Con la guerra del vino Putin ricatta la Moldavia

Non solo Ucraina

Vino Moldavia
15 Dicembre Dic 2013 1430 15 dicembre 2013 15 Dicembre 2013 - 14:30
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Lo scenario è simile a quello ucraino: la Moldavia, come le altre cinque ex repubbliche sovietiche che fanno parte del programma europeo del Partenariato orientale, è stata ed è tutt’ora strattonata tra Unione Europea e Russia. Nel caso dell’Ucraina la situazione interna e le frizioni internazionali hanno condotto a una crisi esplosiva che non si è ancora ripianata, la piccola nazione con circa quattro milioni di abitanti ha attraversato invece vicende relativamente più tranquille, anche se l’Accordo di associazione (Aa) con Bruxelles ha fatto salire la tensione sia tra governo e opposizione che con Mosca. E il vino ha giocato nella partita un ruolo non solo simbolico. Se infatti dietro le quinte ucraine è stata la questione del gas a tenere banco, nella povera Chisinau il duello si è giocato sulle gocce di Bacco. Per tentare di impedire alla Moldavia di avvicinarsi all’Unione il Cremlino ha usato le maniere forti, minacciando un futuro nero per le esportazioni del vino moldavo nella Federazione russa e nelle altre repubbliche che fanno già parte dell’Unione doganale euroasiatica (Bielorussia e Kazakistan).

Il vino della Moldavia era famoso anche oltre i confini dell’Unione Sovietica. Una tradizione praticamente millenaria, iniziata al tempo della dominazione greca e proseguita nei secoli passando dalle prime esportazioni ai tempi di Stefano il Grande verso la Russia e la Polonia al raffinato sviluppo sotto gli zar (con l’affiancamento ai vitigni autoctoni di quelli importati dalla Francia) che neppure la rivoluzione e le guerre mondiali riuscirono a indebolire. Nelle cantine Cricova, alle porte di Chisinau, è custodita ancora la preziosa collezione di Hermann Göring, il gerarca nazista con il gusto per l’arte e quella del buon bere. Dopo il crollo dell’Urss, questo lembo di terra incastonato tra Romania e Ucraina è diventato indipendente, al pari della altre quindici repubbliche che costituivano l’Impero del Male di reaganiana memoria. A oltre vent’anni dalla separazione, con la Russia di Vladimir Putin che cerca di rimettere insieme i pezzi del puzzle perduto, il vino moldavo è diventato materia di un acceso contenzioso sul triangolo Chisinau-Mosca-Bruxelles.

Gi strumenti di pressione russi non si sono dimostrati però troppo efficaci, anche perché ormai l’Europa è il mercato più importante per i produttori moldavi: a fine novembre al vertice di Vilnius, l’Accordo di associazione con incluso di Dcfta (Deep and Comprehensive Free Trade Area, l’Accordo per la creazione di un area di libero scambio) è stato parafato (è cioè tecnicamente pronti per la firma) con l’intesa di essere firmato definitivamente nel 2014. Una piccola vittoria per l’Unione, che dopo la schiaffo del presidente ucraino Victor Yanukovich, si è dovuta accontentare di aver incassato il sì del primo ministro moldavo Iurie Leanca, a capo del governo filoeuropeo. E un successo appunto anche per gli europeisti di Chisinau, che hanno per ora avuto la meglio sul fronte antieuropeo e filorusso che sta all’opposizione. Quasi come premio per il coraggioso passo verso l’Europa e la resistenza alla Russia, Bruxelles ha deciso di spalancare subito le frontiere al vino moldavo a partire dal primo gennaio 2014, senza aspettare la data prevista per tutti gli altri prodotti che rimane quella del 2015.


In attesa di provare quindi a prezzo concorrenziale gli squisiti Negro de Purcari o Fateasca alba, restano però alcuni punti interrogativi sul prosieguo dell’integrazione moldava nell’Unione Europea. Il fatto di avere parafato l’Aa non obbliga poi alla firma. Come già successo con l’Ucraina, che ha concluso le trattative nel 2012 e poi è andato tutto a rotoli tra il caso di Yulia Tymoshenko e il duello a distanza tra Mosca e Bruxelles, non è detto che nell’autunno del 2014 Chisinau arrivi alla sottoscrizione vera e propria. Da un lato rimangono probabili le ulteriori pressioni russe, anche se per il Cremlino la Moldavia non ha certo la stessa importanza strategica dell’Ucraina; dall’altro le elezioni parlamentari del prossimo anno potrebbero cambiare gli equilibri interni con un cambiamento della linea filoeuropea del governo di Leanca. Il blocco comunista, che secondo i sondaggi più recenti sorpasserebbe l’attuale maggioranza, ordinerebbe senza indugi il dietrofront. Ma, come insegnano sempre le vicende di Kiev dove le giravolte sono all’ordine del giorno, se è difficile fare previsioni sicure sul breve periodo, figurarsi quando manca quasi un anno all’appuntamento elettorale di ottobre 2014. Quello che è certo è che anche a Chisinau la battaglia sul destino del Paese, in bilico tra Est e Ovest, è ancora aperta.

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