“Così il nostro Franciacorta batterà lo champagne”

Parla Zanella del Consorzio Franciacorta

Franciacorta 1
19 Ottobre Ott 2013 2009 19 ottobre 2013 19 Ottobre 2013 - 20:09
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Vive – parole sue – in una «perpetua insoddisfazione» perché pensa che i suoi vini possano essere realizzati sempre meglio. E per spiegare quanto sia difficile il lavoro dei vignaioli, racconta sempre che «il socio di maggioranza resta il Padreterno: puoi studiare tutti gli accorgimenti possibili per tenere un elevato livello del prodotto ma alla fine decide solo lui come e quanta sarà l’uva, la nostra materia prima».
Maurizio Zanella, presidente di Cà del Bosco e del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, è uno dei «signori del vino». Ama l’arte, la buona cucina e il Milan. È fissato con la tecnologia («basata sul buon senso e la tradizione, non altro») che migliora la qualità del prodotto. Ma soprattutto ha in mente un’idea meravigliosa, folle per non pochi dei suoi colleghi ma che si fonda sui progressi indubitabili del Franciacorta: diventare più bravi dei «cugini» dello Champagne. Più bravi, non più potenti o più ricchi.

Franciacorta 2La cantina Cà del Bosco

Zanella, ammetterà che l’obiettivo è ambizioso.
Non per chi dovrà puntare solo sulla qualità. Ovvio che sulla quantità è un discorso chiuso in partenza: noi siamo a 15 milioni di bottiglie che in futuro potranno arrivare a 30, loro sono a 300 milioni di bottiglie con il progetto di andare a 380. Ecco perché noi possiamo fissare regole produttive molto più severe delle loro e lo stiamo facendo con particolare dedizione da parte mia. In attesa di creare una tradizione – che ora ci manca ovviamente – lavoriamo sulla cultura e ripeto sulla qualità. Forse Romanee-Conti o Chateau d’Yquem producono milioni e milioni di bottiglie?

Ci vorrà pazienza per trasformare il sogno in realtà.
Scontato. Noi stiamo facendo bene, i nostri figli faranno meglio. E ci vorrà un’azione di marketing più mirata e intensa: gli italiani per primi non sanno che il Franciacorta è più attento alla qualità rispetto allo Champagne. I francesi sono stati formidabili: hanno reso «lusso» un vino, vendendolo con tecniche da prodotto di largo consumo. Ma siamo vicini alla svolta, il primo segnale che Davide può battere Golia.

Ossia?
Nel primo semestre 2013, le migliori cantine della Franciacorta hanno venduto come e più di molti brand di Champagne, a prezzi superiori. Quindi, il consumatore di una certa fascia inizia a capire. Lo sognavo 40 anni fa, vuole che molli adesso?

Franco Ziliani – l’inventore del Franciacorta e anima di Berlucchi – le rende omaggio ma al tempo stesso esprime un’opinione contraria sul futuro.
Ammiro Ziliani: è stato capace di far diventare chic un prodotto vinicolo italiano trent’anni fa, quando si beveva unicamente Champagne. Ma lui è un pragmatico, un bresciano concreto che ritiene i sogni adatti solo al sonno notturno. Lui ha sempre detto che non potremo mai inseguire lo Champagne. Io che sogno, sostengo che noi faremo addirittura meglio di loro. Ovviamente anche l’altro giorno abbiamo discusso in amicizia sulla cosa, restando ciascuno della sua opinione.

È vero che lei non ama molto il vino naturale?
Diciamo che non faccio parte della schiera del «naturale a tutti i costi». Poi è un’aggettivo usato spesso a sproposito per imbrogliare. Io sono per un’agricoltura il più naturale possibile ma utilizzo il prodotto chimico se le alternative sono inferiori e molte volte lo sono. Non ho problemi a dichiarare che solo il 10% dell’uva Cà del Bosco rispetta totalmente il protocollo bio. Abbiamo studiato la qualità delle ultime dieci stagioni e sfido chiunque a dire che la media dell’uva bio sarebbe stata uguale o superiore a quella coltivata con i trattamenti. Quest’anno non ne parliamo: con le piogge intensissime e altri problemi, sarebbe stato un disastro.

Quindi il suo giudizio sul vino naturale è…
…che uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile. Gli altri nove non sono bevibili in partenza. La fissa del naturale nasce da gruppi di appassionati più che dal grande pubblico: ma non si può pensare a un mercato composto unicamente da vini senza anidride solforosa. La trovo una discutibile astuzia di marketing.

Ma lei è per la perfezione del vino?
Io sono per vini che la rasentano ma non la raggiungono. Il vino perfetto non riesce a emozionare proprio come le persone senza difetti. Ma questo ha poco a che fare con la discussione tra metodo naturale e tecnologico.

Franciacorta 3Tappi della cantina Cà del Bosco

È difficile fare il presidente del Consorzio di Tutela del Franciacorta?
Diciamo impegnativo. Ma il compito è facilitato da un tessuto di aziende molto coeso rispetto al resto dell’Italia vinicola. Questo è stato uno dei segreti del successo: in soli vent’anni, abbiamo fatto del nostro territorio quello con i prezzi più alti per ettaro.

Da consigliere di Fondazione Altagamma, sta promuovendo il wine & food?
Lo sto facendo insieme ad altri, in effetti sino a pochi anni fa era troppo «filomoda». Non a caso, il nuovo presidente è Andrea Illy: il wine & food è fondamentale perché la moda e il design sono più concentrati in un periodo e meno diffusi a livello popolare. Mi piacerebbe che tramite il nostro impegno, il Governo Letta capisse due concetti: bisogna detassare gli utili aziendali per favorire gli investimenti e dare meno peso alle grandi industrie – che ormai sono quasi tutte straniere, tra l’altro – in modo da aiutare i piccoli produttori. Sono loro la spina dorsale del settore.

E un pensierino all’Expo 2015, praticamente sottocasa?
Mi sembra un’occasione che rischiamo di buttare al vento. Il tema dell’alimentzione offre immensi spunti all’Italia: il vino naturalmente ma anche la pasta, l’olio… Boh, continuo a leggere tante dichiarazioni ma di concreto vedo poco o nulla.

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Gaja

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