Mare Nostrum funziona: i morti in mare diminuiscono

L’operazione in numeri: i costi sono alti, ma le navi hanno salvato in mare oltre 76mila persone

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16 Luglio Lug 2014 0815 16 luglio 2014 16 Luglio 2014 - 08:15

Dopo la terribile immagine degli immigrati morti asfissiati nella stiva di un grosso peschereccio soccorso nel Canale di Sicilia, la polemica sull’utilità o meno dell’operazione Mare Nostrum è tornata a riempire le pagine dei giornali e i post dei social network. «Buonisti scatenati quasi quanto gli scafisti», «Stop Mare Nostrum subito!», «Le giacche di chi governa sempre più sporche di sangue», «Renzi dice che Mare Nostrum continua. Avrà sulla coscienza altri morti e la sofferenza di migliaia di italiani»: sono solo alcuni dei tweet del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. «Non fermate Mare Nostrum. Le operazioni della marina militare italiana non sono la causa del boom di arrivi e tantomeno delle morti», risponde dalle colonne di La Repubblica Christofer Hein, direttore del Consiglio italiano rifugiati. 

Chi ha ragione? Come sempre, per capire a fondo una questione, la migliore scelta da fare è affidarsi ai dati. La domanda a cui bisogna rispondere è: Mare Nostrum serve a qualcosa? E la risposta sembra essere sì, visto che il numero delle vittime nel Mediterraneo è calato a picco.

Partiamo cercando di spiegare cos’è Mare Nostrum. L’operazione «militare e umanitaria» è iniziata con il governo Letta il 18 ottobre del 2013, dopo il naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 nel quale persero la vita oltre 300 migranti. Mare Nostrum consiste nel potenziamento del controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo meridionale, affiancando la missione Constant Vigilance (che la Marina Militare svolge dal 2004 nel Canale di Sicilia), e in collaborazione con i programmi europei Frontex ed Eurosur.

All’operazione partecipano personale, navi e aerei della Marina militare, dell’Aeronautica militare, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di porto, personale del Corpo militare della Croce Rossa italiana e della Polizia di Stato imbarcato sulle unità della Marina militare. Solo la Marina militare, in media, impiega ogni giorno nell’operazione circa 900 militari, cinque navi (una nave anfibia, due fregate e due pattugliatori) per imbarcare gli immigrati e portarli a terra, 2 elicotteri e due aerei muniti di dispositivi ottici a infrarosso e una rete radar costiera. Il comando è affidato al contrammiraglio Mario Culcasi, imbarcato sulla nave Etna, da dove gestisce le operazioni.

I costi dell’operazione. In base ai dati forniti dalla Marina Militare, l’operazione Mare Nostrum costa ogni mese al governo italiano 9,3 milioni di euro in media, anche se - secondo quanto lasciano intendere dal Partito per la tutela dei diritti dei militari (Pdm) - sarebbero di gran lunga maggiori. L’Espresso ha pubblicato i costi giornalieri di ciascuna delle cinque navi così come emergono dalle tabelle ufficiali sui “costi giornalieri di spesa delle unità navali della Difesa”: per la nave anfibia “Santi” si spendono 113.781,65 euro, per le due fregate Classe Maestrale 411.697,60 euro, per il pattugliatore Costellazioni 45.703,84 euro, per la corvetta Minerva 78.355,31 euro. Dall’inizio della missione, sarebbero stati spesi in tutto 172.777.169,18 euro. A ottobre 2014, a un anno dall’inizio dell’operazione, il costo totale potrebbe superare i 237 milioni di euro.

A fronte di questa spesa, la domanda che molti si pongono è: Mare Nostrum è davvero utile? Se compariamo il numero di morti nel Canale di Sicilia prima e dopo l’avvio dell’operazione, sembrerebbe di sì. In base a “Migrants Files”, il database sugli sbarchi dei migranti curato da un team internazionale di dieci giornalisti in base ai numeri raccolti dal blog Fortress Europe, della ong United for Intercultural Action e del progetto Puls dell’Università di Helsinki, i morti tra rifugiati e migranti ogni mille viaggi via mare verso l’Italia sono diminuiti dai 39 del 2012 ai 4 del 2014. Questo, mentre solo nei primi tre mesi del 2014 il numero di migranti arrivati via mare nel nostro Paese è 13 volte superiore allo stesso periodo del 2013 (843 al 27 marzo 2013, 10.975 nella stessa data dell’anno successivo). Dall’inizio del 2014 gli arrivi hanno superato la quota di 60mila e sono destinati a crescere, soprattutto con le condizioni climatiche favorevoli del periodo estivo, tanto che non si esclude che a fine anno si tocchino i 100mila arrivi dal mare. Numeri che superano di gran lunga il picco dei 62mila sbarchi raggiunto nel 2011, durante il rovesciamento di tre regimi in Nord Africa e i conflitti in Libia e Siria. L’anno successivo erano scesi a poco più di 13 mila, mentre nel 2013 sono stati poco più di 30 mila. 

Secondo i dati forniti dalla Marina Militare, dall’inizio dell’operazione all’8 luglio 2014 gli immigrati soccorsi e salvati dalle imbarcazioni di Mare Nostrum sono 76.035. I cadaveri portati a terra sono stati 77, anche se il numero dei morti – se contiamo anche i dispersi – è di certo destinato a salire. I corpi recuperati dalle imbarcazioni italiane fino alla vigilia dell’operazione Mare Nostrum solo nel 2013, stando ai fatti di cronaca, superavano però i 400. Le imbarcazioni localizzate dalle vedette della Marina sono state 424, mentre quelle soccorse sono in tutto 289.

Quanto costano i soccorsi degli immigrati. Al costo dell’operazione Mare Nostrum, vanno aggiunti i 20 milioni per il Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati stanziati dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e i 190 milioni stanziati dal ministero dell’Interno dopo il naufragio dell’ottobre 2013. Un totale di 210 milioni (oltre ai 273 di Mare Nostrum) finanziati per 90 milioni di euro dal Fondo europeo per i rimpatri, 70 milioni dalle entrate dell’Inps derivanti dalla regolarizzazione degli immigrati e 50 milioni dalla riduzione del «Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime di reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura». 


Quanto spende l’Europa per l’immigrazione? Per l’operazione Frontex da Bruxelles nel 2014 sono stati stanziati oltre 89 milioni di euro, mentre il costo di Eurosurche dal dicembre 2013 sorveglia le frontiere europee soprattutto attraverso i droni, fino al 2020 dovrebbe superare i 240 milioni di euro (secondo una prima valutazione della Commissione europea).

Poi ci sono i soldi che da Bruxelles arrivano in Italia per far fronte agli sbarchi: parliamo del Fondo europeo per i rifugiati, dal quale l’Italia ha ricevuto solo per il 2013 6,8 milioni di euro; il Fondo europeo per i rimpatri, che nel 2013 ha portato nelle casse italiane oltre 9 milioni di euro; il Fondo europeo per l’integrazione, dal quale dal 2007 al 2013 sono arrivati in Italia oltre 103 milioni di euro; e il Fondo europeo per le frontiere esterne, destinato a polizia di Stato, Guardia di Finanza, Marina militare, capitanerie di porto, che solo nel 2013 ha destinato al nostro Paese oltre 169 milioni di euro.

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