Lo "strike" riluttante di Obama in Medio Oriente

Venti di guerra in Siria

Navi Usa Suez
26 Agosto Ago 2013 0800 26 agosto 2013 26 Agosto 2013 - 08:00

Mentre crescono i venti di guerra intorno alla Siria, la politica di Washington in Medio Oriente potrebbe rivelarsi un inaspettato, improvviso e improbabile successo, con un cambiamento di prospettive radicale fino a poco tempo fa. Barack Obama è stato criticato in maniera durissima per la sua politica verso i paesi arabi e l’Iran. L’Occidente aveva assistito alla deriva turca ed egiziana verso l’Islamismo autoritario, agli sviluppi della bomba iraniana, ai litigi della Casa Bianca con il governo d’Israele, ad Assad in Siria che dominava la situazione – sullo sfondo di una Russia che conquistava potere e consensi.

Poi, tutto sembra poter cambiare. La Russia è in ritirata. Gli islamisti sono in rotta tra Ankara e il Cairo. Assad è sempre più solo, e si parla di un intervento militare imminente da parte di forze americane ed europee. L’Iran è meno aggressivo sul fronte nucleare – anche se potrebbe trattarsi solo di marketing. Da parte di Hamas, i lanci di razzi contro Israele si sono ridotti quasi del tutto.

Come è stato possibile tutto questo? La situazione di partenza può essere scomposta in una serie di capitoli strategici collegati.

1) L’obbiettivo della Russia è quello di conservare un ruolo in Medio Oriente, influenzando il processo di pace tra Israele e Palestina. È sempre stato così dal 1948. I russi non hanno mai avuto bisogno del petrolio del Medio Oriente, e se ne hanno importato qualche barile era per rivenderlo raffinato al Medio Oriente stesso, o per commerciarlo all’estero in suo conto. Lo scopo di Mosca è sempre stato conservare una presenza nel quadrante per disturbare l’approvvigionamento occidentale. In questo senso, Israele è come Berlino Est durante la Guerra Fredda. Kruscev parlava di Berlino Est come delle “palle dell’Occidente”: “ogni volta che voglio far urlare l’Occidente, gli strizzo le palle”. La stessa cosa viene fatta dalla Russia in Medio Oriente con Israele. Da parte degli Stati Uniti, “Israele è la più grande portaerei americana al mondo, che non può essere affondata, non ha neanche un soldato americano a bordo, ed è situata in una zona critica per la sicurezza americana” (Alexander Haig, Segretario di Stato di Ronald Reagan dal 1981 al 1982).

2) Altro obbiettivo del Cremlino è quello di preservare la base navale siriana di Tartus, che è l’unico porto militare che i russi hanno sul Mediterraneo. Qui possono rifornire e manutenere le navi che pattugliano uno snodo critico per il commercio di petrolio russo dal Mar Nero, cioè lo stretto dei Dardanelli. Non a caso, durante la crisi mediorientale del 1946, come condizione per richiamare l’Armata Rossa dall’Iran, Stalin chiese il controllo dello Stretto. Attualmente per i russi è importante presidiare anche i nuovi campi di gas dislocati tra le coste israeliane e l’isola di Cipro.

3) Per perseguire questi due obbiettivi (influenzare il processo di pace e controllare Tartus), i russi hanno storicamente fatto leva sulla “mezzaluna sciita”. Le due principali confessioni musulmane in cui si può ordinare il Medio Oriente sono due: i sunniti e gli sciiti. Gli sciiti sono la maggioranza in Iran. Sono anche presenti in Iraq, e il clan degli Assad in Siria fa parte di una setta sciita, gli Alawiti. La Russia ha sempre sostenuto militarmente e finanziariamente questa fascia, che ha come vertice ultimo l’organizzazione terroristica di Hezbollah nel Libano meridionale. Hezbollah, grazie all’interessamento d’Iran e Russia, dispone attualmente di tecnologie militari avanzate come droni (che già hanno sorvolato Israele) e missili di lunga gittata, in grado di colpire tutto il territorio israeliano.

Shia

4) La Russia e l’Iran sono riusciti anche a sostenere le attività terroristiche di Hamas nella Striscia di Gaza, recapitando armi tramite canali sudanesi ed egiziani.

Mubarak in Egitto era una presenza importante per gli Stati Uniti, perché riusciva a contenere l’espansione delle mire politiche di Hamas (la Striscia di Gaza confina con l’Egitto). Perdere l’Egitto per mano della Fratellanza musulmana (da molti definito un partito islamico-fascista) è stato catastrofico per i russi, anche perché Hamas a Gaza è essa stessa emanazione politica della Fratellanza. La Russia aveva la possibilità d’incrementare la pressione su Israele tramite quest’organizzazione. 

