Calvino e quel che resta delle sue Lezioni americane

I 90 anni dalla nascita di Calvino

Italo Calvino
15 Ottobre Ott 2013 1115 15 ottobre 2013 15 Ottobre 2013 - 11:15

Oggi ricorre il novantesimo anniversario della nascita di Italo Calvino, ed è forse un anniversario un po' ingombrante per la cultura italiana. Ingombrante perché ci costringe a riflettere su uno spazio vuoto, o quasi, quello della comunità intellettuale italiana degli ultimi trent'anni. Una comunità che si è dimostrata incapace di riflettere su se stessa, di rinnovare le proprie posizioni interpretative, di capire le esatte dimensioni della deriva culturale del paese, ma anche decisamente provinciale, marginale, e quindi poco autorevole fuori dai confini nazionali.

Calvino nacque a pochi chilometri da L'Avana, a Cuba, dove il padre lavorava come agronomo. Un dato biografico poco più che curioso ma che, anche se non decisivo per la vita di Calvino, che a Cuba ci visse solo due anni, assume una luce interessante a posteriori. Per l'Italia, infatti, Calvino ha rappresentato un modello di intellettuale moderno, integrato e autorevole sia nel dibattito culturale internazionale che in quello nazionale, capace di coinvolgere sia il grande pubblico sia la comunità accademica e gli intellettuali da torre d'avorio.

Vissuto tredici anni a Parigi, dove frequentò Raymond Queneau, Georges Perec e gli altri patafisici; primo italiano ad essere invitato a tenere le celebri Norton Lectures all'università di Harvard negli Stati Uniti (aprendo la strada a Umberto Eco e Luciano Berio negli anni successivi): Calvino è stato uno dei pochi intellettuali italiani a possedere una caratura internazionale di questo calibro.

È solo una coincidenza, certo, ma è comunque curioso pensare che la morte di Italo Calvino sia arrivata, con cinico tempismo, proprio all'alba dell'epoca del berlusconismo, della proliferazione della televisione commerciale, del grande cambiamento antropologico dell'Italia contemporanea. Un'epoca che ha segnato profondamente questo paese, e il cui impatto culturale, prima che politico, ancora non abbiamo capito e analizzato fino in fondo.

Purtroppo non possiamo sapere quale sarebbe stato il ruolo di Calvino in questa complicata fase della vita culturale e sociale italiana. Il caso l'ha inserito nella lista degli intellettuali morti troppo presto, insieme a Pier Paolo Pasolini e Luciano Bianciardi, per esempio. L'unica cosa che ci resta da fare, oggi, è continuare a leggerlo, perdendoci e ritrovandoci nei labirinti di opere come Le città invisibili, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Ti con zero o Le cosmicomiche, alimentando la nostra fantasia con le pazzesche avventure degli Antenati - Il visconte dimezzato, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente - e i suoi fantastici racconti, continuare a riflettere sui tanti interventi critici e sulle sue cinque celeberrime Lezioni americane, quel testamento incompiuto che Calvino avrebbe dovuto tenere ad Harvard e che citiamo tutti da sempre quando parliamo di questo nuovo, complicato e stanco millennio.

Oggi, per ricordarlo, abbiamo deciso di ripartire proprio dalle sue Lezioni americane, da quelle cinque proposte per il nuovo millennio che avrebbero dovuto essere sei, se non ci si fosse messa in mezzo la morte. Per farlo abbiamo interpellato quattro voci della cultura italiana contemporanea, più un'altra, polifonica. Il risultato sono cinque piccoli interventi di ricontestualizzazione, che potete trovare qui sotto. 

Cliccate sull'immagine, per andare all'intervento.

Leggerezza

Rapidita

Esattezza

Visibilita

Molteplicita

 

 

 

Leggerezza

Nel 1985 Calvino prometteva di spiegarci «perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto». Questo significa che quasi trent’anni fa la sottrazione di peso era vista maluccio e che Calvino era abbastanza avanti da capire l’assurdità di questa miopia.

Ancora oggi la leggerezza in letteratura viene additata come superficialità, pressappochismo e, soprattutto, incompetenza. Come dire: se non sei un vecchio trombone che mi snocciola 10.000 battute sul rapporto tra filologia e rivoluzione, allora sei un sempliciotto che si chiede ancora quale sia il profumo segreto dei libri e delle farfalline.

La pesantezza non è un bastione da difendere ma un calcinaccio da spazzare via attraverso i discorsi attorno ai libri che, continuando con la metafora edile, sono i mattoni della letteratura, i suoi muri portanti.
La leggerezza non va cercata tra le pagine ma nei lettori. E sono sicuro che se Calvino fosse riuscito ad andarci, a Harvard, avrebbe concluso le sue lezioni dicendo pressappoco così. E, a forza di applausi, sarebbe venuta giù pure la sala. 

Jacopo Cirillo, co-fondatore del blog letterario Finzioni, oltre a scrivere e parlare di libri su diverse testate, scrive storie per Topolino e Pikappa. 

Twitter: @jacopocirillo

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RapiditaCaro Italo Calvino,

sono trascorsi oltre cinquant’anni da quando Lei si è immerso nel mondo sottomarino delle fiabe privo di ogni fiocina specialistica e di occhiali dottrinari, con la sola bombola d’ossigeno dell’entusiasmo - come scrive nella introduzione al volume che le raccoglie -, ma l’effetto benefico di quel lavoro si sente anche ora. Le fiabe italiane che Lei ha riscritto attingendo al vasto patrimonio etnografico, antropologico, letterario di ricercatori, scrittori e dilettanti, hanno funzionato come un catalizzatore d’immagini, sogni, ricordi, emozioni, sensazioni, che i lettori hanno avuto modo di provare e accumulare, passando e ripassando, prima come bambini, poi come genitori, tra quelle pagine fitte di fate, streghe, regine, principesse, animali parlanti, oggetti magici, piante, malefici e altro ancora. 

