Inchiesta Mose

Coop rosse, braccio operativo delle tangenti a Venezia

Mazzacurati le usava per la bassa manovalanza. Spunta un aiuto a favore del fratello di Mognato

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16 Giugno Giu 2014 1915 16 giugno 2014 16 Giugno 2014 - 19:15
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C’è un verbale di interrogatorio pieno di omissis tra i 18 faldoni dell’inchiesta sul Mose di Venezia. È datato 23 luglio 2013. È quello di Franco Morbiolo, il presidente della Coveco, il consorzio di cooperative «rosse» già inserito nel Consorzio Venezia Nuova asservito al potere di Giovanni Mazzacurati. Colui che secondo l’accusa è stato «addetto» all’elargizione di mazzette e finanziamenti, anche leciti, a politici di centrosinistra, di centrodestra e persino alla Fondazione Marcianum dell’ex patriarca Angelo Scola. Morbiolo è ai domiciliari da sabato scorso, come l’amico Giampietro Marchese (entrambi accusati di finanziamento illecito, ndr), il compagno M, ex responsabile organizzativo del Partito democratico in Veneto, già responsabile della Fondazione Rinascita, una delle 50 che gestiscono il vecchio patrimonio immobiliare del Pci in Italia. Cosa ha raccontato Morbiolo ai magistrati? Perché i pm hanno chiesto per necessità investigative che non si sapesse quello che ha rivelato l’ex vicesindaco del piccolo comune di Cona nel veneziano? A quanto pare gli inquirenti stanno ricostruendo gli intrecci tra la politica, il Cvn e le coop rosse, a livello locale, sempre più impigliate in uno scandalo che rischia di travolgere il sistema locale e regionale, fino ad arrivare ai vertici nazionali del Pd: in settimana potrebbero arrivare nuovi avvisi di garanzia. Del resto, se i verbali di Morbiolo sono omissati, non lo sono quelli di un altro suo «sodale», Pio Savioli, ex tessera del Pci, consulente del Coveco, altro braccio operativo nelle tangenti di Mazzacurati, più che mai attivo a portare al Consorzio anche «del nero» per far funzionare il sistema Mose. 

È questo «il filo rosso» dell’inchiesta della procura di Venezia, è il lato meno appariscente, dove non ci sono i conti a San Marino o in Svizzera, oppure la vita dorata dell’ex Doge Giancarlo Galan, risultato, secondo i pm, di quella «multinazionale» della tangente di cui era titolare Piergiorgio Baita, il ras della Mantovani. I «compagni» si dividono le tangenti alle aree di sosta sulla A4, a piazzale Roma, al ristorante La Conchiglia o alle stazioni di servizio vicino a Jesolo. Al gruppo «rosso» si aggiunge Lino Brentan, ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova, già condannato a 4 anni, «il mazziere» secondo Baita, di nuovo arrestato nella vicenda Mose, altro conoscitore profondo del sistema di assegnazione di appalti e subappalti, come di versamenti alle campagne elettorali «del Pd». E alla combriccola si aggiunge Nicola Falconi, amministratore delegato della Sitmar, specializzato in bonifiche belliche: una di queste sarebbe stata assegnata perché collegata - si legge un’informativa della polizia giudiziaria del 24 aprile del 2013 - «al finanziamento politico perché lo stesso Falconi ha già effettuato nei confronti dei candidati del Partito democratico alle recenti elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013». Ma il lavoro delle coop è anche quello di piazzare parenti o amici degli amici nelle varie aziende consorziate, trovare consulenze, insomma far «girare» e «lubrificare» il sistema. 

