L'America nera ha ancora paura per la sua pelle

A 50 anni dal discorso "I have a dream"

Obama2
20 Luglio Lug 2013 1057 20 luglio 2013 20 Luglio 2013 - 10:57

WASHINGTON – L’odore degli hot dog affumicati con il chili piccante arriva come una fiammata nel retrobottega del Ben’s Chili Bowl, uno dei pochi locali sopravvissuti ai tumulti del ’68 che incendiarono la capitale degli Stati Uniti dopo la morte di Martin Luther King Jr..Ma Robin Marcus, qualche filo grigio nei capelli neri e braccia nervose, non ha fame. «A volte vinciamo, ma alla fine perdiamo sempre», dice Marcus, docente afroamericana alla George Washington University e madre di tre figli, dei quali uno ha prestato servizio in Iraq.

La recente assoluzione di George Zimmerman, il vigilante metà-ispanico che lo scorso anno uccise il 17enne disarmato afroamericano Trayvon Martin, suscita inquietudini unanimi tra gli studenti bianchi, neri, asiatici e ispanici riuniti per una insolita lezione di storia in questo locale simbolo della Black Broadway, come era conosciuta U Street quando ci si andava a sentire Ella Fitzgerald, Duke Ellington e Miles Davis. «Se la discriminazione razziale è ancora un problema in America? Assolutamente sì», dice Noah, un giovane dai lineamenti asiatici seduto ai tavoli in linoleum del ristorante fondato nel 1958 da Ben Ali, un immigrato di Trinidad che studiava ad Harvard ma fece fortuna con i “chilidog” a Chocolate City, la città piu nera d’America.

Fotod

Mezzo secolo dopo la marcia su Washington di Luther King, che quest’anno sarà ricordata in una manifestazione il 24 agosto, il fantasma del razzismo agita ancora la comunità afroamericana e diventa più visibile in citta’ come Washington, dove circa la metà della popolazione è nera contro il 13% della media nazionale. «Puoi nascondere di essere gay, ma non puoi fuggire al colore della tua pelle», dice la professoressa Marcus, dichiarando il suo disagio per come in America puoi essere fermato dalla polizia anche solo per la tua razza e di come i suoi figli devono girare nei negozi con le mani bene in vista.

«Trayvon Martin è stato preso di mira perchè appariva giusto appena un po’ sospetto», dice Bernard Demczuk, docente di storia afroamericana alla George Washington University e principale relatore della lezione di storia dei diritti civili al Ben’s Chili Bowl. Sebbene la schiavitù sia stata abolita quasi 150 anni fa e la maggioranza degli afroamericani affermi che le relazioni tra bianchi e neri sono molto o abbastanza buone, più di quattro afroamericani su 10 denunciano ancora “molta discriminazione” contro i neri, secondo un sondaggio del Pew Research Center del 2009. Lo stesso presidente Obama è intervenuto apertamente sul problema venerdì, dicendo che «il razzismo non è ancora finito» in America ma le nuove generazioni hanno fatto progressi e il paese deve marciare più unito. «Ci sono pochi afroamericani che non hanno avuto l’esperienza di camminare per la strada e sentire scattare le serrature delle auto. E successo a me – almeno prima che diventassi senatore», ha detto Obama, aggiungendo che Trayvon Martin sarebbe potuto essere non solo suo figlio, ma come lui 35 anni fa.

Fotoa

L’omicidio di Trayvon Martin, a cui si aggiungono le recenti polemiche sulle dichiarazioni razziste della celebrity chef Paula Deen e le controverse decisioni della Corte Suprema in materia di diritto di voto e l'ammissione all'università, ha portato in superficie le fratture di una società in profonda trasformazione dove una nuova geografia sta ridisegnando i centri di influenza economica e le tendenze di voto. Nel 2050, infatti, gli Stati Uniti sono destinati a diventare un paese di minoranze etniche, con l’attuale maggioranza bianca in calo al 47%, gli ispanici e gli asiatici rispettivamente in salita al 29% e 9%, e i neri pressochè fermi intorno al 13%, secondo una ricerca Pew.

Questa evoluzione sociale, dove può anche accadere che la delinquenza si accompagni all’emarginazione alimentando paure e sospetti, sembra scritta sui muri del Ben’s Chili Bowl, tra i quali oggi i turisti chiedono un autografo sui menu di carta ma dove negli anni 70 i drogati e le prostitute di U Street facevano la fila guardati a vista dalla polizia. La famiglia Ali, che oggi spedisce i suoi hot dog congelati fino in Alaska, celebrerà 55 anni di attività ad agosto, a pochi giorni dalla marcia che ricorderà il sogno di Martin Luther King, e aprirà un nuovo locale in primavera in un altro quartiere “gentrificato” di Washington dove si va ad ascoltare la musica ma dove nei vicoli non ci si addentra da soli.

Fotoc

«Qui non è più come nel '63, ma c’è ancora tanta strada da fare», dice Nizam Ali, che con i fratelli e la madre Virginia gestisce il locale color ocra che si vanta di dare ospitalità sia a giudici in carriera che a uomini alla deriva e di dare credito solo a due clienti: l’attore Bill Cosby e Obama, che una foto ritrae nel 2009 mentre si cimenta con un “half smoke”. «Qui nel ‘63 gli autobus che andavano verso la comunità nera costavano di più di quelli che andavano nei quartieri bianchi. Abbiamo fatto grandi passi avanti la ma battaglia non è finita...», conclude il professore Demczuk, prima di mangiare un hot dog con tale precisione da esperto da averci scritto sopra addirittura un manuale.

Fotob

Potrebbe interessarti anche