Oms: “Troppo zucchero”, ma l’Italia si ribella

La richiesta di ridurre al 5% l’apporto calorico giornaliero di zucchero ha sollevato molte critiche

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7 Febbraio Feb 2015 1630 07 febbraio 2015 7 Febbraio 2015 - 16:30
Tendenze Online

Finiremo per scrivere sulle confezioni di zucchero che nuoce gravemente alla salute? Ce lo chiedevamo qualche anno fa quando Robert Lustig, discusso pediatra ed endocrinologo dell’Università della California aveva dichiarato che «Lo zucchero è tossico, e andrebbe regolamentato per legge. Perché dà dipendenza, proprio come alcol e tabacco, e l’educazione alimentare non basta». Senza arrivare a un estremo simile l’uso dello zucchero continua a fare discutere. E dividere i pareri dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Italia, che in un’azione solitaria ha stoppato i nuovi limiti sul consumo di zucchero suggeriti dall’Oms.

L’Oms già da diverso tempo sta lavorando a nuove linee guida che regolino la quantità di zucchero assunta giornalmente. La preoccupazione è che un consumo eccessivo di zuccheri possa portare a una dieta non sana, carie, un aumento di peso e un conseguente rischio di malattie dette non trasmissibili, come diabete e malattie cardiovascolari. «L’obiettivo delle linea guida è di fornire raccomandazioni sul consumo di zuccheri per ridurre il rischio di malattie non trasmissibili in adulti e bambini – spiega L’Oms – con una particolare attenzione per la prevenzione e il controllo del peso e delle carie dentali. Una volta finalizzate, le raccomandazioni di queste linee guida potranno essere utilizzate dai responsabili del programma e attori politici per valutare l'assunzione corrente di zuccheri rispetto allo standard attuale e sviluppare misure per ridurre l'assunzione di zuccheri liberi, se necessario, attraverso interventi di sanità pubblica».

La conclusione a cui è arrivata l’Oms  è stata quella di suggerire una riduzione del limite sul consumo quotidiano di zuccheri semplici, attualmente al 10% delle calorie ingerite (pari a circa 50 grammi si zucchero, e approvata dall’Oms nel 2002), al 5 per cento. Con riferimento a tutti gli zuccheri aggiunti agli alimenti, nonché a quelli naturalmente presenti nel miele, negli sciroppi, nei succhi e nei concentrati di frutta. La revisione del limite però, già lo scorso novembre aveva suscitato il disappunto del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che alla vigilia della Seconda Conferenza Mondiale sulla Nutrizione aveva dichiarato che: «Quel limite è palesemente sproporzionato e privo di un serio fondamento scientifico. Perché – come emerge anche dalla tabella annessa dalla stessa Oms – risulta che lo studio che ha determinato la raccomandazione dell’Oms non ha nulla a che vedere con l’obesità, ma solo con le carie dentali. Uno studio tra l’altro effettuato in Giappone tra il 1959 e il 1961».

L’Italia quindi ha difeso l’attuale limite sull’assunzione di zucchero facendo approvare un emendamento che con cui si chiede una robusta evidenza scientifica che giustifichi la riduzione del consumo di zuccheri semplici a meno del 5% delle calorie ingerite in un giorno. Richiesta che non poteva che essere accolta positivamente dalla Federalimentare, il cui presiedente Luigi Scordamaglia ha dichiarato che «si tratta in realtà di un approccio fuorviante, perché non esistono nutrienti buoni o cattivi, o singoli alimenti responsabili dell’obesità, ma solo cattive abitudini alimentari e stili di vita sbagliati». «In un momento non facile per il settore – ha continuato – Federalimentare si muoverà sempre con forza in difesa della dieta mediterranea che non può e non deve prescindere da nessuna delle componenti nutrizionali di base, ricordandone lo status di patrimonio dell’umanità dell’Unesco».

Tutto qui? «A incastro fra la seconda Conferenza internazionale sulla nutrizione della Fao (Icn2) e Expo Milano, la presa di posizione dell’Italia contro le nuove linee guida dell’Oms ha implicazioni squisitamente politiche che investono le scelte globali in campo sanitario, e gli assetti di governance interna» scrive Nicoletta Dentico dell’Osservatorio italiano sulla salute globale, su il Manifesto. «In realtà al consiglio esecutivo dell’Oms appena concluso a Ginevra la delegazione italiana, appellandosi alla regola sui procedimenti d’urgenza, si è lanciato nella richiesta di inserire un nuovo punto all’ordine del giorno per rivedere le modalità con cui l’Oms mette a punto le linee guida volte ad orientare le politiche sanitarie dei governi su specifici temi» continua Dentico. In  tutta risposta il  Dipartimento nutrizione dell’Oms ha stilato un elenco di dati epidemiologici presi in considerazione, (tra cui il suddetto studio giapponese). L’Oms ha anche aggiunto di aver posto un’attenzione speciale alla gestione del conflitto d’interesse nella selezione degli esperti, e alla condivisione dei processi intermedi. Replicando infine alla richiesta dell’Italia, il Segretariato dell’Oms, e diverse delegazioni europee, oltre agli Stati uniti, che «sarebbe scellerato affidare la decisione tecnica sulle linee guida agli stati membri e ai loro interessi nazionali».

«Delle due figure della delegazione italiana accreditata all’Oms – scrive ancora Dentico – apparse per la prima volta sotto la generica denominazione di “esperti della salute del ministero Affari esteri”, Luca del Balzo risulta in effetti “senior advisor della Ferrero” in diversi link rin­trac­cia­bili fino a qualche giorno fa sul web. Con questa funzione Del Balzo compare in un convegno dell’Istituto Luigi Sturzo del 16 luglio 2014, e in un incontro con le aziende italiane organizzate in Portogallo, dove è stato ambasciatore dell’Italia, a ottobre 2014. Un classico esempio di revolving doors, o meglio di paso doble fra pubblico e privato, nella progressiva ibridazione della governance nazionale e mondiale».

Ma la guerra portata avanti dall’Oms contro lo zucchero è corretta o eccessiva? Enzo Bonora, professore di endocrinologia presso l’Università di Verona e presidente della Società Italiana di Diabetologia ha spiegato a Linkiesta che in realtà la causa di molte malattie che affliggono i nostri tempi, come obesità e diabete, «non è da ascrivere a una solo alimento come lo zucchero, ma in generale a una cattiva alimentazione»«Per restare in salute – continua il professore – è necessario sempre mantenere in equilibrio l’apporto dei diversi nutrienti. Senza favorire uno o l’altro con diete particolari per esempio. Per quanto riguarda il limite richiesto dall’Oms, su 2000 calorie introdotte giornalmente per esempio, il 10% corrispondono a 200. Dubito che si possa arrivare a questo valore con il solo zucchero semplice che usiamo per dolcificare caffè e bevande per esempio.  Ma immagino che la battaglia sia soprattutto contro il “cibo spazzatura” come merendine o bibite zuccherate, che devono essere assunti con moderazione, perché contribuiscono in maniera sostanziale all’apporto di zuccheri semplici. Non so come mai l’Oms sia così deciso a fare guerra allo zucchero, magari fa parte di una strategia lungimirante, ma quello che è certo, nella mia opinione, è che il vero nemico da combattere è la cattiva alimentazione in generale, di cui siamo tutti vittime».


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