Morbiolo tra gli «amici» del Pd, la guerra con le coop emiliane e la Marcianum di Scola

Tra le parti non omissate del verbale di Morbiolo ce n’è una dove il numero uno della Coveco parla delle donazioni alla Marcianum di Scola. «Da circa tre anni il Coveco» spiega Morbiolo «effettua donazioni liberali alla Fondazione Marcianum. È stato Savioli ad indicare l’opportunità di effettuare tali donazioni. Savioli mi disse che era bene fare tali donazioni per mantenere buone relazioni e per garantire la funzione di rappresentanza. Ricevuta questa indicazione da Savioli io non l’ho posta in discussione e mi sono adeguato». La croce e la falce e il martello. Perché per Morbiolo il vero nocciolo del business è la filiera del centrosinistra, come emerge in una registrazione nel suo studio datata 8 giugno 2011, grazie alle le cimici piazzate dagli investigatori di Venezia. È qui che Morbiolo, parlando con Marchese, il Compagno M, quello contro cui ha puntato il dito l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, spiega la «situazione» della cooperativa da lui diretta e delle guerre con la Ccc (Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, ndr), le cooperative emiliane che a quanto pare controllano il mercato. Scrivono gli inquirenti: «Morbiolo si lamenta che le cooperative sono ferme a dieci anni indietro rispetto a quello che è il mercato».

Non solo «Morbiolo parla dei problemi della Ccc e del suo presidente Collina Piero indagato per la partita dei treni per l’alta velocità e si lamenta del fatto che la Ccc ricatta le cooperative emiliane imponendole di non lavorare con il Coveco». E dice: «qui da noi, se il mercato in qualche maniera adesso, se c’è qualcosa che riusciamo, abbiamo bisogno degli amici. Cos’è che ci manca? Ci manca...qua bisogna che decidiamo (incomprensibile) o abbiamo un rapporto col Pd, al Pd... a livello nazionale e veniamo considerati in qualche maniera rispetto a quello che sono le opportunità». Morbiolo è preccupato, parla di Milano, accenna a Primo Greganti, il Compagno G finito in arresto sulle presunte tangenti intorno all’Expo 2015. Gli inquirenti annotano il profilo del Compagno G. «Funzionario a livello nazionale del Pds di Occhietto, quando militava nel Pci fu indagato nell’inchiesta Mani Pulite per la tangente nell’ambito dell’affare Enel, ha patteggiato una pena di 3 anni e mezzo nel marzo 2002 per finanziamento illecito al suo partito». 


Coveco, l’Expo 2015 e l’aiuto al fratello di Mognato

Il Coveco ha ottenuto come la Mantovani di Baita un appalto per la costruzione della piastra di Expo 2015. Morbiolo, in quella intercettazione aggiunge, confidando in un aiuto di Greganti:«bisogna spiegargli a ’sto ca... di CCC che è l’ora di finirla... perché siamo arrivati a un punto tale che a livello nazionale qualcuno ci crede in noi... Ma guarda che CCC è in difficoltà. Allora commercialmente parlando in Friuli non conta più un c... Chiama attraverso Roma, via Roma, hanno gli uomini, hanno gli uomini che fanno solo politica. Cioè per loro parlare di questo quaderno e parlare di un restauro... noi invece abbiamo la professionalità, tu la struttura se no non terremmo botta... Proprio sono in difficoltà. Fai un ragionamento: o il Pd crede, insomma a livelli, qualcosa anche a noi, no? Ma anche noi potremmo andare a lavorare anche a Roma. Anas potremmo avere rapporti. Rfi potremmo avere rapporti. Ma il solo ambiente che se si sente che c’è qualche altra campana... salterebbe dopo».

In un’altra intercettazione del 23 aprile del 2010 tra Savioli e Falconi spunta il terzo degli accusati di Orsoni, ovvero Michele Mognato, attuale deputato, ex segretario della provincia di Venezia. Compare per un presunto aiuto al fratello Ennio. È Falconi a raccontare che è stato Marchese uscendo dal Coveco a raccontarglielo perché «è andato per sistemare Mognato al Co. Ve. Co., (ride) desso vediamo come va a finire e perché me l’ha detto Franco (Morbiolo, ndr), sai dice «Dobbiamo, trovare un posto», cioè ... un posto di rilievo ... Mognato fratello, insomma quello che non ha fatto il vice Sindaco». Per gli inquirenti «appare evidente l’Interessamento di Marchese come descritto dal Falconi, finalizzato a trovare un’assunzione a Mognato Ennio», fratello di Mognato Michele,«ex vice-sindaco e Assessore al bilancio al Comune di Venezia e Segretario Provinciale di Venezia del Partito Democratico». 

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