Immigrazione ed Europa: l’Italia si lamenta e ha torto

Oggi a Lampedusa Letta e Barroso

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8 Ottobre Ott 2013 1900 08 ottobre 2013 8 Ottobre 2013 - 19:00
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Troppa pressione sull’Italia, serve una «più equa distribuzione» dei richiedenti asilo in Europa. È il mantra ripetuto costantemente dall’Italia, che i premier si chiamino Berlusconi, Monti o Letta. Effettivamente di fronte a un’emergenza che non finisce, la tragedia di Lampedusa è purtroppo l’ultima di una lunga serie. Roma ha certo ragione a chiedere più assistenza nel fronteggiare i flussi, non a caso questo martedì il commissario Ue agli Affari interni Cecilia Malmström ha proposto ai ministri dell’Interno dei Ventotto un netto rafforzamento di Frontex, l’agenzia delle frontiere esterne Ue, con un’unica operazione – anziché spezzettata in più tronconi – da Cipro alla Spagna.

L’Italia, invece, non fa una buona figura quando cerca di presentarsi come uno stato membro che deve accollarsi più rifugiati degli altri. Non a caso il governo di Berlino si è fortemente risentito quando il presidente del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schulz, in un’intervista al tabloid Bild ha chiesto che la Germania si assuma il carico di più profughi. «Nell’accoglienza dei rifugiati – ha ribadito secco Steffen Seiber, portavoce del cancelliere Angela Merkel – la Germania attua quel che è giusto in relazione alla propria popolazione. A guardare le cifre risulta evidente che la Germania ogni anno si trova di fronte a una grande quantità di richieste di asilo, e il numero cresce». Più brusco il ministro dell’Interno di Berlino Hans-Peter Friedrich, che punta il dito sul fatto che la Germania ha dovuto fronteggiare ben più alte richieste di asilo dell’Italia, e ne ha concesse anche ben di più.

Se andiamo ad analizzare le cifre ufficiali, si vede che in realtà Berlino non ha tutti i torti. Basta guardare i numeri pubblicata da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, relative al 2012. Mentre l’Italia ha dovuto rispondere a «sole» 15.715 richieste di asilo, del totale dei 331.975 richiedenti, il 70% ha riguardato la Germania (77.540), la Francia (60.560), la Svezia (43.865), la Gran Bretagna 26.175 e il piccolo Belgio (28.105). Anche un altro piccolo stato, l’Austria, con i suoi 8 milioni di abitanti si è vista arrivare 17.425 domande, più dell’Italia con i suoi 60 milioni di residenti. Se poi esaminiamo il numero di responsi positivi, mentre l’Italia nel 2012 ha concessi asilo in 9.270 casi, la Germania lo ha fatto per ben 22.165 persone, cui si aggiunge l’aver accettato (a differenza dell’Italia), di ricollocare sul proprio territorio 305 rifugiati in un primo tempo ospitati in altri stati Ue. La Francia ha accolto 14.325 richieste, più il ricollocamento di altri 100 rifugiati.

Di un’Italia «invasa» a tutto «vantaggio» di altri Stati membri, insomma, è difficile parlare. Tanto più che le autorità italiane sono accusate da un recente rapporto dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (organismo che niente ha a che fare con l’Ue) di non applicare le norme di Dublino, che prevedono un’identificazione tra i clandestini di quelli che hanno diritto d’asilo, e l’applicazione della regola del primo paese sicuro (è là che deve essere concesso l’asilo). Secondo il rapporto, ma anche secondo vari stati membri Ue - Francia e Germania in testa – l’Italia risolve il suo problema lasciando tranquillamente che i clandestini salgano, indisturbati, su treni diretti oltre le Alpi, per chiedere poi asilo in Germania o Francia o altri paesi giudicati più attraenti dello Stivale.

Su questo fronte, insomma, l’Italia ha pessime carte. Meglio insistere su quel che tutti, Germania e Bruxelles in testa, vedono come la via maestra: rafforzare le misure comuni Ue contro i trafficanti di uomini, migliorare il monitoraggio del mare per identificare in tempo imbarcazioni di clandestini in modo anche da procedere per tempo a eventuali salvataggi, promuovere gli accordi con i paesi d’origine. Molti stati, del resto – anche qui Germania in testa – chiedono un coordinamento per i crescenti flussi di profughi siriani, che stanno letteralmente esplodendo per il perdurare della guerra civile. Insistere sulla presunta sperequazione degli oneri può portare solo a sterili polemiche – e, per Roma, a perdere la partita.  

 

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