Dall’Imu alla Trise, come cambiano le tasse sulla casa

Le novità della legge di stabilità

Palazzoni 0
16 Ottobre Ott 2013 1001 16 ottobre 2013 16 Ottobre 2013 - 10:01

Nella confusione generale di sigle, quello che è certo è che le tasse sulla casa bisogna pagarle. Per fare un po’ d’ordine, ecco come sono cambiate. Dalla vecchia Ici alla neoarrivata Trise.

Tassa rifiuti e servizi (Trise).Trise e non più service tax, è la nuova tassa con la quale dovranno fare i conti sia proprietari sia inquilini in affitto. È composta da due gambe. La prima è la Tari, la tariffa da corrispondere al Comune per il servizio rifiuti, parametrata sulla superficie degli immobili, che sarà ancora a carico di chi occupa l’immobile. L’altra gamba è la Tasi, una sorta di rimborso dei servizi indivisibili (trasporti pubblici, scuole, polizia, giustizia, ecc...) al Comune. La sua aliquota di partenza dovrebbe essere fissata all’1 per mille. Sarà versata in massima parte dai proprietari mentre gli inquilini dovranno versarne una quota che potrà variare tra il 10 e il 30%, a scelta dei Comuni. La Tasi non dovrà comunque costare più dell’aliquota massima dell’Imu maggiorata dell’uno per mille. 

Imposta municipale unica(Imu). La tassa è stata introdotta dal governo Berlusconi con il decreto legislativo numero 23 del 14 Marzo 2011 (art. 7,8,9). Secondo la normativa, l’imposta doveva interessare gli immobili diversi dall’abitazione principale, entrando in vigore a partire dal 2014. Il governo Monti, con “decreto salva Italia”, ha modificato la natura dell’imposta, proponendo l’attuazione anche sulla prima casa e anticipando l’introduzione, in via sperimentale, già dal 2012. La differenza, rispetto all’Ici, è anche il coefficiente di moltiplicazione della rendita catastale, passato dal 100 dell’Ici al 160 dell’Imu. Con le modifiche del governo Letta, la prima rata dell’Imu sulla prima casa era stata sospesa. Ora, secondo la bozza della legge di stabilità, continueranno a pagare l’Imu tutti i proprietari di seconde case, più chi vive in immobili di pregio appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Per tutte le altre prima abitazioni l’Imu per il 2014 è stata abrogata. 

Imposta comunale sugli immobili (Ici). Nata nel 1992 come tassa straordinaria, l’Ici sulla prima casa è poi diventata una delle entrate principali per i comuni italiani. Nel 2008 viene abolita dal governo Berlusconi come promesso “a sorpresa” durante la campagna elettorale. La base imponibile sulla quale l’Ici veniva calcolata era il valore degli immobili stabilito in base alla rendita catastale. Aliquote e detrazioni venivano determinate annualmente da ogni singolo Comune con un’apposita delibera. Né esisteva un’unica aliquota nazionale: a stabilirla erano i singoli Comuni tra un minimo del 4 per mille e un massimo del 7 per mille. L’imposta non era dunque progressiva e poteva variare di molto da Comune a Comune. 

Potrebbe interessarti anche