Anche a Nord del quadrante, la Russia stava tentando un collegamento più stretto con il partito islamico conservatore AKP del premier Recep Tayyip Erdogan. Per quanto wikipedia elenchi almeno tredici guerre che hanno opposto Russia e Turchia a partire dal sedicesimo secolo, un nuovo paradigma diplomatico – basato anche sulle rotte energetiche dalla Russia all’Europa, passanti per la Turchia – sembrava aprire nuove prospettive. Nel frattempo, Erdogan si è dilettato a sostenere attivisti pro-Hamas che hanno provato a forzare il blocco navale israeliano su Gaza, creando una crisi diplomatica tuttora irrisolta.

Così, tra Hamas e Tuchia, la “tenaglia russa” sarebbe stata completa: Hamas e i turchi sono sunniti, e facevano pressione su Gaza. A Nord Hezbollah, apice della mezzaluna sciita, faceva pressione dal Libano. Se Assad avesse vinto in Siria, sconfiggendo la rivolta sunnita e islamista, la Russia avrebbe così rinsaldato il suo potere e avrebbe goduto di leve in grado di influenzare il Medio Oriente, con un potere senza precedenti.

Poi, però, in Egitto c’è stato il colpo di Stato e i Fratelli musulmani sono stati invitati a prendere la porta delle prigioni o la via della “latitanza”. Il collegamento tra Russia-Iran e Hamas si è interrotto, visto che i militari non possono accettare il rinforzarsi di un’organizzazione politica così pericolosa per loro, in grado anche di proteggere Fratelli musulmani in esilio. In Turchia, Erdogan sta perdendo sostegno politico – soprattutto all’interno stesso del suo partito – e l’epoca delle grandi azioni politiche nel mondo arabo sta volgendo al termine. Non ultimo, per Erdogan è stato devastante il fatto che Israele rappresenti l’unico mercato esportativo in espansione per la Turchia in tutta la regione, nonostante tutto il berciare di Ankara contro il paese ebraico.

In via di risoluzione il nodo di Egitto, Gaza e Hamas, ora per gli Usa sarà possibile concentrarsi sulla Siria – hanno chiuso un fronte strategico per affrontarne un altro. Si parla ormai di un intervento militare contro Damasco, e in queste ore Obama sta incontrando rappresentanti di altri membri del Consiglio di Sicurezza e degli alleati. È scontato che Cina e Russia porranno il veto a qualsiasi operazione, ed è per questo che l’idea di Obama potrebbe anche avere "solo" un valore diplomatico: vuole “chiamare il bluff” di Mosca.

Perché al Cremlino è rimasto solo da bluffare. Non ha più appigli strategici, a parte la resistenza a Damasco. Si prenda l’Egitto: il limite americano è ideologico, visto che non possono appoggiare apertamente i militari, date le politiche sanguinarie impiegate per spazzar via le fazioni islamiste. A questo punto gli Usa, già malvisti dagli islamisti, si sono inimicati anche le classi laiche del paese. La Russia è intervenuta per appoggiare i militari, ma è una mossa che non sta in piedi. I militari preferiranno l’appoggio saudita – già offerto, visto che i sauditi si oppongono a forme di islam “democratico” come quella proposta dai Fratelli. La scelta tra Russia e Arabia Saudita è un aut-aut, visto che Riad e Mosca si odiano (i russi amano incrementare la produzione di petrolio ogni volta che l’OPEC taglia, e i sauditi non amano che si sostenga il nemico storico e culturale dell’Iran).

La risposta russa è arrivata tramite un estemporaneo lancio di quattro razzi dal Libano meridionale al territorio israeliano. È da escludere che Hezbollah, responsabile dell’iniziativa, si sia mossa senza il benestare russo-iraniano. Così, i russi hanno fatto presente che – pur essendosi interrotta la minaccia da Gaza, al Sud – il Nord è ancora un pericolo. 

Ma in generale il quadro, per la Russia, è peggiorato irreversibilmente. Anche se per Obama resta un grande problema ideologico: gli Stati Uniti devono tornare ad appoggiare le dittature. Per i conservatori, questo non è un problema: ha scritto Charles Krauthammer che il destino certo dei Fratelli in Egitto sarebbe stato fare come Hamas, cioè la dittatura “one-man-one-vote-one-time”. In realtà, il problema ideologico non dovrebbe esistere neanche per i democratici. Franklin Delano Roosevelt, grande democratico, appoggiò il dittatore del Nicaragua Anastasio Somoza. Si racconta che FDR dicesse di lui: “Somoza may be a son of a bitch, but he is our son of a bitch”. I vecchi sistemi, alle volte, sono i migliori. 

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