Droga e prostitute non salveranno l’Italia

Nel ricalcolo del Pil, le attività illegali valgono 59 miliardi, ma non ci tirano fuori dai guai

453388564
23 Settembre Set 2014 0745 23 settembre 2014 23 Settembre 2014 - 07:45
...

L'articolo, originariamente pubblicato il 25 agosto 2014, è stato aggiornato il 23 settembre 2014

Da settembre, il Pil italiano è calcolato attraverso una nuova metodologia, denominata Sec2010 (Esa2010, se siete anglofili). Di quella che potrebbe essere una semplice notazione a uso e consumo di economisti e statistici, si è in realtà fatto un gran parlare, in questi mesi. Sintesi del dibattito pubblico, a fette spesse: nella nuova metodologia, entrerà nel calcolo del Pil anche l’economia illegale, dalla droga alla prostituzione, sino al contrabbando e l’Italia è un paese a forte tasso d’illegalità. Ergo, il Pil italiano crescerà a dismisura grazie alla criminalità. A valle di un simile sillogismo, tutta la letteratura possibile sull’Italia che sopravvive a colpi di espedienti, che tollera e si serve dell’illegalità invece di combatterla e via discorrendo.

Le cose – purtroppo o per fortuna - non stanno esattamente così: l’impatto della nuova metodologia di calcolo sulla crescita del Pil è pari a zero e poco cambia anche lo stato dei nostri conti pubblici. Sia che siate tra quelli che speravano nel make up contabile per far uscire l’Italia dalle secche della recessione, sia che militiate nel partito degli inorriditi, quindi, potete tranquillamente deporre bottiglie di spumante e asce di guerra. I motivi? Almeno cinque, così come i luoghi comuni da sfatare.

 «L’Europa ha cambiato le regole in corsa per far finta di non essere in crisi»
Questo luogo comune è piuttosto diffuso. Sono parecchi i titoli di giornali che parlano di un Europa che ha deciso di «mettere i tacchi» ai suoi conti pubblici per farli sembrare più belli (o meno brutti) di quel che sono. In realtà, l’Europa non ha deciso un bel nulla, ma si è semplicemente uniformata a decisioni altrui. Fino al 1947, ogni Stato calcolava i propri conti pubblici un po’ come voleva. Poi è arrivata l’Onu e con lei l’idea di uniformare le contabilità di tutti i paesi aderenti. La prima versione del Sistema dei Conti Nazionali (Sna è l’acronimo inglese) è del 1953. Da allora, la metodologia di calcolo è stata aggiornata cinque volte, per venire incontro ai mutamenti dell’economia reale e per rendere più verosimili possibili quelle che altro non sono che stime. L’ultimo aggiornamento della Sna è stato nel 2008, poco prima dell’inizio della crisi. Eurostat ha recepito questa variazione nel 2010, così come aveva recepito nel 1995 i dettami di Sna1993. I paesi europei inizieranno ad adottare questa nuova metodologia nel settembre del 2014, quando verranno diffusi i dati sul terzo trimestre dell’anno.

«Con le nuove regole, il Pil crescerà magicamente di uno o due punti»
In effetti, Eurostat ha stimato una rivalutazione del Pil europeo di circa 2,4 punti percentuali. Una percentuale credibile, visto che il prodotto interno lordo americano, con la nuova contabilità, si è rivalutato del 3% circa. Qualcuno, tuttavia, ha confuso rivalutazione e crescita, arrivando a dire che «se, con il contributo di questo “doping” legale, nel 2015 il Pil salirà del 2 o addirittura del 3%, l’esecutivo avrà buon gioco a ricordare che il Def approvato all’inizio di aprile prevedeva un ben più risicato +1,3%».  In realtà, cambierà il valore assoluto del Pil, non il suo andamento trimestrale o annuale, visto che tutti i conti nazionali dal 1995 a oggi saranno rivalutati in funzione delle nuove regole. Prendiamo la Germania, che si è portata avanti e ha cominciato a usare Sec2010 già da qualche mese: il suo Pil si è rivalutato del 3% circa, ma nel secondo trimestre 2014, il primo in cui è stata usata la nuova metodologia, il prodotto interno lordo è calato di 0,2 punti percentuali. Non il miglior doping del mondo, a quanto pare.

