Parigi chiama Hartz, l’uomo-riforma di Schroder

Riforma del lavoro

Peter Hartz
28 Gennaio Gen 2014 1930 28 gennaio 2014 28 Gennaio 2014 - 19:30
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BERLINO. - La Francia potrebbe cercare ispirazione in Germania per scrivere le nuove riforme del lavoro annunciata dal presidente François Hollande. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca, il governo francese avrebbe assunto come consulente il tedesco Peter Hartz, autore delle riforme tedesche del Governo Schröder conosciute con il nome «Agenda 2010». Il tecnico tedesco sarebbe già stato all’Eliseo, la sua presenza conferma la svolta ne oliberale del Governo di Hollande. Se quello tedesco è il modello che piace all’Eliseo, la scommessa è politicamente rischiosa e renderà difficile la rielezione del presidente socialista.

È raro trovare cittadini tedeschi che non conoscano il nome di Peter Hartz. Il che sorprende se si considera che si tratta di un consulente del Governo di Schröder che nel 2003 fu assunto dal ministero per riformare il lavoro. Insomma, non precisamente un vip della politica, quanto piuttosto un tecnico. Eppure oggi il dibattuto sussidio sociale tedesco per chi non lavora porta il suo nome: «Hartz IV». Si tratta allo stesso tempo di un nome che molti socialdemocratici associano a quello che si ricorda come il «tradimento della socialdemocrazia», cioè le riforme che hanno introdotto contratti atipici per garantire una estrema flessibilità del mercato del lavoro.

Secondo quanto riportato questa mattina dal quotidiano locale Saarbrücker Zeitung, Hartz sarebbe già stato all’Eliseo e avrebbe incontrato personalmente il presidente François Hollande. Consultato da Die Welt, l’ex membro del consiglio di amministrazione di Volkswagen ha confermato di aver avuto contatti con l’influente think tank francese En Temps Réel, però non ha voluto commentare le indiscrezioni riguardo a un incontro con Hollande.

Nel 2003, il governo di centro sinistra tedesco guidato dal cancelliere SPD Gerhard Schröder lo aveva nominato a capo di una commissione che aveva il fine di introdurre riforme strutturali. La Germania era allora «il malato d’Europa». Al suo tavolo sedevano sindacalisti, rappresentanti industriali e direttori di aziende di consulenza come McKinsey e Roland Berger. Le «Riforme Hartz» sono stata una serie progressiva di quattro cambiamenti, che hanno rivoluzionato il mondo del lavoro tedesco. Su questo tema due redattori di Linkiesta hanno scritto l’ebook Germania copia e incolla 2. Lavorare alla tedesca.

cambiamenti introdotti furono numerosi. Lo stato risparmiava così all’incirca quattro miliardi di euro annuali. La riforma tagliava i generosi sussidi di disoccupazione precedenti per introdurre un unico sussidio sociale, valido per tutti coloro che non lavorano da più di un anno e che va dai 380 euro per un single ai 700 per un genitore con tre figli. Spese sanitarie e parte dell’affitto venivano coperte dallo stato. Gli uffici di collocamento venivano riformati per assumere un ruolo più attivo. Si introducevano inoltre i minijob contratti pensati per chi guadagna un massimo di 450 euro al mese. L’idea alla base della loro nascita era quella di far «emergere il lavoro nero domestico»: il datore di lavoro sostiene oneri sociali estremamente ridotti. Nelle realtà, sono passati ad essere il lato oscuro del miracolo occupazionale tedesco.

È la nota dolente della gestione di Angela Merkel — alla prima occasione l’elettorato votò un Governo cristiano democratico e iniziò così il lungo regno di Merkel, che si è sempre ben guardata dal voler modificare le riforme del predecessore. Nonostante il paese vanti di muoversi verso la piena occupazione, nel 2012, ogni quattro contratti di lavoro dipendente, uno era un minijob, e la tendenza era in aumento. Circa 5 milioni di tedeschi avevano esclusivamente un contratto da meno di 400 euro, mentre altri 2 milioni ne avevano due, per un totale di 7,45 milioni di occupati (63% donne). Circa 800.000 pensionati avevano un minijob. In altre parole, la crescita tedesca lascia indietro parecchie persone e la disuguaglianza aumenta. Tra gli esperti non c’è accordo sul fatto che l’estrema flessibilizzazione dei contratti sia alla base del successo tedesco, molti lo attribuiscono ad altri fattori.

La Germania versava allora lacrime e sangue per contenere una situazione drammatica. Il contesto è serio anche in Francia. Nel mese di Dicembre si è toccato un record storico di disoccupazione, con 3.033 milioni di persone senza lavoro. Hollande ha promesso un elettro shock per ridurre la disoccupazione a fine anno e tagliare 30 miliardi di spesa pubblica.

Sono promesse che lo avvicinano più di quanto ci si sarebbe aspettato al diktat tedesco dell’austerity e sembrano anche un ammiccamento a Berlino con l’intenzione di rilanciare l’asse tra i due Paesi. La nomina di Hartz, se confermata, potrebbe rafforzare questa impressione. Dall’esperienza tedesca si possono trarre insegnamenti ma anche avvertimenti per non commettere gli stessi errori.

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