«È come se Cipro fosse già fuori dall’eurozona»

Ieri sera nuovo downgrade dell’isola: per S&P ora è CCC

21 Marzo Mar 2013 1439 21 marzo 2013 21 Marzo 2013 - 14:39
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Messe Frankfurt

Dalla farsa alla tragedia. La crisi in cui è entrata Cipro si aggrava di giorno in giorno. A tal punto che pure l’Ue e la Banca centrale europea hanno perso la pazienza. La prima a perderla è stata la Bce guidata da Mario Draghi. Oggi è arrivato l’ultimatum per l’uso dell’Emergency liquidity assistance (Ela), il programma emergenziale di liquidità, erogata dalla banca centrale di Cipro alle banche del Paese in via straordinaria. Ma anche Bruxelles sta usando la voce grossa. «È come se di fatto Cipro fosse già fuori dall’eurozona. Anzi, dal punto di vista diplomatico forse lo è già». A dirlo è un alto funzionario della Commissione europea, sentito da Linkiesta. Parole pesanti, ma che testimoniano di quanto la situazione sia vicina al collasso.

Doveva essere quasi una passeggiata. Invece il salvataggio di Cipro si sta rivelando una tragedia. Servono 17 miliardi di euro in totale: una parte tramite un prestito, una parte tramite altri strumenti. L’idea dell’Eurogruppo era quella di fare un lavoro veloce, secco. I 10 miliardi di euro a disposizione di Cipro erano pronti. Bastava solo che il governo cipriota accettasse quello che lui stesso ha negoziato con la troika composta da Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale (Fmi). Peccato che si trattasse del prelievo forzoso sui depositi bancari degli istituti di credito ciprioti, il cui valore complessivo è di circa 68 miliardi di euro, al fine di raccoglierne 5,8, in modo da arrivare vicini alla fatidica cifra di 17 miliardi. La crisi è divampata sulla mancata esenzione dei piccoli risparmiatori. Il culmine si è raggiunto quando il Parlamento cipriota ha votato contro il memorandum of understanding definito nella notte fra venerdì e sabato scorsi con l’Eurogruppo. E la situazione è peggiorata dal momento in cui il governo guidato dal presidente Nicos Anastasiades ha mandato il ministro delle Finanze Michalis Sarris a trattare con Mosca per un pacchetto di aiuti. Nicosia ha chiesto un’estensione del prestito da 2,5 miliardi di euro di pochi mesi fa: vuole almeno 5 miliardi.

Cyprus Bank RunLa corsa dei ciprioti al prelievo è sempre più preoccupante

«È inaccettabile che Cipro come membro dell’Unione europea e dell’eurozona sia andata a negoziare con la Russia». Questo è ciò che dice a Linkiesta un alto funzionario europeo. Non solo. «I politici ciprioti sembra che ci prendano in giro, vogliono avere i soldi sia da noi sia da Mosca, ma non hanno capito quanto è grave la situazione», dice. Del resto, come ha ripetuto anche il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem esiste un rischio sistemico legato a Cipro, nonostante il Pil valga lo 0,2% dell’eurozona.

La visione di Dijsselbloem è quella condivisa dalla Commissione Ue e dalla Bce. Nel caso di un’escalation della crisi, è possibile che gli investitori perdano la poca fiducia riguadagnata grazie al celebre discorso di Mario Draghi dello scorso luglio, in cui disse che sarebbe stato fatto di tutto per preservare l’euro. I primi segnali di questa tendenza si sono già visti. Il fondo hedge Greylock, guidata da Hans Humes, ha reso noto ieri di aver chiuso il 75% delle posizioni aperte sui bond ciprioti. «Ci sono troppi rischi, Cipro potrebbe davvero uscire dall’eurozona», ha detto Humes. Dello stesso avviso sembra essere Brevan Howard, il più grande hedge fund europeo, che secondo fonti interne avrebbe dato ordine di uscire dagli investimenti su Cipro. Anche in questo caso la motivazione sarebbe la possibile uscita dall’area euro di Nicosia.

La minaccia di un’uscita dall’eurozona è reale. Come ha detto alla Reuters un altro funzionario europeo, sempre sotto anonimato, senza il piano di salvataggio da parte dell’Ue, il sistema bancario cipriota è a rischio collasso. Se così fosse, è possibile che la piccola isola del Mediterraneo sia costretta a tornare alla lira cipriota. Esistono però dei problemi. Il più importante di questi è che, secondo l’attuale legislazione, non si può uscire dall’euro. L’articolo 50 del Trattato di Lisbona disciplina infatti solo l’uscita dall’Unione europea e non dall’eurozona. Tuttavia, come spiega il funzionario europeo a Linkiesta, «diplomaticamente è come se fosse fuori perché le trattative con la Russia sono oltraggiose».

In tutto questo caos, le banche del Paese rimarranno chiuse fino al prossimo 26 marzo. E fin dalla prima mattina, come accade da ormai una settimana, si sono formate le code di fronte ai bancomat. Il problema è che, se fino a ieri erano assai contenute, oggi sono aumentate esponenzialmente. È per questo che l’Ue ha chiesto a Cipro di introdurre misure di controllo sui capitali. «Sono necessarie, se si vuole evitare il peggio», dice un altro funzionario Ue. Il rischio è che l’abisso in cui è piombata Cipro, e l’eurozona con essa, sia ancora più profondo di così.  

Intanto, in serata, è arrivato l’ennesimo downgrade di Cipro da parte di Standard & Poor’s. Il default disordinato, per S&P, si sta facendo sempre più probabile, viste le difficoltà di Nicosia di trovare una linea di aiuti che le permetta di rimanere in piedi. Così cipro è stata portata da CCC+ a CCC, con outlook negativo. Ora un solo gradino (CCC-) separa l’isola dalla D di default.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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