“M5S, a livello nazionale manca ancora la democrazia”

L’attivista Federico Pistono

5 Marzo Mar 2013 2100 05 marzo 2013 5 Marzo 2013 - 21:00
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Non è il reddito di cittadinanza, non è la rinuncia alle grandi opere, e non è neppure l’addio all’euro la prima tra le promesse fatte da Beppe Grillo in campagna elettorale che i militanti del MoVimento 5 Stelle vorrebbero veder realizzata. È la democrazia liquida quello che vogliono davvero. Ma tra tante promesse, annunci, posticipazioni, l’agognata piattaforma online per discutere insieme i programmi, i contenuti e le posizioni del M5S ancora non c’è. In compenso c’è chi è stufo di aspettare, e con un video-appello sul web prova ad afferrare per la zazzera il leader genovese.

 

 

Lui è Federico Pistono, 27enne biellese con una laurea in informatica conseguita all’Università di Verona, startupper cosmopolita e attivista del M5S «già da prima che il movimento esistesse». Per questo ci tiene a precisare subito che il video pubblicato su YouTube venerdì scorso non è uno dei tanti attacchi gratuiti mossi dall’esterno alla compagine grillina. «La mia – dice Pistono al telefono con Linkiesta – non è una critica fine a se stessa, anzi. Il MoVimento 5 Stelle ha fatto cose che gli altri partiti si sognano. Parlavamo di tagliare stipendi e privilegi della politica, e l’abbiamo fatto. Parlavamo di primarie online, e le abbiamo fatte. Parlavamo di dialogo diretto con i cittadini, e quel dialogo, almeno a livello locale, funziona benissimo».

Qual è il problema, allora? «A livello nazionale, purtroppo, questa forma di dialogo diretto tra elettori ed eletti non avviene. Tra le piattaforme di collaborazione più utilizzate, come Liquid Feedback, Airesis, MediaWiki, il movimento nazionale non ne ha ancora dottata nessuna. In compenso però tante idee utili si perdono tra i commenti ai post di Beppe e quelli sui social network».

E chi prende le decisioni? «Non si sa. Non c’è modo di saperlo. Le decisioni sembrano venire sempre dai garanti e ispiratori politici Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, piuttosto che dai cittadini e gli attivisti».

Non teme di essere additato come uno dei tanti detrattori del M5S? «Non lo sono. Nel 2008 sono stato assistant organizer del meetup dei Grilli della bassa Veronese, prima di fondare i Grilli Biellesi, di cui sono stato anche presidente. Ho partecipato alla riunione di Bologna dove si è deciso di fare le liste civiche. Ho collaborato anche alla campagna che ha portato i consiglieri Fabrizio Biolé e Davide Bono al Consiglio Regionale del Piemonte. Ho creduto nel MoVimento sin da subito, e ci credo fortemente tuttora. Per questo tengo tanto a che uno dei suoi principi cardine, la democrazia liquida, venga messo in pratica».

Dopo tanti anni di militanza attiva, perché ha scelto di non candidarsi nemmeno alle parlamentarie, per avere un ruolo che magari le avrebbe permesso di portare avanti queste istanze con più forza? «Perché negli ultimi due anni il lavoro mi ha portato spesso in giro per il mondo, impedendomi di proseguire l’attivismo sul campo. Non mi sembrava una cosa seria tornare pretendendo di essere messo in lista».

Nel suo video chiede allo staff che venga finalmente allestita la piattaforma decisionale condivisa. Qual è stata la risposta? «Dopo la pubblicazione del video, ho avuto modo di parlare con alcuni deputati del MoVimento recentemente eletti in parlamento. Mi hanno assicurato che è in corso d’opera, che sarà pronta a breve, ma la situazione è la stessa da quattro anni a questa parte. Intendiamoci: non pretendo certo che un lavoro complesso come quello di realizzare una simile piattaforma possa essere portato a termine da un giorno all’altro. Ma mi basterebbe un po’ più di trasparenza».

Che cosa intende? «Basterebbe che qualcuno dicesse: “Ragazzi, è un lavoro difficile, però qui c’è la url del progetto, qui c’è la squadra di chi ci sta lavorando, qui c’è il beta testing. Chiunque volesse darci una mano è il benvenuto”. Invece finora non è successo nulla di tutto questo. E pensare che il MoVimento 5 Stelle può contare su tantissimi informatici molto in gamba che sarebbero disposti a prestare il loro aiuto volontariamente».

Ma perché è così importante la piattaforma? «Tutte le cose che il movimento vuole portare avanti, dal wifi libero e gratuito alla legge sul conflitto di interessi, passando per rifiuti zero, edifici passivi ed energie rinnovabili, acqua pubblica e molto altro ancora diventeranno possibili solo grazie ad una piattaforma di collaborazione vincolante per la presa delle decisioni, che raccolga ed organizzi l’intelligenza collettiva dei cittadini, che sia trasparente, libera, open source e gestita dalla comunità stessa. Quando avremo quello, potremo veramente cambiare questo paese, e non solo».

Nessuno tra gli attivisti ha mai pensato di rompere gli indugi e fare da se’? «Di tentativi ce ne sono stati a centinaia. Il problema è garantire la certificazione: chi partecipa alle discussioni del MoVimento deve poter essere identificato come aderente al MoVimento con tanto di carta d’identità, cosa che per il momento può avvenire soltanto sul sito ufficiale del M5S, per ovvie ragioni legate alla tutela dei dati personali. Quindi un progetto come la piattaforma, perché sia serio, è qualcosa che può partire solo dallo staff».

Però tutto tace, a parte le rassicurazioni sul fatto che la piattaforma “arriverà presto”. «Abbiamo già fatto degli incontri con gruppi di attivisti 5 stelle di tutta Italia e abbiamo contattato lo staff diverse volte negli ultimi mesi, portando alla luce la nostra determinazione nello sviluppare una piattaforma nazionale insieme, mettendoci a disposizione perché questo avvenga, collaborando insieme allo staff. Dopo mesi di email e richieste, nessuno delle centinaia di attivisti ha ancora ricevuto alcun tipo di risposta. Anche gli eletti sono impazienti: mi ha appena telefonato un deputato 5 Stelle e mi ha assicurato che condivide il mio punto di vista e che chiederà direttamente a Casaleggio una risposta il prima possibile».

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