Allarme dell’Europa: Alba Dorata è sempre più violenta

A quasi un anno dalle elezioni in Grecia

Alba Dorata
5 Maggio Mag 2013 0611 05 maggio 2013 5 Maggio 2013 - 06:11
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In un’intervista al magazine Impulse del 24 aprile, il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble non aveva mostrato alcun dubbio: «La politica dei salvataggi a livello europeo funziona, e la Grecia ne è un esempio. L’anno scorso la Grecia ha avuto un deficit inferiore a quello previsto, ha aumentato le esportazioni e la disoccupazione è calata». In realtà, la disoccupazione ha raggiunto il 27,2%, un livello triplicato dal 2009. Il 26 aprile il Parlamento ha approvato l’ennesimo pacchetto di misure d’austerità (il quarto dall’inizio della crisi) che prevede, tra le altre cose, 15mila licenziamenti nel settore pubblico e l’abbassamento del salario minimo a 490 euro al mese. In tutto ciò, la violenza dei neonazisti di Alba Dorata – ormai la terza forza politica del Paese, come indicano diversi sondaggi – sta raggiungendo picchi sempre più acuti.

Qualche giorno fa il partito di Nikos Michaloliakos aveva manifestato l’intenzione di donare il cibo (rigorosamente solo ai greci, come già successo durante l’estate del 2012) in piazza Syntagma, la piazza centrale di Atene, sfidando il divieto del sindaco socialista Giorgos Kaminis. Quest’ultimo aveva perentoriamente dichiarato: «La città di Atene considera illegale questa iniziativa e prenderà tutte le misure necessarie affinché non si svolga». Il 2 maggio 2013, tuttavia, gli estremisti di destra si sono presentati ugualmente per distribuire tonnellate di patate, carne e altri alimenti. Dopo alcuni momenti di tensione, la polizia antisommossa ha usato spray al peperoncino e lacrimogeni per disperdere l’assembramento di Alba Dorata.

 

 

Qualche ora dopo, nei pressi della stazione dei treni di Larissis (Atene) Giorgios Germenis – deputato neonazista nonché bassista della band death metal Naer Mataron – si è presentato ad un evento di solidarietà in cui partecipava il sindaco e ha provato ad aggredire fisicamente Kaminis. Nella concitazione Germenis ha tirato un pugno, ferendo lievemente una ragazzina di 12 anni, e persino cercato di estrarre una pistola. Solo l’intervento delle guardie del corpo del sindaco ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. 

 

 

Kaminis, che ha confermato il tentato agguato alla radio Vima FM, ha immediatamente presentato denuncia, aggiungendo che «l’unico linguaggio conosciuto da queste persone è quello della violenza». I fatti degli ultimi mesi, del resto, non sembrano dargli torto. Il 30 aprile una ragazza di 23 anni è morta a causa delle percosse inflittegli dal fidanzato, un membro 25enne di Alba Dorata che la scorsa estate era già stato arrestato per un’aggressione a sei militanti del KKE (il Partito Comunista greco).

Il 23 aprile due estremisti con magliette di Alba Dorata hanno picchiato selvaggiamente un ragazzo a Monastiraki (nel pieno centro di Atene), colpevole di essere intervenuto mentre i due molestavano un migrante originario del Pakistan. «Perché lo picchiate e lo spingete?», ha chiesto il ragazzo ai neonazisti. Prima di avventarsi sul malcapitato con un manico di scopa, la loro risposta è stata questa: «Vuoi che domani si scopino tua figlia?». Lo scorso 3 aprile Gulam Hossein, venditore di ciambelle al mercatino di Kolonòs (Atene), è stato aggredito da un gruppo di neonazisti. Uno di loro l’aveva già minacciato in passato: «Sono di Alba Dorata, e cacceremo via tutti gli sporchi stranieri dal nostro Paese».

Le intimidazioni di Alba Dorata sono arrivate anche dentro gli ospedali. Le ronde negli ospedali sono iniziate mesi fa. Il 6 febbraio 2013 una trentina di membri di Alba Dorata, grazie alla complicità della direttrice della struttura, aveva invaso l’ospedale di Tripoli presentandosi con divise militari e bastoni. L’obiettivo era quello di identificare e cacciare dall’ospedale i migranti irregolari che lavoravano come infermieri privati. Durante l’irruzione, i neonazisti hanno cominciato a interrogare chiunque si trovasse nelle stanze dei pazienti, e non appena s’imbattevano in un immigrato lo costringevano a esibire i documenti. Il blitz si è concluso con «l’espulsione» violenta di quattro persone. Il 24 aprile due gruppi di estremisti, con tanto di caschi e mazze, hanno fatto irruzione nell’ospedale di Nikaia (sempre Atene) e cominciato a fotografare le stanze dei pazienti prima di essere cacciati da medici e infermieri. Il dottor Panos Papanicolaou ha dichiarato alla stampa locale che «i dipendenti dell’ospedale hanno reagito prontamente, ma le caratteristiche di questa irruzione sono molto preoccupanti. Stare fuori dall’ospedale e consegnare volantini è diverso dall’entrarci dentro con caschi e mazze».

