Solo il 12% degli italiani di Berlino ha un lavoro

La capitale tedesca è davvero l’America?

Ewe Psychedelic Berlin Wall
19 Ottobre Ott 2013 0900 19 ottobre 2013 19 Ottobre 2013 - 09:00
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BERLINO - «Chi si aspetta di venire a Berlino per trovare un impiego tradizionale rischia di rimanere deluso. Qui bisogna cercare nuove forme di lavoro, dalle start-up al libero professionismo, con tipi di contratto… non catalogabili». A parlare è Andrea D’Addio, giornalista residente nella capitale tedesca e autore di un seguitissimo blog, “Berlino Cacio e Pepe”. «Si può iniziare con contratti da 600-800 euro al mese, ma se le aziende crescono si arriva presto anche a 1.600». Sembrano cifre irrisorie rispetto agli introiti stellari che sembrano garantire le start-up americane. Per quanto anche quella dei super-profitti d’oltreoceano è in gran parte una leggenda – o un evento raro – pure per gli italiani che decidono di trasferirsi a Berlino la realtà può essere meno rosea di quanto non si possa credere.

È vero che con 1.600 euro Berlino riesce a garantire un livello di qualità della vita molto alto rispetto al resto d’Europa, ma questa situazione potrebbe non durare a lungo. La città ha circa tre milioni e mezzo di abitanti, e in media ogni giorno arrivano cento persone in più da tutto il mondo. Il richiamo hipster – unito a solidi programmi assistenziali che stanno svuotando cittadine in Est Europa – ha provocato una forte inflazione degli affitti e del costo d'acquisto delle case, e la città sta assistendo a forme estemporanee di protesta contro il caro immobiliare. Nell’ultima incarnazione post-adolescenziale, gruppi di uomini con maschera in volto – e null’altro – si recano agli appuntamenti per le visite degli appartamenti, per far presente ai possibili inquilini che Berlino li odia.

In questa situazione, il costo di un affitto al centro della città può raggiungere i quindici euro al metro/mese, cioè una quotazione simile a quella di un appartamento in un buon quartiere di Roma o Milano. Molti altri aspetti del vivere rimangono più a buon mercato: la spesa, i ristoranti, le assicurazioni e (ma guarda un po’) la benzina costano di meno. Si guadagna poco, si spende poco, e vere prospettive di carriera esistono solo tramite l’auto-imprenditorialità. Berlino è una “terra promessa” solo per chi se la sa cercare, e arrivare in città non è sufficiente.

Nel frattempo, l’afflusso di italiani sembra inarrestabile. All’inizio del 2013 si erano registrati come residenti in città oltre 21.000 italiani, considerando la circoscrizione consolare dell’ambasciata italiana (erano 13.000 nel 2007). A essi occorre aggiungere tutti gli altri italiani che non si sono iscritti all’Aire, i quali potrebbero portare il totale a 40.000. L’incremento medio dei residenti italiani è quindi circa del 5% l’anno, parte di una “nuova migrazione” che sta portando sempre più persone verso la Germania. Gli italiani che vivono nel paese sono ormai oltre 685.000, e aumentano al ritmo di 10.000 l’anno.

Tempo inclemente e differenze culturali non sembrano essere in grado di arrestare la tendenza. Ma si emigra ancora per lavoro? In Germania, con tutta probabilità, sì; ma a Berlino la questione è più complessa. Considerando i residenti nel territorio comunale della capitale, il 51% sono studenti e il 38% sono “casalinghe, pensionati, disoccupati”. Si è registrato come dipendente, artista o libero professionista appena il 12% degli italiani residente – e s’include qui anche la categoria, per l’appunto, degli artisti. Che città straordinaria.

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