Nomine, la rivoluzione di Renzi contro i Bisignani boys

Partecipate statali

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8 Gennaio Gen 2014 1430 08 gennaio 2014 8 Gennaio 2014 - 14:30

Prima la legge elettorale e il Job Act, ma dopo, al più tardi nelle prossime settimane, il segretario del Pd Matteo Renzi dovrà mettere mano al dossier più importante, quello sulle nomine nelle aziende statali, le controllate dal ministero dell’economia e dalla Cassa Depositi e Prestiti di Franco Bassanini: colossi come Eni, Finmeccanica, Poste Italiane, Enel e Terna devono rinnovare i consigli di amministrazione. È un valzer non indifferente con più di cento poltrone pronte a saltare, tra gli interessi dei boiardi di stato, dei partiti, della vecchia e della nuova politica. A quanto pare, al momento, Renzi non se ne sta occupando in prima persona. Il leader del Pd ha spiegato spesso di essere interessato più alle strategie aziendali che ai nomi da inserire nelle varie caselle. 

Ma come spesso accade in Italia, il valzer dei supermanager con stipendi a sei zeri scatena gli appetiti più inconfessabili, tra ambizioni di potere e voglia di cambiamento, relazioni internazionali e peso nelle decisioni economiche. Sono questioni che toccano i gangli di funzionamento più importanti per i meccanismi della Repubblica. Per questo motivo il “dossier” si trova al momento nelle mani di tre renziani doc, da Luca Lotti, il coordinatore della segreteria, detto anche Gianni "Lotti" (© Claudio Cerasa) a Stefano Bonaccini, responsabile degli enti locali fino Graziano Delrio, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie. Sul delicato “file” ci sarebbe poi la supervisione di due menti economiche come Dario Nardella e Yoram Gutgeld. 

Al precedente giro di nomine al governo c’erano Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti e Gianni Letta che risolvevano le questioni durante le cene "tricolori" di Arcore, accompagnati dal leader della Lega Nord Umberto Bossi e la sua mente economica Giancarlo Giorgetti. Sembrano passati secoli quando l'ex tesoriere leghista Francesco Belsito riuscì a strappare persino la vicepresidenza di Fincantieri. Ma la parte del leone, il vero gran burattinaio, è sempre stato in questi anni Luigi Bisignani, il fedelissimo di Giulio Andreotti, traghettatore della prima e della seconda repubblica italiana, coinvolto in inchieste di ogni tipo, da P2 alla P4 e, al momento, secondo gli addetti ai lavori, un po’ in disparte dopo l’uscita di scena del Cavaliere. Bisignani è balzato agli onori delle cronache per il libro "L'uomo che sussurra ai potenti" scritto insieme con il direttore di Lettera 43 Paolo Madron. «Da come e da chi vincerà la battaglia sulle nomine di aprile capiremo quanto contano ancora i Bisi-boys e quanto vale davvero Renzi, del resto Bisignani continua a sussurrare...» - spiega un esperto di questi inconsulti e spesso inspiegabili movimenti sotterranei. E i Bisi boys sono tanti. Ricoprono ruoli di prestigio come Stefano Lucchini, responsabile relazioni istituzionali di Eni e presidente di Eni Usa. Oppure come Marco Forlani, direttore relazioni esterne e comunicazione di Finmeccanica.

Dopo le dimissioni di Stefano Fassina da viceministro dell'Economia - vicenda che viene interpretata come un indebolimento delle pretese di Massimo D'Alema e degli ex Ds sulla partita - i maligni dei palazzi romani sostengono che il duo Enrico Letta-Fabrizio Saccomanni abbia ereditato in blocco il lavoro di Gianni Letta, zio del presidente del Consiglio, anche lui più defilato oggi, ma con il telefonino sempre rovente nelle giornate che fanno da preambolo alle nomine. La linea dell'esecutivo sarebbe insomma quella del "Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente", nello stile gattopardesco che ben si confà all'Italia. Del resto, smantellare anni di accordi, tessiture silenziose e inciuci non sarà facile per il «rottamatore» fiorentino che dopo aver sconfitto la vecchia classe dirigente dei Ds si appresta ora a partecipare alla competizione più difficile, quella di modificare il cuore del vero sistema di potere italiano.

