Benvenuti nel paese delle opere incompiute

Quasi settecento piccole o grandi opere lasciate a metà che costano all'Italia 4 miliardi di euro

Bbmi
23 Agosto Ago 2014 0815 23 agosto 2014 23 Agosto 2014 - 08:15

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Sono quasi 700, sparse per tutto lo stivale, appena iniziate, completate in attesa di collaudo, scheletri di cemento che vanno distruggendosi ancora prima d'esser completati e che, in alcuni casi, non c'è più interesse al completamento dell'opera stessa. Sono le incompiute d'Italia entrate nell'anagrafe del ministero delle Infrastrutture. Quanto valgono? Un patrimonio da 2,6 miliardi di euro che necessità  almeno di circa 1,40 miliardi per essere completato e messo in funzione. Insomma un “cimitero” da 4 miliardi euro, che, secondo alcune fonti vicine al ministero delle Infrasttrutture, sarebbe «ampiamente sottostimato». Ultimi dati arrivati: quelli della Regione Calabria.

Infografica Incompiute

Per la legge si intende “incompiuta” l'opera pubblica che non è stata completata: a) per mancanza di fondi; b) per cause tecniche; c) per sopravvenute nuove norme tecniche o disposizioni di legge; d) per il fallimento dell'impresa appaltatrice; e) per il mancato interesse al completamento da parte del gestore.

Un patrimonio da 2,6 miliardi di euro che necessità  almeno di circa 1,40 miliardi per essere completato e messo in funzione

Una raccolta dei dati fatta dagli enti locali e che presenta lacune comunque importanti, inseriti nell'anagrafe in formati che di certo non ne aiutano la catalogazione. Lacune, come riporta Il Sole 24 Ore, che “Tanto per fare gli esempi più macroscopici” non inseriscono nelle liste “il cantiere del Palasport di Tor Vergata a Roma. Eppure la maxistruttura firmata da Santiago Calatrava è da tempo ridotta a uno scheletro arrugginito per mancanza di fondi. Silenzio anche sui lavori di riconversione degli ex mercati generali sulla base di un progetto inizialmente affidato nientemeno che alla superstar dell'architettura Rem Koolhaas. Lo stesso si può dire per opere attese da anni come l'ospedale del Mare di Napoli, il cantiere infinito della cittadella giudiziaria firmata da David Chipperfield a Salerno o la "mitica" bretella Campogalliano-Sassuolo, necessaria per potenziare la viabilità del distretto emiliano della ceramica. Anche se magari in questo caso non si può forse parlare "tecnicamente" di incompiuta, visto che i lavori non sono mai stati avviati”.

Per quanto riguarda invece le opere censite si trova comunque di tutto: dall'infrastruttura stradale alla scuola, passando per parcheggi, caserme e ospedali. La prima della lista delle opere incompiute di competenza nazionale è la nuova linea Ferrandina-Matera-Venusio. Gli interventi sono al palo per un'opera da 165milioni di euro e per l'ultimazione dei lavori ne sono previsti ulteriori 35 di milioni. Il fallimento della cooperativa costruttori (CIR/Coop Costruttori) e la messa in discussione del piano da parte di altri enti territoriali ha sostanzialmente bloccato l'opera e la questione si trascina dal 2006. Il comune di Venezia sta invece ancora facendo i conti con la costruzione del Nuovo Palazzo del cinema, che dopo ridimensionamenti e ripartenze varie è ancora incompiuto. Un'opera da poco più di 84milioni di euro, che allo stato attuale ne avrà bisogno almeno altri 22 per il completamento.

Nell'elenco delle incompiute di competenza locale e generale invece a fare da apripista c'è un'opera messa a progetto, con fondi stanziati e mai iniziata: si tratta dell' Idrovia Padova - Venezia. 461milioni di euro da spendere, lavori allo 0%. Nella stessa situazione, cioè quella di opera incompiuta con lavori ancora da iniziare, si trova per esempio, con ben altre cifre il completamento della piazza di Ottati (Salerno), che risulta ancora da iniziare. Altri grandi interventi riguardano invece diversi ospedali: il caso più rilevante, almeno da un punto di vista economico, è quello del nuovo polo di Alba-Bra, in provincia di Cuneo. Una struttura da 172 milioni progettata 12 anni fa che secondo i dati pubblicati sul sito internet dell'Asl sarebbe arrivato al 50% di completamento, ma che al ministero risulta invece ferma a un terzo del percorso con la stima per terminare i lavori a 42milioni di euro.

A far da padrone ci sono però i piccoli interventi, che costano comunque anche centinaia di migliaia di euro. «Abbiamo fatto i calcoli - ha riferito a La Stampa il viceministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini - e le 628 incompiute rappresentano 3,5 miliardi di spesa». Tuttavia non tutte le opere potrebbero essere salvate e completate, in particolare quelle che alla casella della percentuale di avanzamento lavori marcano uno zero.

«Le 700 incompiute rappresentano 3,5 miliardi di spesa»

Dopo l'anagrafe infatti il governo deve decidere come procedere: finanziare opere non ancora iniziate, ma che già presentano tutte le caratteristiche per essere definite “incompiute”, oppure impiegare le risorse per portare a termine quei cantieri che vedono uno stato di avanzamento prossimo al termine dei lavori.

Sicilia (72), Sardegna (68) e Puglia (59) rappresentano le regioni da cui sono arrivate maggiori segnalazioni quantitative rispetto alle opere incompiute, seppure - ricorda ancora Il Sole 24 Ore - con assenze macroscopiche, come la diga del Pappadai di Taranto. Progettata nel 1984 avrebbe dovuto portare acqua in 7.200 ettari di campagna e ora è invece ridotta a una discarica. Nell'elenco non marca visita la sola provincia di Trento che non dichiara nessuna opera incompiuta.

Sicilia (72), Sardegna (68) e Puglia (59) rappresentano le regioni da cui sono arrivate maggiori segnalazioni

Un discorso particolare andrebbe fatto, e va fatto, sui dati a disposizione e sulla fruibilità di questi ultimi da parte delle amministrazioni centrali: da segnalare le differenze tra i vari moduli di raccolta per la segnalazione delle opere incompiute, che da regione a regione trova schemi troppo diversi per poter essere catalogati al meglio. Oltre a una norma, come ha ricordato Nencini, che stabilisca una programmazione dei fondi in tema, andrebbe affrontato anche questo versante di segnalazione e catalogazione dei dati. Perché oggi trasparenza non significa solo mettere a disposizione numeri e cifre nascosti in faldoni, ma farlo ma in formati che permettano agevolemente la localizzazione delle opere e l'indicazione delle voci di spesa, rendendo più facile il monitoraggio sia a cittadini e addetti ai lavori, sia alle istituzioni stesse.

Insomma, che il tanto decantato “Open Data”, come ha scritto qualche settimana fa su Wired Guido Romeo, riferendosi al portale dati della Camera dei Deputati, non sia solo “roba da smanettoni”, ma uno strumento per monitorare e rendicontare la fine che fanno i denari pubblici.

Ultimo aggiornamento 14 gennaio 2015

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