Perché ogni volta che a Milano piove esonda il Seveso?

Ci sono state più di cento esondazioni negli ultimi trentacinque anni, ma ancora nessuna soluzione

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8 Luglio Lug 2014 1800 08 luglio 2014 8 Luglio 2014 - 18:00

Disagi, proteste e polemiche che vanno avanti da più di trent anni a Milano. Anzi di più, dal momento che nella storia si parla pure di esondazioni nel 1500, fino al primo secolo di vita della città, quando a quanto pare fu spazzato via il porto. Giunte di centrodestra o di centrosinistra. La storia non cambia. Tra cabine di regia, stati di crisi e task force a palazzo Marino. Una bomba d’acqua piovuta dal cielo nella notte tra martedì 7 e mercoledì 8 luglio ha riportato il capoluogo lombardo in un incubo ricorrente di sei lettere, Seveso. Strade allagate nella zona nord, tra il quartiere Isola e Niguarda, con le fermate della metropolitana gialla bloccate dalla pioggia. È una situazione che si protrae ormai da troppi anni, con il l’Expo 2015 alle porte e il rischio che persino durante l’esposizione universale possano crearsi problemi di questo tipo, con l’immagine della città a fare il giro del mondo. Tutta colpa del Seveso? Non proprio. Le colpe sono diverse, da suddividersi nei comuni che circondano il torrente, dalla continua e incontrollata urbanizzazione nell’hinterland milanese, agli interventi di ingegneria idraulica volti a modificare l’alveo fluviale, oltre che alla scarsa manutenzione e pulizia del letto del fiume. 

Cosa scorre sotto Milano

Partiamo dall’inizio: Milano, a differenza di quanto si può essere portati a credere è una città con un bacino idrografico estremamente complesso fatto di fiumi, canali, torrenti e rogge che scorrono, tra alcuni brevi tratti, sottoterra. I principali sono il Lambro, il Seveso-Martesana, l’Olona-Lambro meridionale, il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese. Cinque corsi d’acqua con uno sviluppo complessivo di circa 220 km dei 370 totali delle vie d’acqua che scorrono sotto Milano. Non bastasse, la storia stessa è fatta di deviazioni di corso, interramenti, aperture e chiusure di canali: basti pensare che l’alveo naturale di Seveso, Olona e Lambro è ben lontano da dov’è oggi la città e che furono i romani a deviarne il corso per soddisfare la grande domanda d’acqua dell’allora Mediolanum. Il primo a essere deviato, peraltro, fu proprio il Seveso.

Il Seveso e le esondazioni

Il Seveso ha origine nei colli ad occidente di Como, scende verso valle attraversando varie zone urbanizzate ed alcuni centri abitati e, dopo un percorso di circa 35 km in alveo scoperto, entra in Milano. Qui il torrente inizia il suo percorso sotterraneo per confluire poi nel Naviglio Martesana per dare origine al cavo Redefossi, che attraversa la città e ne raccoglie parte delle acque reflue. Il problema è che il Seveso, anche nella sua parte scoperta, quella a nord di Milano, attraversa una zona tra le più urbanizzate d’Europa, in cui la permeabilità del terreno è praticamente pari a zero. Quando piove, tutta l’acqua cola quindi nei tombini e da lì al fiume. Che non trovando spazio nell’alveo, fa il percorso inverso. Non solo: come molti dei corsi d’acqua della provincia di Milano, anche il Seveso viene spesso utilizzato come discarica per rifiuti ingombranti, generalmente edili, che provocano una diminuzione della sezione idraulica del torrente, peggiorando anche la condizione sanitaria delle acque. Teatro principale delle esondazioni la zona che va da Niguarda a piazza dei Carbonari, coinvolgendo strade di grande comunicazione come la Comasina e viale Zara.

Lo scolmatore di Nord Ovest

Il primo tentativo di porre rimedio alle inondazioni del Seveso è datato 1954, anno in cui il Comune di Milano decide di costruire lo «Scolmatore di Nord Ovest», in grado cioè di diminuirne la portata di un corso d’acqua prelevandone un parte. Allora la portata del Seveso era di 1,8 metri cubi al secondo, ma i progettisti previdero una portata di circa quindici volte superiore, pari cioè a 30 metri cubi al secondo. Furono abbastanza lungimiranti, sia in relazione alla successiva urbanizzazione della città, sia soprattutto alla lentezza dei lavori di costruzione dello scolmatore, che terminarono nel 1980. Tuttavia, tra il 1976 e il 2010, le esondazioni sono state ben 108. La peggiore peraltro, è stata una delle ultime, quella del 19 settembre 2010, la terza di quell’anno: 70 milioni di euro di danni, chiusura di tre stazioni della linea 3 della metropolitana per dieci giorni e ingenti danni al cantiere della nascitura linea 5. Segnale piuttosto inequivocabile che lo scolmatore, forse, non basta: anche perché, da allora, ce ne sono state altre tredici.

 

Tante parole, zero soluzioni

A seguito dell’esondazione del 2010 fu la Giunta Moratti a incassare le accuse di lassismo e di noncuranza rispetto al problema. Soprattutto, fu l’ex Sindaco Albertini ad accusare la Giunta di aver abbandonato il progetto del secondo scolmatore, quello di nord est. Oggi, a parti invertite, tocca alla Giunta Pisapia. Se il progetto del secondo scolmatore sembra tuttavia essere stato definitivamente abbandonato, nel mese di settembre 2013, si è svolta la prima riunione di tutti gli Enti interessati alla difesa idraulica del territorio che hanno già deciso un ampliamento del 20% della capacità dello scolmatore di nord-ovest e la costruzione di una vasca di laminazione a Senago. Le opere sarebbero già finanziate per una cifra che pare si aggiorni attorno ai 70 milioni di Euro, ma l’ultimo progetto presentato da Regione Lombardia – tre vasche di laminazione di grandi dimensione, più una ventina di vasche più piccole che arrivano sino al parco Nord – ne costa almeno il doppio e la ricerca dei fondi appare già di suo un’impresa non da poco, oltre alle proteste di chi ritiene l'opera inutile e dannosa all'ambiente. Chissà se saranno pronte entro Expo 2015

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