Gli attuali padroni delle aziende statali sono ancora espressione del passato, da Paolo Scaroni in Eni, in corsa per il quarto mandato, grande amico di Bisignani e molto legato a Berlusconi, fino a Massimo Sarmi, uno che in dieci anni (dove arrivò nel 2002 per sostituire Corrado Passera, ndr) ha saputo barcamenarsi tra ex An e il Partito Democratico: si mormora sia molto vicino al renziano Paolo Gentiloni e lo scorso anno ha nominato amministratore di Poste Energia Riccardo Capecchi, ex tesoriere di Vedrò, ormai scomparso think tank lettiano. Lo stesso Fulvio Conti in Enel è stato considerato da sempre vicino a Pier Luigi Bersani, come invece Flavio Cattaneo a Gianfranco Fini e Ignazio La Russa. Il problema è che attraverso l'intricata giostra delle nomine potrebbe inserirsi pure il rimpasto di governo, come il valzer nel mondo bancario e finanziario italiano, con i fari accesi sulla Mediobanca di Alberto Nagel e Renato Pagliaro, ma con altri protagonisti come Gabriele Galateri di Genola, attuale presidente di Generali, pronti a nuove avventure. 

La situazione di Finmeccanica appare per certi versi differente. Gli scandali che hanno travolto l’azienda, dalla gestione di Piefrancesco Guarguaglini a quella di Giuseppe Orsi, hanno creato una calma apparente che dovrebbe durare per anni con l’amministratore delegato Alessandro Pansa e il presidente Gianni De Gennaro, quest’ultimo protetto e ben voluto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma anche in piazza Montegrappa, sede della holding della Difesa, i manager non possono dormire sonni tranquilli. Oltre a una rivoluzione nel consiglio di amministrazione - dove salteranno di sicuro il leghista Dario Galli e il larussiano di Paternò Giovanni Catanzaro - c’è chi ha ricominciato a fare il nome di Franco Bernabè, ex numero uno di Telecom Italia, per la presidenza. Ma se continua a circolare un nome sempre caldo come quello di Giuseppe Zampini di Ansaldo Energia, il gioco a incastri appare complesso per un azienda che sta affrontando ancora varie traversie giudiziarie e ha bisogno di tranquillità.

Più rovente la situazione del Cane a sei zampe. Scaroni, dopo le indagini della magistratura su Agip Kco in Kazakistan e su Saipem in Algeria, ha affrontato negli ultimi mesi pure la vicenda Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako estradata tra le polemiche dal nostro Paese la scorsa estate. L’amministratore delegato ha già dato disponibilità, insieme con il presidente Giuseppe Recchi, per un nuovo mandato. Ma le quotazioni, per entrambi, sono in ribasso. E qui si aprirebbero al momento due strade. I renziani che vogliono innovare vedrebbero bene sulle poltrone più importanti del colosso dell’energia due manager capaci come Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, e Vittorio Colao di Vodafone.

Eppure c’è chi all’interno dell’azienda ha iniziato a storcere il naso, perché pur volendo far cadere Scaroni ci sarebbe bisogno di un manager che conosca bene i corridoi di San Donato Milanese. E qui i nomi caldi sarebbero due, quello di Leonardo Maugeri, ex Direttore Strategie e Sviluppo dell'Eni SpA, fatto fuori sotto la gestione Scaroni, professore di energia ad Harvard, molto stimato in ambito internazionale e soprattutto quello di un altro ex, cioè Stefano Cao, altro manager ben voluto soprattutto tra i manager della controllata Saipem. Bisignani ha già parlato a lungo di Renzi e di come Berlusconi abbia corteggiato in passato il sindaco di Firenze. Tra i due non ci sono rapporti. Unico contatto è la figlia di Bisi, Lucrezia, giovane renziana di ferro. Madron le ha scritto su twitter una battuta: «La donna che sussurra a Renzi». Chissà... 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo 

Gentile Direttore,

in merito agli accostamenti fatti nell’articolo “Nomine, la rivoluzione di Renzi contro i Bisignani boys”, uscito ieri a firma di Alessandro Da Rold, a beneficio della sua testata che sono certo abbia il fine di riportare una corretta informazione, Le comunico che non ho mai avuto il piacere di conoscere il dott. Luigi Bisignani. Alla luce di ciò,  comprende bene che il contenuto dell’articolo è paradossale nelle due righe che riguardano il sottoscritto e le sarei dunque grato se potesse pubblicare questa rettifica.

Con i più cordiali saluti, Marco Forlani, Responsabile Relazioni Esterne, Istituzionali e Comunicazione Finmeccanica

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