Giovane, disoccupato, italiano: la giornata tipo

Istat: disoccupazione giovanile ai massimi dal '92

1 Marzo Mar 2013 1635 01 marzo 2013 1 Marzo 2013 - 16:35
Messe Frankfurt

«Mi sveglio alle 8.00, faccio colazione e poi si accende il pc». La giornata di un giovane disoccupato italiano è, nell’ordine, impegnativa, frustrante, creativa. E richiede risorse psicologiche non da poco. Specie quando, tra una ricerca e l’altra fatta sul web, ti imbatti in numeri come quelli diffusi oggi dall’Istat: disoccupazione in crescita a inizio 2013 con +3,8 per cento rispetto a dicembre, e +22,7% rispetto allo scorso anno. Ma ancora più difficili da digerire sono quelli relativi ai giovani (15-24 anni): +38,7%, il dato peggiore dal 1992. Record anche per i precari, che nel 2012, sempre secondo l’Istat, superano i 2,8 milioni (numeri che sommano i 2.375 milioni di contratti a termine e i 433mila di collaborazione firmati lo scorso anno).

Una piccola consolazione a Marina Castiglioni, 28 anni, che descrive con minuzia la sua giornata di ricerca di impiego, la danno gli economisti. Sono loro a giustificare questo aumento di disoccupazione anche con l’incremento delle persone in cerca di lavoro. Alla base dei loro ragionamenti la differenza tra «disoccupato» (colui che non ha lavoro e che lo sta cercando attivamente) e «inoccupato» (chi non ha lavoro e nemmeno lo cerca). Questi ultimi infatti sono in calo, dice l’Istat, dell’0,1 per cento.

«Sulla posta elettronica ricevo ogni giorno le newsletter di Infojobs e Monster», continua Marina, laurea in Scienze politiche ed esperienze di lavoro, sottocosto, nella comunicazione e ricerca sociale prima, e al Consiglio Regionale della regione Lombardia, dove è entrata con una borsa di studio di un anno nel novembre 2011. Poi, alla fine dello scorso anno l’inizio della disoccupazione. «Sulla mail arrivano 100, 200 proposte al giorno». Da leggere con attenzione e selezionare, prima di inviare a quelle interessanti un Cv modificato ad hoc.

Il web è la risorsa preferita dai giovani che cercano impiego. Ma non l’unica. Ci sono le auto-candidature nelle aziende che si sposano col proprio profilo e i propri interessi, le prime a cui si manda il cv, poi col tempo si amplia la ricerca. «All’inizio mi concentravo su quello che mi interessava davvero, poi, sai, mica si può stare fermi a fare niente» – continua Marina. «E dopo un po’ ho iniziato a cercare anche lavoretti nelle pizzerie o nei supermercati in zona portando direttamente il cv». Ci si rivolge ai Centri per l’impiego, che hanno offerte - «poche», precisa Marina – nelle aziende del territorio, spesso per lavori poco qualificati.

I giovani, insomma, fanno in modo di avere sempre più di una strada aperta. Marco Russo, 25 anni, calabrese, ha studiato Economia dello sviluppo e cooperazione internazionale a Firenze e a Urbino e sogna di lavorare in una Ong. «Il mio sogno è quello di tornare a lavorare in Calabria, spendermi per svilupparla. Ma prima ho bisogno di farmi le ossa, non posso partire da lì, è un contesto troppo difficile». Le sue giornate trascorrono tra studio e ricerca.

Perché, se anche Marco ha già la laurea, non ha abbandonato la biblioteca dell’Università: «Studio 5, 6 ore in biblioteca per preparare il concorso dei miei sogni, per lavorare come diplomatico al Ministero degli esteri. Si apre ogni anno ed entrano 35 giovani». Ma contemporaneamente dedica tra le 2 e 3 ore al giorno anche alla ricerca attiva di un lavoro. «Sono iscritto a Job advisor e Scambi europei. Per me, che sogno di lavorare nel settore della cooperazione e sviluppo, è molto utile soprattutto il secondo. È lì che trovo tantissime proposte di stage e lavoro all’estero».

Come l’esperienza che sta per iniziare il prossimo lunedì. Dopo cinque mesi di ricerca Marco ha passato le selezioni per uno stage in Austria, a Graz, in Euro-progettazione. «Un’esperienza limitata nel tempo, ma rimborsata – con 1000 euro al mese – e che mi dà competenze spendibili ovunque». Il sogno del Ministero degli esteri non lo abbandona e, dice, continuerà a studiare la sera e nei fine settimana anche a Graz.

Oppure si trova il tempo per studiare una lingua. Come fa Marina, che dopo aver passato al setaccio le proposte inviate dalle mailing list cui è iscritta, si prende del tempo per fare esercizi di inglese. «Vorrei prendere una certificazione tipo Toefl o Ielts, e studio per prepararmi. Un po’ la mattina e un po’ la sera. Mi metto le cuffiette e ascolto on line il sito della Bbc Learning English, oppure i loro documentari radio».

Nella giornata di Marina ci sono anche le ripetizioni fatte ad alcuni ragazzi delle scuole superiori. Un paio di ore tutti i giorni. Già, perché la disoccupazione dei giovani non è mai un periodo di vuoto assoluto e di pura ricerca. C’è spazio anche per qualche piccolo lavoro, con contratti di collaborazione o Co co pro. Cristina Ceriani, 25 anni ha una laurea in Biologia e una tesi scritta in un ospedale del Benin sul virus Hiv. A inizio anno ha fatto 15 giorni di supplenza in una scuola superiore. In attesa di trovare un impiego nella ricerca, in università o in un laboratorio privato.

Ha rifiutato di prolungare lo stage fatto subito dopo la laurea in un centro diagnostico di Busto Arsizio, Varese. «Ho lavorato gratuitamente tre mesi. Mi proponevano di continuare per altri tre sempre senza rimborso. Ho rifiutato per questo e anche perché non mi interessava molto il lavoro che facevo», spiega. Intanto, si preparava al concorso per un dottorato nella sua università. «Sono arrivata terza, c’erano borse di studio solo per i primi due. Ho dovuto rinunciare. Hanno dato la priorità a chi aveva fatto la tesi con un professore interno all’università, io avevo preferito il Benin».

E così, dopo aver lavorato come animatrice turistica in Val Gardena durante l’estate, Cristina ha iniziato la sua fase di ricerca attiva a settembre. È partita dalle auto-candidature nelle aziende farmaceutiche e nei laboratori delle università, e ha consultato quotidianamente la bacheca on line del Cosp, il servizio di pleacement dell’Università di Milano. Ma niente. Due o tre colloqui finiti in nulla. Ma tante, quelle sì, sono state le offerte di stage gratuiti. «Che ho rifiutato, perché preferivo continuare a cercare».

Decisione saggia, visto che proprio oggi Cristina ha firmato un contratto per un impiego in linea con quel che stava cercando. «Un co co pro in un laboratorio di ricerca biochimica in un istituto milanese». Come lo ha trovato? La risposta non rende merito al web. «A luglio ho lasciato il cv al papà di un’amica di una mia amica. È stata lei a consigliarmi di inviarglielo. Mi ha chiamato a febbraio perché un laboratorio aveva bisogno di ricercatori. Ho fatto il colloquio e l’ho passato». Da oggi in Italia c'è un disoccupato in meno.

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