Greganti e la pista dei presunti conti svizzeri del Pd

Dalla Russia alla Cina, il Compagno G è ancora il faccendiere della sinistra su nomine e appalti

Primo Greganti
8 Maggio Mag 2014 1930 08 maggio 2014 8 Maggio 2014 - 19:30

«Chiama Primo,...lui ci garantisce sull’altro fronte politico». A vent’anni di distanza Primo Greganti, lo storico Compagno G, cassiere fedele del Pci, scampato a Tangentopoli grazie al suo mutismo (fu condannato a tre anni "scagionando" di fatto il partitone rosso), è ancora il «faccendiere», il punto di riferimento «dell’area del Partito Democratico», non quella renziana ma quella della minoranza piddina, capace di pesare nella partita per le nomine nelle aziende statali o la gestione degli appalti delle cooperative rosse (leggi Cmc di Ravenna) in un affare bipartisan come l’Expo 2015. È lui a vantare «autorevoli frequentazioni politiche tali da permettere una contribuzione determinante rispetto alle dinamiche» della «cupola affaristica». È lui a gestire i rapporti con la Russia e con la Cina, i due storici stati "rossi" che devono costruire e completare i padiglioni per l’esposizione universale. È sempre lui a portare i pm milanesi verso la Svizzera, verso quesi presunti «conti» che un tempo sarebbero stati del Pci (ma non è stato mai dimostrato in giudizio, ndr) e ora «sarebbero invece del Partito Democratico», dove sarebbero transitate le tangenti. Per il Capo della Procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati: «Non c'è nessun politico nazionale indagato, allo stato». Ma le indagini continuano.

È quanto emerge nelle pagine colme di intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare (due anni di indagini, ndr) che ha portato in carcere Greganti per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla turbativa d’asta, alla rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio ed al traffico di influenze nell’ambito di appalti pubblici. Una nuova Tangentopoli, secondo gli inquirenti, dove cambia l’entità della tangente - allora pari al 5% dell’appalto, oggi allo 0,80 - perchè ci sono appalti al ribasso del 40% (da 60 milioni di euro). Greganti è finito in manette insieme ad altre sei persone tra cui un altro pezzo grosso della Prima Repubblica lombarda, quel Gianstefano Frigerio già segretario della Dc provinciale e regionale negli anni Ottanta, parlamentare di Forza Italia detto «Il Professore» o «L’Onorevole», nonchè attuale presidente del centro culturale «Tommaso Moro» (dove si svolgevano gli incontri e, secondo l'accusa, circolavano le mazzette ndr) e collaboratore dell’ufficio politico del Ppe a Bruxelles.

Frigerio pare più che mai attivo sulla politica regionale e nazionale, tra incontri di rilievo con Silvio Berlusconi fino a quelli con Maurizio Lupi, attuale ministro per le Infrastrutture. O con Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd e uomo di fiducia di Matteo Renzi. Da Bersani a Guerini, fino agli altri politici di centrodestra citati tra le pagine, tutti smentiscono ogni possibile coinvolgimento, come di aver pronunciato le frasi che vengono riportate nell'ordinanza. Del resto, Greganti e Frigerio discutevano a tutto campo di progetti infrastrutturali, della Città della Salute, di aziende ospedaliere, di cooperative bianche e rosse, dell’ultimo valzer di nomine pubbliche in Finmeccanica, Eni, Poste e Terna come di politica. Ma anche del «padiglione cinese» e quello «russo» di Expo, su cui il vecchio Primo stava lavorando. «La Cmc ha un ufficio a Shangai, perché trent’anni fa l’avevo portata io la Cmc Shangai», dice Greganti in un’intercettazione.


LA CRICCA DELLE LARGHE INTESE

Il Compagno G, come emerge dalle 628 pagine di ordinanza, non aveva un rapporto di fiducia solo con un berlusconiano di ferro come Frigerio. Aveva un filo diretto anche con Sergio Cattozzo di Ceregnano già segretario regionale Udc della Liguria. Oppure con Luigi Grillo già senatore della Repubblica (amico stretto dell'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio), «quello a cui Lupi deve la sua carriera politica», oppure ancora con Enrico Maltauro amministratore delegato della Maltauro Spa di Vicenza, potente azienda di costruzioni o con lo stesso Angelo Paris (pure lui finito in manette) direttore generale divisione costruzioni e demolizioni di Expo 2015 Spa. Persino con Antonio Rognoni, già amministratore delegato di Infrastrutture Lombarde, attualmente agli arresti domiciliari per un altro filone d’indagine. Greganti c’è sempre. Viene sempre coinvolto, soprattutto quando bisogna operare su Milano, «la città di Pisapia e del centrosinistra», tra interessi sulla Metropolitana Milanese e l’Atm.

