In Italia esistono ancora terapie per “curare” i gay

Alcuni centri specializzati la considerano una malattia e promettono di guarire dall’omosessualità

Lgbt Martinbureau
25 Ottobre Ott 2014 1115 25 ottobre 2014 25 Ottobre 2014 - 11:15

C’è chi le definisce posizioni «clerico fasciste». E non sbaglia. Perché le prese di posizione di questi ultimi tempi contro i matrimoni omosessuali e le unioni civili arrivano da un brodo di coltura che si colloca a metà tra i nostalgici del fascismo e gli ultracattolici ancora presenti in Italia. Nei giorni in cui il leader del centrodestra Silvio Berlusconi si dice d’accordo alle unioni gay e persino dal Sinodo si levano posizioni di apertura alle coppie omosessuali, in Italia permane una sacca di irriducibili, convinti sostenitori della famiglia tradizionale. Persino convinti del fatto che l’omosessualità sia una malattia e vada curata. Teorie dure a morire, che attecchiscono nella zone meno acculturate del nostro paese, soprattutto tra le fette di popolazione più anziana e religiosa.

Associazioni cattoliche, semplici parrocchie nella profonda Brianza, ma pure gruppi di nostalgici del Duce spesso si offrono di aiutare ragazzi che vengono definiti «in difficoltà». Giovani che nel momento in cui «credono o temono» di essere omosessuali «quasi sempre entrano in una fase di vita caratterizzata da grande solitudine e sofferenza». È l’ormai nota “terapia riparativa” sdoganata nel 2009 a San Remo da Povia con la canzone “Luca era gay”, storia vera o presunta su un ragazzo che da omosessuale è diventato eterosessuale. L’Arcigay e le altre associazioni per diritti degli omosessuali hanno sempre condannato queste prese di posizione che la scienza e la stessa psichiatria hanno abbandonato da anni. Ma c’è chi resiste. 

«Sono teorie di milioni di anni fa, sedimentate nella società italiana dopo secoli di maschilismo, razzismo e omofobia - spiega Franco Grillini, presidente di Gaynet.it e presidente onorario dell’Arcigay - Cercano di trovare spazio in particolare tra i credenti, ci sono storie difficili, di suicidi, ma anche alcune esilaranti. Come negli Stati Uniti, dove il capo della comunità Exodus, che si prefiggeva di curare l’omosessualità ha chiesto scusa ed è scappato con il suo compagno. Persino nella Christian Coalition ci sono stati casi di persone beccate a farsi fare una marchetta dallo spacciatore di cocaina...». Nonostante un trend differente, nel nostro Paese c’è ancora chi crede in queste teorie. Eppure i sondaggi, soprattutto nelle giovani generazioni, raccontano di come la situazione sia completamente cambiata.


Negli ultimi sondaggi pubblicati da Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, la sondaggista più fidata dell’ex Cavaliere, si nota che tra i giovani quasi il 77% è aperto a concedere più diritti alle coppie omosex e di come persino il 39% sia disposto ad accettare l’adozione di un figlio. Posizioni che solo pochi anni fa erano impensabili. Grillini spiega: «L’Italia è a macchie di leopardo. Le persone anziane sono quelle meno aperte. Poi ci sono i credenti, così come in campagna c’è un atteggiamento diverso da quello delle città, ma credo che già nei prossimi vent’anni si potrà arrivare a una situazione molto diversa nel nostro Paese». 

Tra i sostenitori delle “terapie riparative” c’è il Gruppo Lot, dove spicca la testimonianza di Luca di Tolve, ex omosessuale, folgorato sulla strada di Medjugorje. «Ritrovato se stesso» si legge sul sito «Luca incontra anche l’amore a lungo cercato e con Terry inizia una nuova vita, pervasa da una gioia e una pace mai sperimentate prima. Un’autobiografia controcorrente, ma non polemica, dettata dal desiderio di testimoniare la propria rinascita trovando tolleranza e rispetto per la propria scelta di vita». La terapia riparativa consiste innanzitutto nell’uso della «cristologia», ovvero in una lettura continua del Vangelo. Le realtà sono diverse. C’è l’associazione Agapo, l’alleanza Cattolica Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana, l’associazione Famiglia Domani, persino i Medici Cattolici di Brescia. C'è pure lo psicologo Alessandro Meluzzi, spesso ospite nel salotto di Bruno Vespa su Porta a Porta. 


Nell'agosto scorso Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, criticò le parole di Giancarlo Cerrelli, vicepresidente Unione Giuristi Cattolici Italiani, durante “Unomattina Estate”. Cerelli disse che l'omosessualità è una malattia e per questo andava curata. La Palma spiegò che «gli psicologi, secondo il Codice Deontologico, non possono prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona» e che «affermare che l’omosessualità possa essere curata o che l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare (…) è una informazione scientificamente priva di fondamento». Non a caso l'Arcigay spesso accoglie le denunce di omosessuali che vengono avvicinati da sedicenti psicologi che pensano di "curare" il "malanno". Il Gruppo Lot e altre associazioni ribatterono in una nota come spesso «ci si limita a mettere all’indice le terapie riparative, a mettere alla berlina le associazioni e i gruppi che accolgono e sostengono chi sperimenta questo dolorosissimo disagio e si finisce per dimenticare di prendersi cura di loro». 

Dalle Sentinelle, che si ispirano al movimento Manif pour Tous francese, fino a Militia Christi, chi più ne ha più ne metta, mentre da più parti in Italia si levano alzate di scudi da parte di vescovi contro le trascrizione dei matrimoni da parte dei sindaci vietate dal ministro dell'Interno Angelino Alfano. E c'è persino chi propone ancora petizioni di firme e manifestazioni contro la legge contro l'omofobia promossa l'anno scorso dal deputato del Partito Democratico Ivan Scalfarotto. Persino Luigi Amicone, direttore di Tempi, nel 2013 se ne fece promotore al Meeting di Comunione e Liberazione. 

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