Il paradosso de Il Nulla

Self publishing

Il Nulla
11 Novembre Nov 2013 1215 11 novembre 2013 11 Novembre 2013 - 12:15

Il Nulla 0Ci sono pochi dubbi sul fatto che questo sia momento del self-publishing, diventato ormai un vero e proprio fenomeno: tutti ne parlano, molti lo incensano, altrettanto lo disprezzano, le case editrici provano a domarlo e ci investono, alcuni professionisti del settore ci si buttano, anche la televisione ci punta lanciando un talent show.

Nel frattempo su Amazon è successa una cosa molto interessanteun blogger italiano ha pubblicato un libro, l'ha lanciato in promozione gratuita e, in pochi giorni, l'ha visto scaricare da 250 persone, scalando la classifica dei libri più scaricati nella sezione, non proprio sgombra, di Letteratura e Narrativa, e finendo anche ai primi posti tra i best seller. Il libro si chiama il Nulla e l'autore Luca Fadda.

E allora, che cosa c'è di strano, vi chiederete? È la prova, potreste pensare, che i prodotti del self publishing possono competere con i prodotti editoriali tout court, e che ormai il mondo dell'editoria tradizionale non può più fare finta di niente. Ecco, non proprio. Perchè il dettaglio che rende l'operazione di cui stiamo parlando una notizia è il contenuto del libro in questione che, come dice il titolo, è il Nulla. Oltre a una breve introduzione, infatti, il libro di Luca Fadda è composto da una lunga sequenza di 345 pagine bianche, senza soluzione di continuità. Non un carattere, nulla di nulla.  

Ma che senso ha la provocazione di Luca Fadda? L'obiettivo, come spiega Fadda nel suo blog, era essenzialmente quello di «dimostrare che si può pubblicare con Amazon senza aver scritto un capolavoro», ma, ancor di più, che «autopubblicare (in molti casi) è come scrivere un romanzo vuoto. Un romanzo in cui non c’è nulla. Il Nulla, appunto. NULLA. Sapete cosa significa? Che tra le mie 345 pagine bianche e le vostre (fate voi: 55, 150, 200, 300) pagine scritte non c’è alcuna differenza. Non c’è selezione, non c’è appuramento della qualità. C’è solo un servizio che viene pagato dai vostri lettori.»

Dimostrando l'assoluta fallibilità del meccanismo di selezione e di messa in evidenza di Amazon, in fin dei conti inesistente, Fadda ha voluto anche mettere in evidenza una tendenza degli autori di questi libri, dando loro anche qualche suggerimento:

La cosa che però volevo mettere in evidenza riguarda gli autori, i self publisher che dopo aver messo il loro capolavoro su Amazon, lo sparano in tutti i luoghi e in tutti i laghi. State calmi per cortesia, non enfatizzate un successo che non ha alcun riscontro con la qualità. Non mettetevi la parola “scrittore” nel profilo. Siate più onesti, prima di tutto con voi stessi. E vi chiedo una cortesia: il self publishing è un’ottima cosa, o meglio lo sarebbe se non ci fosse tanta schifezza pubblicata con questo sistema. Cercate di leggere, di documentarvi, di creare storie o stili. Non serve il resto, non serve. State facendo il gioco dei self publisher, lavorando per i loro interessi. Mentre gli interessi da curare sarebbero i vostri e quelli dei vostri lettori. Rispetto, perché i vostri “lavori” li fate pagare. Far pagare il mio “nulla” sarebbe truffa. Credo che anche far pagare un testo sgrammaticato, scialbo, finto o scopiazzato sarebbe una piccola truffa.

Insomma, non è il self publishing in sé il problema, ma tutti coloro che lo usano senza sapere nemmeno da parte si comincia a scrivere un libro, spesso senza essere lettori e senza avere nessuna velleità letteraria. Il sospetto di chi scrive queste righe è che, dietro questa esplosione di auto pubblicazioni ci sia un grande paradosso che rende il fenomeno estraneo alla letteratura. Parlo dello scrivere per poter dire di averlo fatto, e non, come sarebbe normale per tutte le attività umane, semplicemente per farlo.

 

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