Da quel che emerge, in sostanza, ci sarebbe stata una «cricca» delle larghe intese, una seconda fascia decisionale, un sottobosco di faccendieri che si sono mossi in questi anni alle spalle dell’ex sottosegretario di palazzo Chigi Gianni Letta ma pure alle spalle dell’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani fino a lambire le stanze del Vaticano. Li ascoltavano, li coinvolgevano, per decidere e indirizzare le nomine nelle azienze statali e sugli appalti nelle opere pubbliche. Tutte cose da verificare, al netto di possibili millanterie dei protagonisti. Per questo motivo, nelle intercettazioni ambientali e telefoniche Frigerio ricorda spesso che se c’è da fare qualcosa su Milano «bisogna chiamare Primo». Se c’è da spingere per una nomine in un’azienda statale come la Sogin - responsabile della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali - bisogna sentire «Primo». 

 

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Ordinanza di custodia cautelare

IL GIRO DI NOMINE IN SOGIN E LE MAZZETTE

Il gip lo scrive nero su bianco: «Primo Greganti, come emerge dalle innumerevoli intercettazioni agli atti, è soggetto ritenuto dalla Polizia giudiziaria e dai titolari delle indagini legato al mondo delle società cooperative di «area Pd» già condannato con plurime sentenza passate in giudicato per dieci reati di materia tributaria e due fattispecie in materia di violazione delle norme sul finanziamento illecito ai partiti». Non solo. «I sodali Greganti e Grillo assumono nell’associazione ruoli direttivi ed organizzativi a garantire la fondamentale attività di «copertura» politica e protezione in favore degli imprenditori di riferimento del sodalizio sia dei pubblici ufficiali investiti di poteri decisionali in seno alle stazioni appaltanti». E sia Greganti sia Grillo «partecipano alla suddivisione «con Frigerio e Cattozzo delle somme versate dagli imprenditori in relazione alle varie procedure ad evidenza pubblica». 

Per questo motivo già alla fine del 2013 Frigerio iniziava a occuparsi della grande partita di primavera del 2014, quando ci sarebbe stata la tornata di nomine, le «600 poltrone» da affidare. Sogin è una di quelle che interessa di più alla cricca delle larghe intese. Bisogna confermare Giuseppe Nucci, già amministratore delegato, un «amico» degli arrestati. In una delle riunioni nell’ufficio di Frigerio con Cattozzo a settembre 2013, i due discuono del fatto che «Nucci è fuori completamente», perché non è stato confermato dal direttivo della Sogin Spa. Cattozzo ricorda di aver affrontato la questione anche con Greganti dicendo: «Anche lui (Greganti ndt) era convinto che si potesse ancora correre su Nucci presidente perchè Pierluigi Bersani ha detto "Io sono d’accordissimo». Tra le pagine dell'ordinanza compare anche Claudio Burlando, presidente della regione Liguria, storico bersaniano da poco passato tra le fila dei renziani.

FINMECCANICA E LA NOMINA DI MORETTI

In una riunione del 28 aprile 2014 tra i sodali Frigerio, Cattozzo, Greganti e Paris, si discute delle ultime nomine. Frigerio appare abbastanza preoccupato per quella di Francesco Starace in Enel ma chiede proprio al Compagno G informazioni anche su Mauro Moretti, nuovo amministratore delegato di Finmeccanica. L’impressione è che la cricca avrebbe voluto influire attraverso la politica sui nuovi nominati.
Frigerio: «Noi però abbiamo i nostri problemi non tu subito su Starace, magari poi ce lo vediamo..» 
Greganti: «Sì però secondo me poi bisogna vedere Starace...»
F: «Su una persona in gamba lui è molto di valore. E invece su Moretti, direi proprio tuo e non di Renzi...»
G:: «Sì, sì beh, insomma gli si può..»
F: «Nel senso che...il vecchio Pci»
G: «Sì ma io lo conosco da quando era al sindacato»
F: «ecco»

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