Se c’è una cosa che personalmente ho imparato dalla lettura di questo corpus fiabesco è «l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste», come Lei scrive nell’introduzione. Ebbene, oggi noi viviamo uno di questi momenti di trasformazione vorticosa che riguarda le forme e i modi stessi del nostro comunicare, ma anche gli stili di vita, e ancor di più i modi di pensare. Forse sarà giunta anche a Lei notizia, nel luogo dove ora si trova, che da qualche tempo in qua le forme tradizionali del sapere, la stessa cultura umanistica che ha innervato il suo lavoro, sono in grave crisi e stanno subendo una metamorfosi decisiva. Non credo di sorprenderla scrivendo questo dal momento che molte cose di questo repentino cambiamento erano già descritte nelle sue Lezioni americane a metà degli anni Ottanta. Delle virtù che Lei ha elogiato, attraverso riferimenti prevalentemente letterari, due si sono affermate: rapidità e leggerezza.

[...]

Con molta cordialità.  

Marco Belpoliti è uno scrittore e critico letterario. Ha scritto e curato numerose opere, tra romanzi, saggi e raccolte di racconti. Ha fondato il sito culturale Doppiozero e da novembre 2012 a marzo 2013 ha riscritto ognuna delle 100 fiabe italiane in 140 caratteri su Twitter.

(Potete leggere la lettera completa su La Stampa, mentre a questo link potete trovare la "risposta" di Calvino)

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EsattezzaMi pare che l'esattezza, in letteratura, non sia un valore di per sé, ma in relazione alle porte che spalanca. Il nuovo Nobel Alice Munro, ad esempio, ha nell'esattezza una delle armi più affidabili. Questo rende magnifici alcuni suoi racconti proprio perché non pretende di risolvere l'enigma delle faccende umane. Più saggiamente, le rende ai nostri occhi ancora più grandi e misteriose. Non leggiamo Conrad e Dostoevskij per sapere chi è l'assassino, ma per confonderci le idee in modo sublime. Se una certa mancanza di esattezza lambisce pericolosamente il dilettantismo, steccati troppo rigidi rischiano di soffocare ciò che di vitale e irriducibile si muove nel genio letterario. Viviamo in un mondo che a colpi di prevedibilità e misura (basti pensare alla tecnica) si illude di domare, rimuovendoli, follia e paradossi della condizione umana. La letteratura è fatta per guardare negli occhi quel tipo di follia. L'esattezza così è la sedia che consente al medium di non vacillare troppo davanti ai demoni che evoca.

Nicola Lagioia è uno scrittore, giornalista ed editor. Ha scritto romanzi e saggi, collabora con diverse testate nazionali, dirige la collana Nichel di minimum fax e nel 2013 è stato tra i selezionatori della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Twitter: @NicolaLagioia

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VisibilitaPremesso che non sono d’accordo con Italo Calvino, e che proprio una certa idea di “Leggerezza”, messa da lui al primo posto, anche in senso di importanza, tra i “valori da salvare” ha a mio avviso causato i suoi bei danni alla letteratura italiana, sono felice che mi sia stata assegnata la “Visibilità”, dato che alcuni la vogliono associata direttamente alle Città invisibili, unico mio libro-feticcio di questo autore (città che non a caso, nella mia prima incursione nel fantasy, ho usato come scenario, ma anche giocato a distruggere: anche di esse, che tanto ho amato, sento in qualche modo l’esigenza di liberarmi).

Personalmente farei un passo avanti, direi “Visionarietà”, così la formula assume anche un carattere metafisico, e con ciò a un tempo salviamo la visione e ci lasciamo dietro le spalle la leggerezza. Anche perché, al giorno d’oggi, se dici «Calvino e la visibilità», ti immagini Calvino che fa gli articoli gratis – ovvero pagato, come molti suoi colleghi di 28 anni dopo, in *visibilità*. 

Vanni Santoni è uno scrittore. Ha scritto quattro romanzi e coordinato il progetto Scrittura Industriale Collettiva (SIC), da cui nel 2013 è uscito il romanzo collettivo In territorio nemico (minimum fax).

Twitter: @vannisantoni

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MolteplicitaNelle Lezioni americane, Calvino muove dal romanzo contemporaneo «come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo». La definizione è in sé profetica: trent’anni dopo, gli intermediari tradizionali della cultura sono assediati da un processo di disintermediazione il cui innesco è stata la diffusione delle reti informatiche. Come Calvino sembrò prevedere, il sistema dei media ha imposto nuovi registri ai testi, favorendo la produzione di short stories e esperimenti di scrittura collettiva: opere che procedono «per aforismi, per lampeggiamenti puntiformi e discontinui» e, almeno in apparenza, concepite «fuori dal self». In Italia progetti come scritturacollettiva.org, con il cui metodo è possibile scrivere collettivamente romanzi e racconti, e twitteratura.it, la comunità che abbiamo fondato per produrre metatesti collettivi a partire da Twitter (fra cui proprio Le città #Invisibili), ne sono una testimonianza. La riflessione, tuttavia, non può che essere più ampia e deve contribuire ad affrontare un rischio ideologico: sfidare gli intermediari della cultura non significa produrne di nuovi?

Twitteratura è un progetto che ha come unico obbiettivo quello di riscrivere,e quindi rileggere riappropiandosene, grandi opere della letteratura.

Twitter: @paolocosta (Paolo Costa), @TorinoAnni10 (Hassan Bogdan Pautàs), @piervaccaneo (Pierluigi Vaccaneo)

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