Addio automobili, non ci servite più

Tramonto di uno status symbol

Auto Germania
7 Settembre Set 2013 1832 07 settembre 2013 7 Settembre 2013 - 18:32

Sebastian Schmidt è un musicista berlinese di 35 anni. Il suo lavoro, come batterista, lo obbliga a muoversi continuamente, tanto in città come fuori. Eppure, secondo quanto racconta, da anni a questa parte ha rinunciato all’automobile. «È una decisione molto consapevole», spiega, «sono troppo rare le volte in cui davvero ho bisogno di un veicolo e possederne uno è semplicemente troppo caro. Può accadere al massimo in cinque occasioni al mese. In questi casi ho varie opzioni: taxi, car sharing, o chiedere un’auto in prestito ad amici».

Schmidt appartiene a una maggioranza tra i suoi coetanei tedeschi. In Germania, patria di Volkswagen e Mercedes, dove l’industria automobilistica continua ad essere un pilastro portante dell’economia, una tendenza si sta confermando con forza: i cittadini con meno di 40 anni danno sempre meno importanza al fatto di possedere un veicolo proprio. Nelle loro scale di valori riguardo agli oggetti di uso comune si impongono smartphone e biciclette. I dati inquadrano una società che si muove verso il futuro e che obbliga l’industria di settore a ripensare i suoi modelli.

Secondo dati del Collaborating Center on Sustainable Consumption and Production (CSCP), citati anche da Der Spiegel, l’età media degli acquirenti di auto in Germania è aumentata, dai 46 anni nel 1995 ai 52 di oggi. A Berlino, il 46 per cento degli abitanti non possiedono un’auto di proprietà. A Monaco, la maggior parte di chi la possiede, non la usa più di 45 minuti al giorno, e il resto del tempo la lascia in garage pur continuando a pagare i costi di assicurazione e mantenimento. Se ci si riferisce poi ai più giovani la tendenza appare ancora più lampante: tra i minori di 25 anni, la macchina «è un mezzo di trasporto come un altro». Solo il 18 per cento dei giovani che appartengono a questo segmento dicono di considerare per il loro futuro di investire denaro in un’auto. Nel 2010, solo il 7 per cento degli acquirenti d’auto aveva meno di 29 anni. Dieci anni prima questo dato era del 15 per cento del totale. La bicicletta invece non conosce crisi: su circa 80 milioni di cittadini in Germania, secondo il Ministero dei trasporti sono 73 milioni coloro che possiedono una bicicletta.

Schmidt crede che nella città del futuro ci sarà spazio per le auto, però in modo molto inferiore a quanto non sia ora e più nella direzione della sharing economy: «abbiamo bisogno di un terzo delle auto di quelle che attualmente abbiamo in città. Se tutti condividessero un’auto invece di possederla avremmo più parcheggi, più spazi liberi e meno inquinamento».

«Non si tratta di rinunciare a un’auto, quanto piuttosto di non possederla ma usarla solo in caso di necessità», spiega a Linkiesta Michael Kuhndt, direttore del CSCP, «l’industria automobilistica osserva già questo fenomeno e prende parte ad esso, per esempio con la partecipazione dei grandi produttori nei servizi di car sharing. In casi come quello di Smart o di BMW con il servizio “car to go” sono loro stessi ad offrirlo».

Secondo Kuhndt, «i produttori di automobili osservano queste tendenze da vicino e si preparano con nuovi modelli di business alle necessità del futuro. Chi possiede un auto spesso non la usa più di un’ora al giorno, e il resto del tempo la lascia in un parcheggio o garage. Ora con uno smartphone posso vedere velocemente dov’è il prossimo veicolo libero e limitare l’uso alle mie reali necessità».

Nella città del futuro la mobilità sarà sempre più basata sulla condivisione e questo vale già da ora oltre che con le macchine, anche con i servizi di bike sharing. Questa tendenza è permessa dall’utilizzo degli Smartphones. «La tedesca SAP ha sviluppato nuovi software che permettono di combinare vari mezzi di trasporto: il treno, gli autobus e il servizio di carsharing. Mi immagino che nel futuro ci saranno software che permetteranno di programmare l’intera giornata: se una persona deve andare da A a B, esso le offrirà una serie di consigli su quale mezzo di trasporto, bicicletta o servizio pubblico, fino al treno ecc».

Se questa è la città del futuro, alcuni la abitano già. È il caso di Georg Streiter, direttore di progetti di una startup digitale a Berlino, che nella sua vita adulta non ha mai avuto una macchina: «In una città come Berlino non ha senso, se mi devo muovere per lavoro da una parte all’altra arrivo prima con i mezzi pubblici», spiega. Non si immagina un futuro totalmente senza auto, bensì uno con pochi veicoli in circolazione. «Uso tutti i giorni una bicicletta nonostante non ne possegga una particolarmente bella». Non può però prescindere dal suo smartphone, un oggetto che gli permette di muoversi velocemente attraverso le application che gli permettono di usare i servizi di car sharing o di sapere le coincidenze esatte dei mezzi.

Per altri ancora, la rinuncia al possesso di una macchina è una questione ideologica. «Comprare una macchina come investimento è un lusso che appartiene al passato del miracolo economico», secondo Ragnar Weber, un architetto berlinese di 40 anni, «nell’attualità, in Europa ci possiamo permettere un’auto solo perché tre quarti della popolazione mondiale non se la possono permettere. È una follia che produce sprechi di materie prime di tutti i tipi (…). Va contro ogni logica economica».

Twitter: @NenaDarling

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