Manovra, basta toppe su un palazzo che cade a pezzi

La legge di stabilità verso le Camere

Letta Collirio
18 Ottobre Ott 2013 1100 18 ottobre 2013 18 Ottobre 2013 - 11:00
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Senza sottovalutare gli ostacoli politici e finanziari di fronte ai quali il governo Letta si è trovato a operare, la legge di stabilità 2014-16 è davvero poca cosa in termini quantitativi. In termini qualitativi, invece, la manovra prende bene la mira: le risorse sono poche, ma gli interventi sono in principio quelli giusti. In attesa di un passaggio parlamentare che potrebbe cambiarne i dettagli, è comunque possibile azzardare qualche valutazione.

CALO DELLE TASSE

La prevista riduzione delle tasse sul lavoro si attesta sui 10,6 miliardi di euro nel triennio, soltanto 2,7 dei quali nel 2014.Il mix di strumenti sono riduzioni Irpef per le fasce medio-basse, riduzioni Irap per la quota lavoro (ma di modesto ammontare) e riduzioni dei contributi sociali sulle imprese (sui quali occorrerà vigilare perché non si traducano in minori pensioni attese per i giovani lavoratori). Siamo molto al di sotto dello shock richiesto dalle parti sociali, ma anche ai 5 miliardi annui ventilati in un primo momento.

Come già argomentato da Link Tank, in tema di cuneo fiscale si doveva imparare dal passato, cioè dall’effetto tra il nullo e il modesto del taglio deciso dal governo Prodi nel 2006. Anche prima della crisi internazionale, quell’intervento non aveva prodotto gli effetti sperati perché di piccolo ammontare, spalmato su troppi beneficiari e incapace di spostare le aspettative di imprese e lavoratori. Sarebbe stato meglio concentrarsi su un solo strumento in maniera selettiva. Irpef o Irap, lasciando stare i contributi sociali per non alterare la logica del sistema previdenziale nel medio periodo. Il governo Letta vuole introdurre una piccola defiscalizzazione dell’Irap per i neo assunti (per tre anni e limitatamente ad assunzioni aggiuntive rispetto alla media dell’organico). È una buona idea, ma ancora troppo poco. I calcoli che girano sui giornali secondo i quali il risparmio Irpef per i cittadini meno abbienti sarebbe di circa 100 euro all’anno faranno arrabbiare l’opinione pubblica: sarebbe stato meglio avere coraggio politico e tagliare solo l’Irap alle imprese e concentrarsi sull’aumento delle assunzioni. Al momento si prevedono 70 milioni di euro per incentivare il trasferimento dal tempo determinato a quello indeterminato, ma è una cifra simile a quella stanziata per il semestre di presidenza UE (60 milioni).

Valutazione: noccioline


SPENDING REVIEW

L’unico modo per arrivare a una riduzione sostenuta delle tasse sul lavoro è ridurre la spesa. Non solo con una spending review che riduca gli sprechi, ma con un ridisegno complessivo delle priorità dell’intervento pubblico, in modo da liberare risorse per tutelare nuovi bisogni e per ridurre la pressione fiscale in modo permanente (incidendo così sulle aspettative delle persone). Va riconosciuto al governo che non era facile fare di più in tempi stretti, ma siamo ancora nella logica dei tagli lineari (con l’eccezione di qualche segnale positivo, come il miliardo di euro per sbloccare gli investimenti degli enti locali). 

Nella pubblica amministrazione si continua con il blocco del turnover a oltranza, perché (anche per colpa di sindacati che adesso grideranno allo scandalo) non si ha il coraggio di mettere in piedi un rigoroso sistema di valutazione, che porti poi a differenziazioni salariali in grado di premiare i dipendenti pubblici più volenterosi e capaci. Sulla riduzione dei trasferimenti discrezionali alle imprese, dei 10 miliardi stimati dal Piano Giavazzi sono rimasti solo 210 milioni.  Tutto viene rimandato all’opera dell’ennesimo commissario. Ma i nodi che stanno dietro alla riduzione della spesa sono politici, non tecnici.

Valutazione: aspetta e spera

DISMISSIONI

Questa è la parte meno convincente. Lo Stato venderà 1,5 miliardi di patrimonio pubblico alla Cassa Depositi e Prestiti per ridurre il rapporto tra deficit e Pil e – ma solo per circa un terzo degli incassi – per ridurre lo stock del debito pubblico. Se ne è avuta un’anticipazione con la manovrina dei giorni scorsi, in cui le annunciate dismissioni sono servite a limare il deficit e a presentarsi in Europa con i conti in ordine. Al di là delle cifre, è il principio che è sbagliato. Non si dovrebbero finanziare manovre correnti alienando patrimonio pubblico. Intendiamoci: ci sono buone ragioni per vendere parte del patrimonio pubblico, ma il principio da salvaguardare è che ogni euro incassato serva solo a ridurre il debito pubblico. La linea di demarcazione deve essere chiara.

Valutazione: precedente insidioso

SERVICE TAX

Come già discusso da Link Tank, sprecare risorse per ridurre le tasse sugli immobili non era la giusta priorità di politica economica per l’Italia. Fatto il danno, si cerca di rimediare rimodulando tasse e tributi sugli immobili: Imu (prime case escluse), Tari (rifiuti), Tasi (beni indivisibili come strade e illuminazione). La Tari dovrà modularsi come una tariffa e sarà pagata da chi occupa l’immobile. La Tasi a metà tra proprietari e inquilini. In barba al principio della traslazione d’imposta, si fa credere che parte del peso ricadrà sugli inquilini (politicamente meno influenti dei proprietari) ma questo dipenderà dal potere contrattuale delle parti e dagli andamenti di mercato. Non è facile prevedere quali saranno gli effetti redistributivi di questa rimodulazione dell’imposizione sugli immobili. Insomma, chi vivrà vedrà. Al momento, prevale l’impressione che di semplice trucco di magia possa trattarsi. Aggravato dal fatto che l’Italia rimane l’unico paese al mondo dove i cittadini non sanno più quanto e come pagare le tasse sugli immobili. Finirà che ci vorrà un consulente solo per pagare l’IMU.

Valutazione: abracadabra


ALTRI PROVVEDIMENTI

Gli altri provvedimenti di rilievo sono il limite agli straordinari nel pubblico impiego (di cui a volte si abusa per aumentare gli stipendi dei dipendenti statali che per altro verso sono bloccati) e il blocco della rivalutazione delle pensioni sopra i 3000 euro. C’è anche un nuovo tentativo di imporre un contributo di solidarietà alle pensioni d’oro. Quest’ultimo è senz’altro meritevole ma questa volta deve superare il parere contrario della Corte Costituzionale, mentre il blocco delle rivalutazioni è un provvedimento ingiusto ma necessario, in attesa di sapere se si discuterà di una tassa più equa sulle pensioni retributive confrontando i contributi versati e il loro rendimento.

In conclusione, si poteva fare di più, ma del resto probabilmente tutti gli italiani sono d’accordo che le risorse stanziate non siano sufficienti. Alcuni provvedimenti come la riduzione del costo del lavoro vanno sicuramente nella direzione giusta. C’è solo da augurarsi che l’esiguità delle risorse non vanifichi anche le migliori intenzioni. Il rischio è che si tratti solo di un onesto intervento di manutenzione ordinaria su un edificio che ormai cade a pezzi. Ma, si sa, per costruire un nuovo edificio servono un progetto e una squadra che abbia il consenso e le capacità per farlo.

Link Tank 1Bis

Twitter: @marcoleonardi9 @tnannicini

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