Il 9 aprile Alba Dorata ha tentato un altro raid nell’ospedale di Kalamata, sempre con l’intenzione di espellere i lavoratori stranieri. Il manipolo di estremisti, guidati dal deputato Dimitris Koukoutsis, è arrivato in ospedale verso le 10 di sera imbattendosi in gruppo di rom che aveva portato un ventiduenne al pronto soccorso. Quest’ultimi, terrorizzati dal fatto di trovarsi davanti i neonazisti, aveva subito allertato la polizia. Koukoutsis ha negato ogni intento violento nei confronti dei rom. Al contempo, però, ha dichiarato alla stampa che Alba Dorata «non li tratterà come cittadini normali finché non la smetteranno con la delinquenza» aggiungendo anche di non credere che ciò sia possibile poiché «gli zingari la criminalità ce l’hanno nel Dna».

Le attività palesemente illegali del partito e l’intensità della violenza urbana hanno attirato l’attenzione del Consiglio d’Europa, che tra la fine di gennaio e il primo febbraio ha inviato in Grecia il Commissario per i diritti umani Nils Muiznieks. Nel rapporto pubblicato ad aprile, il Commissario si è detto estremamente preoccupato per il «clima xenofobo» e i numerosi «atti razzisti» effettuati dai neonazisti, ed è arrivato ad auspicare non solo «sanzioni», ma addirittura la «messa al bando» del partito.

Le autorità greche, tuttavia, hanno un atteggiamento molto più conciliante nei confronti della formazione estremista. Diverse inchieste giornalistiche hanno portato alla luce la profonda penetrazione di Alba Dorata nelle forze dell’ordine greche. La circostanza è stata confermata anche da un funzionario di polizia, che al Guardian ha raccontato come l’infiltrazione di Alba Dorata all’interno della polizia ormai operi «su diversi livelli». La colpa, secondo il funzionario, è da addossare ai governi e ai vertici di polizia, che hanno sistematicamente ignorato le «sacche di fascismo» (la cui esistenza era stata denunciata già nel 1998 dall’allora Ministro dell’Ordine Pubblico, il socialista Georgios Romaios) esistenti nella polizia per potersene servire contro la sinistra greca o i manifestanti. Il funzionario, inoltre, ha accusato l’esecutivo di aver abbandonato gli agenti di polizia, indebolendoli e creando le condizioni per l’infiltrazione: «Questi poliziotti si sentono disprezzati e isolati. Sono mal pagati, lavorano in condizioni pessime e cercano del supporto». E finora l’hanno trovato – o hanno voluto trovarlo – solo presso la comunità neonazista.

Le cose non cambiano nemmeno a livello giudiziario. La normativa anti-razzista del 2008, che prevede pene piuttosto severe per i «crimini d’odio», non è mai stata applicata. Secondo la rivista Unfollow, il motivo di questa riluttanza a perseguire tali reati nei tribunali sarebbe politica: «Un’indagine cautelare e preventiva contro Alba Dorata per reati d’odio a sfondo razzista potrebbe danneggiare la campagna elettorale dei “grandi partiti” che hanno utilizzato a lungo la carta della xenofobia».

Il 7 marzo 2013 il deputato neonazista Ilias Kasidiaris – noto alle cronache per aver aggredito in diretta tv la deputata comunista Liana Kanelli – è stato assolto dalle accuse di aver partecipato, nel 2007, al pestaggio di uno studente fuori dal Politecnico di Atene. In tribunale il clima era tutt’altro che disteso: stando alla cronaca del quotidiano Eleftherotypia, sin dalle 7.30 di mattina Alba Dorata aveva occupato l’aula «per creare un clima favorevole a Kasidiaris e influenzare testimoni e giudici».

La “folle tolleranza”, come la definisce Unfollow, della giustizia nei confronti di Alba Dorata lascia pertanto intravedere un «un sistema politico che desidera mantenere Alba Dorata nei limiti della legalità» – una discutibile «legalità» che, al contrario delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa, «nessun tribunale, fino ad ora, sembra disposto a mettere in discussione».  

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