali o superiori ai 1.900 c.c.

Nel 2012, secondo la tabella del ministero della Funzione pubblica, dati i tempi di austerità e lo stretto rigore tecnico, sono “solo” 219 le auto blu acquisite al di sopra della soglia. 172, in dotazione alle amministrazioni locali (di queste, ben 143 di cilindrata uguale o superiore ai 1.900 c.c.) e solo 47 a quelle locali (43 su 47 sono uguali o superiori ai 1.900 c.c.). Le regioni sono le meno virtuose, soprattutto al Nord: 22 quelle nuove acquisite dalla Regione Lombardia nel solo 2012; 21 dalla Regione Veneto. Volendo fare una rapida somma, dal 2011 al primo gennaio 2013, i mezzi acquisiti sono 595 più 219. Totale: 814. Quanto ci costano?

Tra costo di noleggio (che varia sensibilmente a seconda di marca, motore e lussuosità d’allestimento), assicurazione e bollo auto, la cifra varia dai 2.500 ai 3.400 euro al mese, per quelle più potenti. Che, se moltiplicata per il numero delle auto che sforano il limite, porta la forbice dai 2 fino ai quasi 2,5 milioni di euro al mese. La norma viene disattesa da Regioni, Comuni, Asl, ma anche da Ministeri e dalla stessa Equitalia. Amministrazioni centrali e locali si avvalgono dell’utilizzo di grandi potenze, cui non sembrano poter rinunciare, seppur esose e meno parche nei consumi.

A stilare la singolare classifica degli enti che le utilizzano quotidianamente, ci pensa il quotidiano telematico Online-News, che, dopo aver analizzato nel dettaglio il resoconto del censimento annuale del Dipartimento per la funzione pubblica, ricorda come “la Regione Friuli Venezia Giulia disponga di ben 11 auto blu di cilindrata uguale o maggiore ai 1900 c.c. A seguire c’è il Comune di Francavilla Fontana in Puglia, che ne ha 6 tra i 1.600 e i 1.899 cc e poi l’azienda ospedaliera G. Salvini di Garbagnate milanese con 5 auto oltre 1.900. A quota 4 si piazzano anche il ministero dell’Ambiente (tra 1.600 e 1899 cc), quello degli Affari esteri e la Regione Umbria. E ancora 3 auto blu tra 1.600 e 1.899 sono in uso al consorzio di Polizia municipale Isola bergamasca. Segue una decina di enti pubblici con due nuove auto blu per ciascuno di alta cilindrata e un nutrito numero di amministrazioni con “solo” un’auto blu di grossa cilindrata”.

C’è da dire che in questi mesi la normativa sulla riduzione della spesa e dei costi della pubblica amministrazione, soprattutto riguardo ai limiti cogenti per le auto, non ha avuto vita facile, bensì un controverso destino applicativo. Infatti, alle eccezioni sopra richiamate del comma 2 del decreto 98/2011, si devono aggiungere quelle imposte dalle recenti pronunce della Corte costituzionale, che ha solennemente negato l’applicazione di qualunque norma, sulla limitazione all’acquisto delle auto di servizio, alle Regioni e agli Enti locali, per violazione della autonomia, costituzionalmente sancita, dei livelli inferiori di governo. Roma ha diritto e il dovere – dice la Consulta - di predisporre tagli alla spesa pubblica, ma non può imporli a Regioni, Province e Comuni. Deve convincerli ad adeguarsi.

Il primo a fare ricorso alla Consulta è stato il Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, che ha contestato l’imposizione della cilindrata unica. E d’altronde enti fondamentali, non alle dipendenze dell’amministrazione statale, destinati al soccorso e alle emergenze, come la Protezione civile, non saprebbero come fare con mezzi di piccola cilindrata, sicuramente inadatti alle tanti situazioni di difficoltà e pericolo in cui sono costretti ad operare. La Corte costituzionale ha, pertanto, dovuto accogliere il ricorso presentato dalla Regione Liguria, legittimando per ogni ente pubblico, centrale quanto locale, “la deroga alla cilindrata unica per situazioni operative diverse e peculiari”.

Peccato che nei meandri dell’ amministrazione locale, immune dagli obblighi perentori romani, si annidino spesso le sacche più resistenti di privilegio, che soprattutto nell’utilizzo smodato e perverso delle auto di servizio si esprime. E che hanno spesso interpretato troppo estensivamente le eccezioni. Roma, però, non è così diversa dalla periferia.
Basta farsi un giro per le strade del centro della Capitale, tra i vicoli e i palazzi del Potere, per capire che le cose stanno molto diversamente da quanto prescritto dalla legge. Passeggiando lungo Corso Rinascimento o Via del Corso, a due passi dalle Camere del Parlamento, è difficile non notare auto blu, tutte tedesche e di grossa cilindrata, appena immatricolate.

Domenica scorsa, in Senato si è tenuto il consueto concerto di Natale, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, di autorità istituzionali e non e di una vasta pletora di senatori. Il colpo d’occhio delle vie intorno all’Aula era impressionante. Auto blu dappertutto e la gran parte nuove e di grossa cilindrata. Tedesche e tutte di fascia “premium”. «Se ci fai il caso il 90% sono Audi e Bmw, quasi tutte dai 3.0 (c.c., ndr) a salire, molte delle quali acquistate nella prima e anche nella seconda metà del 2012», sussurra un autista avvicinatosi alla sua Bmw serie 7, 5.0i, versione “lunga”. Non vuole rilasciare dichiarazioni né che si scriva il suo nome, ma tiene a sottolineare di lavorare per un influente senatore di centro-sinistra. E infatti, la macchina è parcheggiata in controsenso sul marciapiede di Corso Rinascimento, a dieci metri dall’entrata principale del Senato.

Sarebbe facile ribattere dicendo che la norma parla chiaro: le deroghe valgono sono per le alte cariche dello Stato o per motivi di sicurezza. Non per tutti. «Tutti si nascondono – risponde l’autista – dietro i motivi di sicurezza. Ora io non so di preciso, che di queste cose non capisco molto, come facciano, fatto sta che a noi le tedesche ci arrivano. E mica le versioni base. Sò tutte coi sedili in pelle e tutti gli accessori possibili, full optional» rivela con inconfondibile accento romanesco. In via della Dogana Vecchia, girato l’angolo di Palazzo Madama, ce ne saranno state almeno una ventina. Tutte teutoniche e nuovissime. La più piccola ed economica è una Passat da 32 mila euro, la più costosa una Bmw serie 750 i blindata da 170 mila euro. Un tempo la maggior parte erano Fiat Croma, che costavano, ciascuna, 20 milioni di lire. Di queste lussuose auto di rappresentanza è quasi impossibile scoprirne il vero proprietario: o sono prese a leasing o sono intestate a società di noleggio a lungo termine. Il più delle volte sono gli stessi autisti a dissuadere dal chiedere o cercare: al Pra non sono iscritte e non lo saranno. Per motivi di sicurezza.

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