La mafia “nera” fa tremare anche il Pd romano

Assessori, consiglieri, dirigenti, segretari. «Me li sto a comprà tutti, semo diventati grossi»

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2 Dicembre Dic 2014 2045 02 dicembre 2014 2 Dicembre 2014 - 20:45

Appalti pubblici, gestione dei campi rom e raccolta dei rifiuti. Ma anche spaccio di droga, armi e usura. Il quadro tracciato dagli investigatori su "Mafia Capitale" è un microcosmo talmente organizzato da far paura. Trentasette arresti, un centinaio di indagati e un numero indefinito di poltrone che tremano. Ci sono i neri, esponenti storici dell'ultradestra romana, a partire dal temuto Massimo Carminati, detto “er cecato” per la ferita a un occhio rimediata durante una sparatoria coi Carabinieri. Carminati è ritenuto «colui che impartiva le direttive agli altri partecipi» e teneva i rapporti con le altre organizzazioni criminali. Uno che è passato dai Nar e dalla Banda della Magliana, sempre in sella nella Capitale fino ad oggi.

Nel terremoto giudiziario non è solo la destra di Alemanno a leccarsi le ferite. Dalle carte dell’ordinanza di custodia cautelare emergono molti nomi del centrosinistra romano. Dal presidente del consiglio comunale al capo-segreteria del sindaco, dall’assessore comunale al consigliere regionale, fino al segretario del Pd romano. Stando ai rilievi degli inquirenti, i canali diplomatici col mondo della politica erano nelle mani di Salvatore Buzzi, ora in manette, imprenditore di cooperative attive nella gestione del verde pubblico, nella raccolta dei rifiuti e nell’accoglienza dei rifugiati. Gli inquirenti lo definiscono «organo apicale dell’articolazione di mafia capitale nei rapporti con la pubblica amministrazione». E nel marzo 2013, intercettato, spiega la sua attività dicendo che paga tutti. «Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segreteria, cena, manifesti… noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune». E ancora: «Noi quest’anni abbiamo chiuso con quaranta milioni…. ma tutti i soldi utili li abbiamo fatti sugli zingari, sull’emergenza allogiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero..».

Dopo le elezioni 2013 e il cambio di giunta da Alemanno a Marino si muove anche Mafia Capitale, tramite «un’intensa attività volta a costruire rapporti con la nuova maggioranza». Si legge nell’ordinanza di custodia cautelare: «È storicamente certo che alla richiesta di contatti e di rapporti ci sia stata una pronta risposta da parte degli interlocutori, sui temi di specifico interesse dell’organizzazione. Le figure di massimo significato sono il Presidente e il Capo Segreteria dell’Assemblea Capitolina, Mirko Coratti e Franco Figurelli». In base a quanto raccolto dagli inquirenti, i due venivano contattati da Buzzi affinchè si adoperassero principalmente su tre questioni: l’aggiudicazione del bando di gara Ama 30/2013 riguardante la raccolta del multilaterale, lo sblocco dei pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune e la nomina “pilotata” di un nuovo direttore del dipartimento delle Politiche Sociali, in sostituzione di Gabriella Acerbi.

Dell’inizio delle «contrattazioni» per avviare i rapporti con l’amministrazione rossa, Buzzi discute con Carminati nel giugno 2013. Dice di essere «in giro per i Dipartimenti a salutà le persone». Carminati ritiene necessario «vendere il prodotto. Bisogna vendersi come le puttane adesso». Le difficoltà, obietta Buzzi, non sono poche. In quel momento «solo in quattro sanno quello che succede e sono nell'ordine Bianchini, Marino, Zingaretti e Meta». Pronta la risposta di Carminati: «Allora mettiti la minigonna e vai a batte co questi amico mio, eh...capisci». Le intercettazioni in mano alla Procura rivelano che nei giorni successivi Buzzi insieme a due collaboratrici discute «di quelli che sarebbero potuti essere i ruoli in Municipio per i loro “amici” Angelo Marroni o Daniele Ozzimo (assessore alla Casa della giunta Marino), sperando che il sindaco avrebbe lasciato loro un posto nel campo del sociale, di fondamentale importanza per le attività economiche delle Cooperative e, di conseguenza, del sodalizio». Ai due nomi Buzzi aggiunge quello di Luca Odevaine (già vicecapo di gabinetto di Veltroni), ipotizzando per lui un incarico nell’ufficio del nuovo sindaco. «Ci si infilano tutte le caselle...qualche assessore giusto...ci divertiremo parecchio». 

