Il Bhutan fa felici Grillo e i saggi di Napolitano

Dal Pil alla Felicità Nazionale Lorda in vigore nel piccolo paese asiatico

Bhutan
1 Aprile Apr 2013 0800 01 aprile 2013 1 Aprile 2013 - 08:00

Il minimo comune denominatore tra il Movimento 5 Stelle e i Saggi del Presidente esiste. Basta cercarlo. È il Bes, il nuovo indicatore del Benessere equo e sostenibile, che il "neo saggio" Enrico Giovannini ha messo a punto all’Istat e con cui anche Beppe Grillo vorrebbe misurare il benessere da garantire alle generazioni future. Un indicatore ispirato a quel che che succede molto lontano dall'Italia, precisamente nel Bhutan, dove la Gross National Happiness (Felicità Nazionale Lorda, Fnl) è utilizzata dal 1972. Il bello è che nella Terra del Tuono le elezioni le hanno scoperte soltanto nel 2008. Che la democrazia parlamentare sia come i soldi: nessuna dei due dà la felicità?

Con tutte le elezioni e i referendum che si svolgono ogni anno nel mondo, pochi si accorgeranno che il 23 aprile il Bhutan si recherà alle urne per eleggere 20 dei 25 membri del Consiglio nazionale (il ramo alto del Parlamento). Si replica in estate (la data è ancora da fissare) per l’Assemblea nazionale, il ramo più importante. Va rinnovato il primo Parlamento, eletto a marzo di cinque anni fa nell’entusiasmo dei neofiti: quasi 80% di partecipazione, malgrado qualche episodio di violenza durante la campagna e soprattutto la difficoltà per molti votanti di recarsi alle urne, in un paese di montagna dalle infrastrutture scadenti. Doveva essere una contesa all’ultima scheda scrutinata tra i due partiti in lizza, invece vinse a mani basse il Druk Phuensum Tshogpa (Dpt) – 45 seggi su 47 all’Assemblea – e ai democrats del Pdp non restò che leccarsi le ferite.

In realtà di democratizzazione in Bhutan si iniziò a parlare nel 1953, quando il Re Jigme Dorji Wangchuck mise in piedi un’Assemblea con 130 membri – da lui stesso scelti. Quarantacinque anni più tardi fu il turno del figlio, Jigme Singye Wangchuck, l’inventore del Fnl, che acconsentì a esercitare il potere insieme all’Assemblea e al Consiglio dei ministri, e non più da solo. Nel 2001 un gruppo di tecnocrati iniziò a redigere una Costituzione, nel 2007 furono autorizzati i partiti e dopo le elezioni del 2008 arrivò pure il momento di applicare la Costituzione. Nel frattempo era cambiato il Druk Gyalpo, essendo arrivato al trono Jigme Khesar Namgyel, figlio di Jigme Singye Wangchuck. Che continua a nominare il 20% dei parlamentari.

L’immagine da Shangri-La del Bhutan ha due componenti. Sperduto tra le montagne dell’Himalaya orientale, è un paese dalla natura imponente e ancora quasi incontaminata: ¾ del territorio è coperto da foreste e l’unica industria, e principale fonte di valuta, è quella idroelettrica. In più la fama dei suoi monarchi così lungimiranti da massimizzare la felicità dei propri sudditi fa miracoli nel promuovere il Bhutan. Che per non vedersi sommerso dai turisti fa pagare a caro prezzo l’accesso a tanto idilliaco paese – 250 dollari al giorno.

Scavando un poco viene fuori però che in quanto a intrusività e paternalismo è difficile fare molto meglio che la famiglia reale e l’aristocrazia Ngalong. Sono solo 40 anni che la radio funziona e addirittura per TV e Internet c’è stato bisogno di aspettare il 1999. Dopo anni in cui veniva pubblicato un solo giornale, i media sono stati liberalizzati nel 2006 e ormai ce ne sono una dozzina. Che dipendono quasi esclusivamente dalla generosità del governo, che rappresenta l’80% degli investimenti pubblicitari.

Anche i termini d’ingaggio democratico li ha decisi a tavolino la monarchia, timorosa probabilmente di fare la fine della casa regnante nepalese, che a furia di rinviare il redde rationem con la storia ha finito col perdere quasi tutto nel 2006, salvo lasciare il paese in preda al caos in cui tuttora si dibatte. In un paese in cui l’analfabetismo è la regola, la laurea è obbligatoria per sedere in Parlamento – alla faccia dell’abolizione del valore legale del titolo di studio! A credito dei Re, devono andare in pensione a 65 anni – giusto l’età in cui in Italia di solito s’inizia a contare qualcosa – e possono essere mandati a casa col voto di ⅔ del Parlamento.

Il vero limite della democrazia del Bhutan è però che una parte importante della popolazione vive quasi ai margini della vita nazionale. Percependo una minaccia politica, demografica e culturale da parte dei Lhotshampa, la comunità etnica nepalese del Sud, l’élite di palazzo lanciò una campagna di Bhutanizzazione negli anni 70. Una legislazione draconiana della cittadinanza e dei matrimoni ha reso la vita quasi impossibile ai Lhotshampas, classificati come “immigrati illegali” nel Censimento del 1988, espulsi nei primi anni 90 e privati del diritto di voto nel 2008 a causa del loro status da rifugiati.

La popolazione sembra felice, o quantomeno contenta del fatto che il Bhutan è conosciuto come il paese della felicità. Ma la democrazia è a sovranità limitata e tale rimarrà fino a che lo stato rappresenterà soltanto le élite istruite che parlano lo Dzongkha. Il paradosso è che la questione etnica ufficialmente non esiste e che la legge elettorale non permette di parlarne. Nove candidati di madrelingua nepalese sono stati eletti nel 2008, un numero ancora modesto e che non dovrebbe aumentare.

In più in Bhutan non devono aver sentito dire che la decrescita fa la felicità e le autorità vogliono più turisti – 100 mila quest’anno se possibile – e più soldi. Asserragliato sulle montagne che dominano la Valle del Paro, il monastero del Nido della Tigre ambisce a diventare una destinazione classica per chi ama l’Asia del Sud. Tanto che Druk Air ha recentemente aggiunto un aereo italo-francese, un ATR 42-500, alla sua flotta. Una scelta in linea con lo statuto di Druk Holdings and Investments, l’Iri di Thimphu, la capitale, cui la famiglia reale ha trasferito nel 2007 tutte le sue proprietà con l’obiettivo di «accelerare lo sviluppo socio-economico per raggiungere gli obiettivi della Fnl per il nostro popolo».

E le elezioni? Ci saranno ben cinque partiti questa volta, anche se i nuovi si lamentano per la difficoltà di farsi conoscere, dato che il Dpt ha bloccato il finanziamento pubblico, e di trovare candidati, visto che la maggior parte dei laureati sono dipendenti pubblici e non possono svolgere attività politica (apparentemente, neanche i magistrati). Dunque meno gente andrà a votare, soprattutto al secondo turno che cade nella stagione dei monsoni, e vincerà ancora il Dpt, con un margine meno impressionante. Ma dovrebbe cavarsela per formare un nuovo governo. Tutti felici e contenti, ovviamente. Così tanto da diventare un modello per altri paesi...

 

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