Governante condominiale, una Mary Poppins per tutti

Il nuovo microwelfare di condominio

18 Marzo Mar 2013 1600 18 marzo 2013 18 Marzo 2013 - 16:00

Si chiamano governanti e assistenti condominiali. Una specie di Mary Poppins tuttofare non per una sola famiglia, ma per l’intero palazzo. Possono portare e andare a prendere i bambini a scuola, consegnare i vestiti in lavanderia, fare la fila alla poste per pagare le bollette o fare la spesa per i condomini più anziani. Moderne “spicciafaccende”, previste dal nuovo contratto nazionale dei dipendenti condominiali, entrato in vigore lo scorso primo gennaio. Tate sì, ma per tutti. 

«È una condivisione dei costi e dei servizi», spiega Elisabetta Favale, amministratrice della onlus “Spazio cuore”, nata per fornire servizi di assistenza alle famiglie. Le assistenti condominiali si occupano dei compiti di tipo impiegatizio, una sorta di segreteria condominiale per il ritiro delle ricette mediche o dei referti e il pagamento delle bollette. Le governanti, invece, possono essere sia baby sitter per i bambini sia badanti per gli anziani. «Vorremmo far passare l’idea che il microwelfare condominiale possa essere condiviso, così come accade per la spesa alimentare con i gruppi di acquisto solidale». A usare queste figure, per ora, sono solo «tre o quattro condomini facoltosi di Milano». Ma, assicura Favale, «non si tratta di un servizio per ricchi».

Anzi: «Prendiamo il caso di colf e badanti regolarmente assunte part time: il costo, inclusi i contributi, si aggira intorno ai 700 euro al mese per famiglia», spiega Elisabetta Favale. Dividendo la spesa tra più persone, «il costo per una famiglia potrebbe quindi diminuire di 150/200 euro». Il nostro intento è «spostarci verso un’economia del noi. Abbiamo studiato il mercato e abbiamo visto quanto sia carente il welfare nel nostro Paese, soprattutto per le donne, schiacciate tra lavoro e famiglia. Per questo abbiamo puntato anche sui corsi di formazione, per offrire servizi qualificati ai nostri clienti». Eppure, continua, «c'è una certa reticenza a voler condividere, soprattutto per i servizi per la prima infanzia». 

A pagare, ovviamente, sono solo le famiglie che usufruiscono del lavoro della governante. A fine mese, nell’elenco delle spese, insieme alla bolletta della luce condominiale e della manutenzione del gas, si ritroveranno anche questa voce. In base al contratto, la retribuzione lorda minima (chiamato nel contratto «salario conglobato») per il 2013 è di 1.194,02 euro. Su orario di lavoro e mansioni, però, ci sono ancora parecchi dettagli da definire.

A “Spazio cuore” si fanno i colloqui e arrivano ogni giorno nuove richieste. Elisabetta e la sua socia, dopo molti anni passati a lavorare tra agenzie interinali e nei reparti di gestione del personale di grandi multinazionali, selezionano gli aspiranti. «Teniamo i rapporti con gli amministratori di condominio», racconta Elisabetta, «partecipiamo alle riunioni per capire quali sono le famiglie interessate e di cosa hanno bisogno e poi noi ci occupiamo sia delle pratiche di assunzione, sia delle sostituzioni in caso di ferie o malattia». In cambio di una piccola percentuale da parte dei condomini.

Una volta messo l’annuncio online, raccontano da “Spazio cuore”, le richieste sono state «numerosissime». In due ore «abbiamo avuto 120 risposte». A proporsi sono state soprattutto donne straniere. «Ma la novità è che ci sono anche molte italiane, disposte a fare lavori che fino a poco tempo fa non avrebbero voltuto fare», dice Elisabetta, «e pure molti uomini che in questo momento di crisi hanno perso il lavoro, persone in mobilità da grandi aziende che cercano di riciclarsi in questo modo, persone iperqualificate anche ultra 50enni». Certo, racconta Elisabetta Favale, «siamo ancora molto lontani dalla tagesmutter tedesca (assistenza domicialiare per i bambini, ndr), di cui esistono solo alcuni esempi in Trentino Alto Adige. Anche perché nei nostri condomini mancano ancora gli spazi comuni per poterlo fare». 

L’esperimento del welfare condominiale era già stato lanciato lo scorso anno dall’associazione dei proprietari immobiliari Confabitare. Il primo progetto è stato quello della spesa condivisa: a turno, un paio di volte alla settimana, alcuni volontari del palazzo o un incaricato dell’associazione vanno al Centro agroalimentare di bologna e comprano grossi quantitativi di frutta e verdura su ordinazione dei condomini. «Acquistando all’ingrosso, i costi della spesa si riducono fino al 50%», spiega Alberto Zanni, presidente di Confabitare.

L’altro progetto, poi, è quello della “badante condominiale”. Il riferimento, questa volta, è al nuovo contratto nazionale per colf e badanti. Questa figura, quindi, a differenza della governante, lavora per la singola famiglia e non per il condominio. «Sono molti gli inquilini anziani che hanno bisogno di assistenza», spiega Alberto Zanni, «ma alcuni necessitano di una persona solo per poche ore al giorno. In più molte famiglie non possono permettersi i costi di un assistente fisso». 

Come funziona? La badante di condominio è presente all’interno del palazzo per l’intero arco della giornata, dividendosi tra un pianerottolo e l’altro a seconda delle esigenze delle famiglie. Che, da parte loro, pagano una quota solo in base alle ore usufruite. «Alcune pagano soltanto 200 euro al mese, a fronte degli oltre mille che spenderebbero per una badante fissa, mantenendo il vantaggio della reperibilità costante», spiega Zanni. Al momento le badanti di condominio sono in tutto 45, tutte nella provincia di Bologna. «Il progetto sta andando bene», dice Zanni, «e ora lo esporteremo anche in altre parti d’Italia, da Torino a Reggio Calabria». 

Certo, le liti da riunioni condominiali sono proverbiali. Non è difficile immaginare che a dividersi tra le diverse richieste ed esigenze, governanti e badanti non avranno vita facile. Ma, tranquillizzano, il microwelfare condominiale potrebbe rendere più armoniosa anche la vita del palazzo. «Due i punti di forza del progetto: il risparmio sulla spesa e il contatto sociale che si crea tra gli abitanti del palazzo. Sono tantissimi i casi in cui gli inquilini non si conoscono tra loro pur abitando a pochi metri di distanza l’uno dall’altro».

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