Il lavorio sembra continuo, da parte di Mafia Capitale. Conversazioni al ristorante e a bordo del suv, incontri istituzionali e telefonate. Il Campidoglio è un chiodo fisso. Il nome del presidente del Consiglio Comunale, il democratico Mirko Coratti, ricorre con insistenza. Secondo quanto rivelato da Salvatore Buzzi in una conversazione del 23 gennaio 2014, il capo segreteria dell’Assemblea Capitolina Franco Figurelli «veniva retribuito con mille euro mensili, oltre a 10mila pagati per poter incontrare il presidente Coratti, mentre a quest'ultimo venivano promessi 150mila euro qualora fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale». Dalle intercettazioni le parole di Buzzi suonano altisonanti: «Oh ma che…me sò comprato Coratti… lui sta con me…gioca con me ormai. Ce vado venerdì a pranzo». E ancora: «Al capo segreteria suo gli diamo mille euro al mese, io solo per metteme a sedè a parla con Coratti 10mila gli ho portato».

I presunti 150mila euro di “stecca” a Coratti vengono ribaditi da Buzzi in un’altra conversazione con Massimo Carminati e altri interlocutori. L’ordinanza cautelare però, aggiunge un dettaglio al dialogo tra Mafia Capitale e Campidoglio: «Che i rapporti rappresentati con Figurelli non fossero frutto di millanteria, a prescindere dal fatto che si sia consumata una corruzione, si evince dalla vicenda relativa alla sostituzione del capo del V dipartimento del Comune di Roma (Politiche Sociali n.d.r.), un luogo cruciale per gli interessi dell’organizzazione, nella quale Figurelli è letteralmente a disposizione del gruppo di Buzzi per assicurare la nomina di una figura professionale a lui gradita, e che esprime eloquentemente l’immediatezza dei rendimenti dei nuovi investimenti in capitale istituzionale di  mafia capitale». Quello delle politiche sociali è un settore nevralgico per il sodalizio indagato, che si sarebbe adoperato per portare un nome gradito alla poltrona di direttore. La neoincaricata Gabriella Acerbi non piace a Buzzi («Non te riceve, non te parla...e che cazzo, no!»). Per rimuovere il dirigente, scrivono gli investigatori, Buzzi caldeggia a Figurelli, capo segreteria del presidente dell’Assemblea capitolina Coratti, la nomina di Italo Politano, ritenuto «un soggetto funzionale ai propri scopi». La manovra salta a causa dello stop da parte dello Assessore alle Politiche Sociali, Rita Cutini. Il Dipartimento Promozione Servizi Sociali viene affidato ad Isabella Cozza, definita comunque da Figurelli una persona fidata (“ce l’avemo messa noi”). Politano, oggi indagato, al Campidoglio è direttore per “l’integrità, la trasparenza e la semplificazione dell’azione amministrativa”.

Per la nomina del direttore desiderato, Buzzi si rivolge anche all’attuale vicesindaco di Roma, Luigi Nieri, quota Sel. A lui invia una serie di sms per chiedere un appuntamento: «Buongiorno Luigi e scusa l’ora ma volevo dirti che l’avvicendamento della Acerbi con Politano è una scelta molto apprezzata da noi e altre realtà come la nostra ma in tarda serata abbiamo appreso che forse non è più cosi: per noi è molto importante avere un capo dipartimento che conosciamo in un assessorato di fondamentale importanza ove non c’e stato ad oggi il minimo dialogo. Se vuoi ti raggiungo ove vuoi per spiegarti meglio Un abbraccio salvatore buzzo». Nieri risponde: «Ciao Salvatore, sono Luigi ho visto il messaggio… vabbè poi ci sentiamo ciao un abbraccio». Seguono alcune telefonate riportate dall’ordinanza di custodia cautelare. Il vicesindaco spiega che, secondo lui, Politano non era passato per un problema di pianificazione politica, appoggiando la posizione della Cutini che non aveva accettato l’imposizione di un Direttore non scelto da lei dopo che le era stato chiesto di dimettere una propria persona di fiducia. «Dacce una mano perché stamo veramente messi male con la Cutini», chiede Buzzi. E Nieri rassicura: «lo so lo so come no? Assolutamente…va bene? Poi ce vediamo pure…».

