Quando anche i Grimm passavano per Bologna

Il racconto di uno scrittore alla Fiera del libro di Bologna

27 Marzo Mar 2013 1021 27 marzo 2013 27 Marzo 2013 - 10:21

A Bologna c’è piazza Costituzione. Non c’è via Articolo 1, nemmeno un vicolo, ma in quella piazza c’è la fiera e che si pensi al lavoro partendo da lì ha una sua logica niente male. Ed è vietato ai bambini e ai ragazzi, l’ingresso alla Fiera del libro per ragazzi e bambini: Children’s Book Fair, per farla internazionale. Tuttavia non se ne accorgono, all’entrata e all’uscita, che bambini e ragazzi vengono, vanno e ti sorridono, travestiti da adulti, da scrittori, editori, illustratori. Li scambiano per operatori di questo e di quello, purché sia a colori.

Son vent’anni che ci entro anch’io, in fiera, con i miei quattordici anni nel taschino, a salutar la primavera sfogliando pagine e margherite.
Barbara Schiaffino, oggi direttrice del mensile Andersen, rivista del settore che di più non si può, ricorda un divertente episodio accaduto anni addietro, un giorno in cui la fiera apriva i battenti il mattino di un primo di aprile.

Papà Gualtiero, autore dalla burla facile, aveva da un po’ messo in giro la voce del ritrovamento di un manoscritto originale delle fiabe dei fratelli Grimm, attribuito al terzo, oltre a Jakob e Wilhelm: la pecora nera della famiglia, fino ad allora ignoto ai più.

Si narrava che il testo fosse forte, scorbutico, esplicito, tanto che Wilhelm e Jakob lo rividero e corressero non poco, con matita rossa e blu, per renderlo leggibile ai marmocchi, vendibile agli editori e traducibile all’estero. 

Con una finta biografia del terzo Grimm, stralci di ricerche filologiche artefatte nella notte e brani del fantomatico manoscritto, arzigogolati al punto giusto, Gualtiero sorrideva sotto il baffone, mentre Barbarella vedeva fior di editori, venuti dal mondo intero, affacciarsi incuriositi allo stand con la mezza intenzione di accaparrarsi i diritti della straordinaria scoperta, per vedersi accolti con un pesce d’aprile e una pacca sulle spalle.

Vien da chiedersi quanti ignoti fratelli Grimm transitino e siano transitati tra gli stand, da cinquant’anni in qua, senza che qualcuno, a parte Barbara, se ne accorgesse. E chissà quanti altri addetti ai lavori, con il naso accartocciato in un contratto, son passati accanto al Rodari Gianni senza riconoscerlo, uscito da una filastrocca per farsi un giro in fiera. O a Pinin Carpi, con la sua fantasia un po’ arancione e un po’ blu...

Compagno di penna di tutti questi eroi, per noi che eravamo bambini e ragazzi già allora, è Mino Milani, fresco dei suoi ottanta e più anni, che tante ne ha viste e altrettante raccontate. Non c’era la fiera, quand’era bambino lui, ma c’era lui, eccome, quando la fiera era bambina, e il suo Tommy River già cavalcava da un po’.

E racconta, Mino, che incontravano nugoli di scolaretti, lui e Rodari, compagni di mille pagine e mille nottate al Corriere dei Piccoli. E alla domanda del perché mai scrivesse, rispondeva quasi imbarazzato che lo faceva perché gli piaceva, perché aveva tanto da raccontare e, tutto sommato, pure un po’ perché gli riusciva bene. E Gianni, lì accanto, annuiva senza aggiungere alcunché. Che poi i due abbiano lasciato il loro segno indelebile nelle infanzie di molti di noi pareva più una conseguenza che un obiettivo.

Ne deve avere un baule pieno, di segni indelebili e ricordi sfumati, Luigi Spagnol, che da ragazzo leggeva Salgari ed è oggi editore di tanti dei maggiori successi di questi anni, ma preferisce lasciare i suoi eroi sullo scaffale per far posto a un nome e a dirlo il suo sguardo si fa sorridente e grato: Donatella Ziliotto, senza la quale l’editoria per ragazzi non sarebbe stata e non sarebbe la stessa cosa.

Donatella che fa rima con Pippi Calzelunghe, anche se non sembra, e solo a dir questo vien da alzarsi in piedi e applaudire. Ricorda, Luigi, come il fiuto di Donatella lo conducesse tra le pagine più belle e frizzanti, come quando, sull’autobus dalla fiera al centro città, cominciò la privilegiata lettura dell’inedito di Matilde, di quel genio d’un Roald Dahl che, guarda un po’, pure lui in qualche modo fa rima con Donatella.

Non c’è Pippi né Matilde, oggi, a spasso lungo i padiglioni, ma c’è la giovane Elisabetta, come mille altri ragazzi alla loro prima fiera: ha più disegni nel portfolio che anni sulle spalle ed è tra i tanti in fila presso questo o quello stand, in attesa di cinque minuti di attenzione, di un consiglio e una parola di incoraggiamento. Ha lasciato anche lei, sul muro variopinto dell’ingresso, tra le mille degli altri, tracce dei suoi disegni appese qua e là, con tanto di nome scritto per bene e un indirizzo dove farsi trovare, che non si sa mai.

E l’aria della fiera si spera soffi a favore, che qualcuno scopra nel tuo tratto un segno che piace e tra le tue righe una trovata intrigante. Si passa, si sbircia, si aspetta, si spera, si prova e, chissà, magari si trova pure mezzo lavoro: quel lavoro di cui parla la Costituzione della piazza che ti aspetta là fuori, con il suo bell’Articolo 1 senza vicoli né vie, ma con una strada per ognuno, da trovare e da percorrere, che per qualcuno, hai visto mai, parte proprio da qua.

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