“Possiamo costruire qualsiasi cosa. Siamo makers”

Stampante 3D, taglierina laser e una fresa a controllo numerico: la storia dei maker del lodigiano.

10 Febbraio Feb 2013 1508 10 febbraio 2013 10 Febbraio 2013 - 15:08
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Messe Frankfurt

Paolo e Alessandro sono in pausa alla macchinetta del caffé. Discutono della trasmissione made in Usa della sera prima. «C’erano dei ragazzi che creavano macchinari su misura unendo pezzi nuovi a parti di macchine usate», dice Paolo. Alessandro è affascinato dal racconto. Il collega allora approfondisce, e gli spiega che la cosa negli States «funziona già da un pezzo». E aggiunge anche che lui, appassionato della materia, ha letto il libro di Neil Gershenfeld, docente del Mit di Boston e creatore dei Fab Lab, laboratori a basso costo dove si costruiscono oggetti su misura con frese, taglierini laser e stampanti 3D. «Fab Lab?», chiede Alessandro. «Fabrication Laboratory», risponde Paolo. È l’inizio di una storia fatta di mansarda, creatività e pezzi unici. Che fa di Paolo Aliverti, 39 anni, Alessandro Graps, 34 anni e il suo vicino Andrea Maietta, 40, makers a tutti gli effetti.

Tra le cose che hanno costruito, nel loro laboratorio-mansarda di Lodi chiamato Frankestein Garage - bando ai cliché,  in garage non stanno perché «fa troppo freddo» - è un simulatore di steadycam. Questo supporto meccanico che i registi usano per ottenere inquadrature particolari, l’hanno realizzato per uno studio di animazione milanese che produce cortometraggi a basso costo. Se sul mercato un simulatore costa mille euro, loro ne hanno ottenuto uno con 150. Un affare. «Hai presente il gioco “Monta un dinosauro”? Noi abbiamo fatto una steadycam di pezzi di legno incollati», racconta Paolo Aliverti, che a dieci anni ha chiesto in regalo un saldatore e a undici un Commodore, ha lavorato come tecnico elettronico diventando poi programmatore. 

Funziona? «Funziona sì», assicura Antonino Valvo della See Mars Video e Animation Studio. «Abbiamo conosciuto i ragazzi del Frankestein Garage partecipando alla festa di Kaloob, un’associazione nata per aiutare progettisti dilettanti e professionisti, inventori, makers e designer a fondare le fabbriche del XXI secolo. Avevamo bisogno di un simulatore di steadycam che ci permettesse di fare riprese in movimento mantenendo il bilanciamento. Ma il nostro budget era limitato. Il prototipo è sicuramente migliorabile, ma posso assicurare che funziona ed è anche duraturo».

 

 

Per creare un fab lab servono circa 200mila euro. I makers del Frankestein Garage non hanno mai voluto finanziamenti, ma hanno vinto un bando della Assolombarda milanese che metteva a disposizione un ufficio a Sesto San Giovanni. A un anno e mezzo di distanza però possono dire di aver raggiunto il breakeven. Non male per una startup che, oltre a vendere ciò che produce, si finanzia solo con i corsi che i suoi fondatori fanno in giro per la Lombardia. A partire da quelli tenuti nella sede di Sesto San Giovanni, dove studenti, piccoli imprenditori e stilisti hanno chiesto il loro sostegno per realizzare oggetti su misura, prototipi che necessitavano di un lavoro decisamente artigianale. 

Con una stampante 3D, una taglierina laser, una fresa a controllo numerico, e qualche utensile, hanno aiutato un artista dell’Accademia di Brera a costruire un crocifisso luminoso, uno stilista milanese a creare un tessuto capace di assecondare i movimenti del corpo, e una tuta da ciclista con le tasche che si aprono quando squilla il cellulare. Quando devono costruire oggetti già esistenti, i makers di Lodi scaricano da biblioteche online i progetti messi a disposizione da ingegneri e designer e privi di copyright. Poi per un anno garantiscono assistenza sull’oggetto prodotto.

L’idea ora è quella di aprire un laboratorio più grande da mettere a disposizione di chiunque voglia costruirsi da sé il proprio prodotto dopo aver frequentato uno dei loro corsi. E che si occupi quindi anche della manutenzione di quanto crea. In programma hanno anche l’ampliamento del libro L’elettronica della sciura Maria, già disponibile gratuitamente sul sito della loro startup. Ci hanno messo le basi dell'elettronica, partendo ad esempio da una piccola lezione sulla resistenza. «Ci siamo accorti che non esistono manuali semplici di elettronica, ma se vuoi fare il maker è indispensabile conoscenrne i fondamentali», dice Paolo.

Lo scorso anno Andrea ha lavorato direttamente con il Mit di Boston per realizzare un video che dà tutte le indicazioni necessarie ad aprire un Fab Lab come il loro: come finanziarsi, come farsi conoscere, quali corsi avviare per i clienti. Proprio quell’università da cui nacque nel 2006 il corso di Neil Gershenfeld dall’evocativo titolo Come fare qualsiasi cosa.

 

 

 

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