Restituite la #refurtIVA: partite Iva contro Renzi

Tweetbombing dei freelance contro Renzi per il rincaro dell’aliquota della gestione separata Inps

Tweetbombing Partite Iva
4 Febbraio Feb 2015 1900 04 febbraio 2015 4 Febbraio 2015 - 19:00
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Le partite Iva tornano all’attacco contro Renzi. Dalle 13 alle 14, il presidente del Consiglio più twittatore che c’è sarà invaso da un tweetbombing al grido “Restituite la #refurtIVA”. L’obiettivo è bloccare l’aumento delle aliquote della gestione separata dell’Inps, e anche il passaggio della tassazione dal 5 al 15% sul regime dei minimi previsto dalla legge di stabilità. Renzi ha ammesso l’errore e ha promesso di rimediare. Ancora però non si sa come e quando. L’ultima novità, in base a quanto il presidente del Consiglio ha dichiarto in una intervista rilasciata a Rtl 102,5 lunedì 2 febbraio, è che le norme di modifica sulle partite Iva dovrebbero essere contenute nei decreti delegati sul fisco. Così, ha detto, «spero riusciremo a correggere i nostri errori con la delega fiscale entro il 20 febbraio». Ma le partite Iva non sono abituate a bersi le promesse e così, dopo il primo tweetbombing con l’hashtag #annullaAutogol (dall’espressione usata da Renzi durante una intervista alle Invasioni Barbariche), le associazioni Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni hanno chiesto a tutti i freelance di tornare a “bombardare” via Twitter il premier per sollecitare la restituzione del maltolto. L’hashtag #refurtIVA sottolinea, non a caso, «un vero e proprio furto ai danni delle partite Iva iscritte alla gestione separata dell’Inps, una sottrazione che è diventata sempre più insostenibile e che va tempestivamente arrestata». 

«Ribadiamo la necessità di bloccare l’aumento dei contributi previdenziali di freelance e professionisti iscritti alla gestione separata al 30,72%, che rappresenta un vero e proprio sopruso, la cui portata può essere colta se lo inquadriamo nel disastroso contesto che caratterizza il sistema pensionistico contributivo, rispetto al quale la gestione separata ha ulteriori elementi di svantaggio», spiegano da Acta, l’associazione dei freelance. «Siamo stati i primi a denunciare l’inadeguatezza del sistema previdenziale contributivo, costruito per assicurare l’equilibrio dell’Inps ma non per garantire una pensione sufficiente a sopravvivere». In questo contesto, aggiungono, il governo «ha lasciato che aumentassero i contributi dei freelance iscritti alla gestione separata dal 27,72% al 30,72%». Un aumento che «non è giustificato perché i freelance iscritti alla Gestione Separata già nel 2014 versavano contributi con l’aliquota più alta in Italia», ed è anche «una vera beffa se si considera che è stato deciso per finanziare un sistema di garanzie (Aspi ora divenuto Naspi) da cui siamo esclusi». 

A gennaio 2015, con l’entrata in vigore del nuovo regime delle partite Iva, Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni hanno anche lanciato la campagna “mettiamo in fattura il malus Renzi”, che prevede l’indicazione nella fattura dell’aggravio sulle imposte, il malus appunto, in contrapposizione al bonus di 80 euro ben evidenziato nelle buste paga dei lavoratori dipendenti.

Il 31 dicembre 2014, mentre tutti si preparavano a festeggiare l’anno nuovo, una circolare dell’Agenzia delle entrate aveva annunciato la proroga del regime dei minimi con la tassazione al 5%, ma solo fino alla fine di gennaio 2015. Intanto, però, secondo i dati dell’Osservatorio sulle partite Iva del ministero delle Finanze, negli ultimi giorni dell’anno c’è stata una corsa per aprire le partite Iva con la tassazione più bassa. A novembre 2014 le aperture di nuove partite Iva a regime agevolato hanno registrato un +84% rispetto all’anno precedente. «La legge di stabilità dispone anche che le partite Iva in essere al primo gennaio 2015 con il “vecchio” regime avrebbero potuto continuare ad operare secondo tale modalità, ed è quindi possibile che alcuni soggetti abbiano anticipato l'apertura della partita IVA entro la fine del 2014, ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività», spiegano dall’Osservatorio

Dalle Commissioni parlamentari, però, sembrerebbero arrivare buone notizie. Il sottosegretario al ministero dell’Economia Enrico Zanetti ha proposto di consentire la scelta del regime al 5%, già prorogata fino a gennaio 2015, per tutto l’anno, inserendo la proposta in un emendamento di Scelta civica al decreto Milleproroghe. L’altra idea sul tavolo è quella di alzare le soglie dei ricavi, tagliando però l’imposta dal 15 al 10 per cento. Sulla questione contributiva, invece, sono stati presentati diversi emendamenti al decreto Milleproroghe per congelare il rincaro per tutto il 2015. 


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