Fiore e stella, lo stemma “semplice” di Francesco

L’anello è opera dello scultore Enrico Manfrini

18 Marzo Mar 2013 2130 18 marzo 2013 18 Marzo 2013 - 21:30

Ancora una volta, le scelte di papa Francesco sorprendono per la loro semplicità. Oggi è il caso delle insegne del potere pontificio: l’anello del pescatore e lo stemma. Il primo gli verrà offerto domani dal cardinale Angelo Sodano, durante la messa d’inizio del pontificato. Il secondo è già stato svelato.

L’anello, su cui è incisa l’immagine di San Pietro con le chiavi, non sarà in oro, ma in argento dorato. È stato proposto al Papa con altri due modelli. È opera dello scultore Enrico Manfrini, morto nel 2004. L’artista l’aveva preparato per Paolo VI.

Non volere un anello d’oro massiccio dice molto degli ideali di umiltà e misericordia che papa Bergoglio propugna fin dalla sua elezione. Un messaggio simile è veicolato dal motto “Miserando atque eligendo” apposto alla base dello stemma papale. È una citazione dalle omelie di un dottore della Chiesa, San Beda il Venerabile, monaco vissuto in Inghilterra tra il 672 e il 735. Parla della vocazione di San Matteo: «Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me» («Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi»). Per il papa, è un riferimento al momento della sua stessa vocazione, avvenuta durante la festa di San Matteo del 1953.

«A livello grafico, il motto è una novità», fa notare Giorgio Aldrighetti, 70 anni, di Chioggia, araldista di fama e dignitario pontificio. «Sia perché non è scritto su un cartiglio ma in campo aperto, sia perché il motto di solito non compare nello stemma dei papi».

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Lo stile dello scudo è semplice. Sul campo blu – il quale, specifica Aldrighetti, «è colore di solito associato alla Madonna» - si notano tre simboli. In alto, l’emblema della Compagnia di Gesù, dalla quale proviene Jorge Mario Bergoglio: anche questo (il sole con il monogramma HIS di San Bernardino) è un inedito assoluto nella storia papale. In basso sulla destra, il fiore di nardo richiama San Giuseppe, patrono universale della Chiesa: nella tradizione iconografica ispanica è raffigurato con un ramo di nardo in mano. 

La festa di San Giuseppe cade proprio domani. Sulla sinistra una stella a cinque punte, simbolo della Vergine Maria. «Maria è la stella del mattino», dice l’araldista chioggiotto, «ma il disegno mi ha sorpreso: a cinque raggi si era vista solo nello stemma di papa Luciani. Di solito, nell’araldica ecclesiastica, i raggi stellari sono otto, come le beatitudini. O al limite sei». La cosa davvero curiosa, per gli esperti della materia, è che la stella a cinque punte è una icona tipica della massoneria scozzese di rito antico ed accettato. «Avevo scritto alla segreteria di Stato per avvisarli», ricorda Aldrighetti. Ma, a giudicare dal disegno adottato, una preoccupazione di questo tipo dev’essere stata considerata fuori corso.

Quanto ai simboli della dignità pontificia che sormontano lo scudo, sono rimasti uguali a quelli scelti da Benedetto XVI. La mitria vescovile è rimasta al suo posto: il triregno, che pure resta un segno identificativo, è stato scartato anche stavolta. Non stupisce, per un papa che si è presentato da subito come «vescovo di Roma». «La mitria, per un araldista, richiama subito la tradizione anglicana», precisa Aldrighetti, «ma la polemica ormai è superata». Tanto più che, in versione vescovile, Francesco sta rapidamente guadagnando popolarità.

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