I rapporti di Buzzi e di Mafia Capitale con la nuova amministrazione di centrosinistra passerebbero anche per il capo della segreteria del sindaco Marino, Mattia Stella. Ad oggi non indagato. «Eloquente» nel senso della costruzione di un rapporto privilegiato con Stella, secondo gli investigatori, è la conversazione nella quale Buzzi chiama un altro indagato, lo informa che sarebbe andato presso il Gabinetto per incontrare “Mattia”. Scrivono gli inquirenti: «Il percorso di avvicinamento alla segreteria personale del sindaco Marino, in relazione agli argomenti che occupavano Buzzi e il suo gruppo, e segnatamente Ama, è evidenziato dai contatti diretti con Mattia Stella, che s’intersecavano con quelli con Coratti. L’8 marzo 2014 Salvatore Buzzi inviava un sms a Stella: “…Sono da Coratti”. Immediatamente Stella chiamava Buzzi: “…oh Salvato’ io sto giù da me”. Buzzi replicava: “si, appena finisco da Coratti, scendo giù da te».

In uno stralcio delle intercettazioni c’è spazio anche per il Partito Democratico romano. Chiede Massimo Carminati: «Come siete messi per le primarie?». Buzzi risponde: «Stiamo a sostene’ tutti e due...avemo dato centoquaranta voti a Giuntella (Tommaso Giuntella, presidente del Pd locale ndr) e 80 a Cosentino (Lionello Cosentino, segretario del Pd romano)”, puntualizzando: “Cosentino è proprio amico nostro”». Buzzi parla, incontra e si muove a tutto campo. In una conversazione con alcuni interlocutori, l’imprenditore ostenta soddisfazione: «Me li sto a comprà tutti, semo diventati grossi». Gli inquirenti annotano manovre pure alla Regione, dove governa Nicola Zingaretti col centrosinistra. Buzzi avrebbe messo in atto «un percorso di avvicinamento, a carattere corruttivo verso gli esponenti dell’area di maggioranza». In questo senso assume rilievo la figura di Eugenio Patanè, avvocato, consigliere regionale del Pd. «In relazione a tale figura istituzionale, Buzzi a più riprese afferma di aver ricevuto imponenti richieste di denaro e di averne erogate in misura molto minore con riguardo alla gara Ama del 2013». La vicenda è ricostruita dalla relazione dei Carabinieri del Ros. Successivamente all’accordo raggiunto per la gara Ama n. 30/2013, Franco Cancelli della cooperativa Edera avrebbe detto a Buzzi di pagare una tangente proprio a Eugenio Patanè.

Il terremoto giudiziario è appena cominciato. E già scattano le dimissioni. Il presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti, che nei giorni scorsi veniva accreditato quale papabile assessore nel rimpasto della giunta Marino, si dice «totalmente estraneo a quanto emerge in queste ore dalle indagini», ma «per correttezza verso la città e verso l’amministrazione comunale ho deciso di dimettermi». Stessa decisione per l’assessore alla Casa Daniele Ozzimo, indagato pure lui. «Sono estraneo ai fatti ma per senso di responsabilità rimetto il mio mandato». Al Campidoglio ballano molti posti, spunta pure il caso della responsabile dell’ufficio Rom e Sinti Emanuela Salvatori, finita agli arresti domiciliari proprio nell’operazione Mafia Capitale. Il vaso di Pandora sembra appena aperto. Lo stesso vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini annota: «Dalle indagini esce un sistema che lascia allibiti, tutte le responsabilità dovranno essere accertate e chi ha sbagliato dovrà pagare. La politica intera si deve interrogare profondamente e reagire per fare pulizia dentro e fuori di sè». E Roma, in questo momento, è sommersa dal fango.

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