«Con le nuove regole, il Pil cresce grazie alla criminalità»
Anche questo è un luogo comune da sfatare. Gran parte della rivalutazione del Pil – circa l’1,9% di quel 2,4% - dipende infatti dalla nuova classificazione delle spese di ricerca e sviluppo, che da consumi intermedi verranno considerate investimenti. Non è un caso, del resto, che i paesi che maggiormente beneficeranno di Sec2010 saranno Finlandia, Svezia, Austria, Olanda e Regno Unito, non certo terre di criminalità organizzata. La seconda voce in classifica – che pesa circa lo 0,1% - riguarda invece la rivalutazione delle spese militari, anch’essa classificata da costo intermedio a investimento. Irrisorio il peso delle altre rivalutazioni, da quella della spesa pensionistica a quella relativa all’esportazioni e successiva importazione di prodotti semilavorati, sino al ricalcolo di alcune attività economiche che fanno capo alle pubbliche amministrazioni. Lo stesso ovviamente vale per attività illegali. Che valgono davvero - generando gettito - laddove sono legali, come ad esempio in Olanda o in Germania.

Cambio Calcolo Pil

«Se in Italia venisse calcolata l’economia illegale, altro che crisi…»
Ok, in effetti c’è parecchio di illegale e irregolare nell’economia italiana. Secondo l’Istat, nel 2010, il sommerso italiano – attività legali che sfuggono all’imposizione fiscale – era quantificabile tra il 16,3% e il 17,5% del Pil e, su queste basi, già inserita al suo interno. A mancare era l’economia illegale, invece, quella che riguarda la vendita di beni e servizi proibiti dalla legge o venduti senza esserne autorizzati. Secondo alcune stime della Banca d’Italia, l’intera economia illegale in Italia, vale circa l’11% della ricchezza complessiva del Paese, laddove i tre ambiti esplicitamente richiamati da Sec2010 – droga, prostituzione e contrabbando di alcool e sigarette – è valutabile in misura inferiore. Peraltro, la difficoltà di osservazione dei fenomeni, il principio di prudenza e le linee guida diffuse da Eurostat, tuttavia, facevano supporre che l’impatto di tali attività sul Pil sarebbe stata di molto inferiore, come avevano ribadito sia l'ex Presidente di Istat Giovannini, sia il direttore del dipartimento sui conti nazionali Monducci: in effetti, la rivalutazione del Pil operata dall'Istat è stata pari a 58,8 miliardi di euro. Una cifra enorme che tuttavia è pari "solo" al 3,2% del Pil. Siamo ben lontani, insomma, da quella notte dell’’87 in cui l’Italia, inserendo per prima le attività sommerse nel suo calcolo del Pil, lo vide aumentare di ben 18 punti percentuali, arrivando a superare l’Inghilterra e a diventare la quarta economia del continente per valore assoluto.

«Grazie alle nuove regole, conti in ordine, niente tagli e niente riforme»
È vero in parte. Se il valore assoluto del Pil cresce di tre punti percentuali, migliora anche l’impatto sul rapporto debito/Pil e deficit/Pil  almeno per quest’anno. L'effetto è stato utile, anche se piuttosto limitato: il rapporto deficit/Pil è migliorato dello 0,2% e quello tra debito e Pil del 4,7%. Abbastanza, quindi, sia per non sforare il rapporto del 3% deficit/Pil, sia per scendere sotto al 130% del rapporto tra debito/Pil. Buon per Renzi, forse, che si troverà a redigere la Legge di Stabilità con qualche vincolo di bilancio in meno. Tuttavia, sarebbe un grave errore dimenticare quanto il sollievo indotto da questa rivalutazione sia in realtà effimero e figlio di un piccolo "effetto-rivalutazione" che durerà lo spazio di un trimestre. Tempo guadagnato o tempo perso?

 

Potrebbe interessarti anche