Triton non ha ridotto gli sbarchi in mare dalla Libia

Secondo i superstiti, nell’ultimo naufragio nel Canale di Sicilia i morti sarebbero più di 300

Frontex Triton Mare Nostrum
10 Febbraio Feb 2015 1700 10 febbraio 2015 10 Febbraio 2015 - 17:00

Ventinove è il numero dei cadaveri della nuova strage di migranti nel Canale di Sicilia. Non annegati recuperati dalle onde, ma persone abbandonate dagli scafisti al largo delle acque libiche nel gelido mare di febbraio, uccisi dal freddo e dalla fame. A questi vanno aggiunti gli altri oltre 300 migranti che si sarebbero imbarcati, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, su altri tre gommoni capovolti dalle onde. I morti potrebbero essere quindi più di 300. È la prima grande strage dal 1 novembre 2014, quando il governo italiano ha messo fine all’operazione Mare Nostrum avviando l’operazione Frontex Triton per il controllo delle frontiere nel Mar Mediterraneo. Il 3 ottobre del 2013, nel naufragio di un peschereccio salpato dalla Libia, a poche miglia da Lampedusa, morirono 366 persone. Fu dopo quell’evento che il governo Letta diede vita a Mare Nostrum.

«Queste le conseguenze del dopo #Marenostrum», ha scritto subito in un tweet la presidente della Camera Laura Boldrini. «Probabilmente con Mare Nostrum non avremmo avuto questi morti», ha dichiarato invece Pietro Bartolo, direttore sanitario di Lampedusa che ha accolto i corpi senza vita dei 29 migranti. E anche la sindaca dell’isola, Giusi Nicolini, ha detto a La Repubblica: «Triton, che dovrebbe sostituire Mare nostrum, non è un’operazione umanitaria ma solo di salvaguardia delle frontiere. Non serve a nulla: né a salvare la gente e nemmeno a dare l’allarme».

In base alle prime ricostruzioni, l’allarme dai due gommoni alla deriva è arrivato domenica 8 febbraio alle 13 al centro di soccorso della Guardia costiera di Roma tramite un telefono satellitare usato dagli stessi migranti. Immediatamente sono partite da Lampedusa due motovedette della Guardia costiera e altre due di Frontex. Anche la nave mercantile Bourbon Argos, che si trovava in zona, è stata indirizzata verso le coordinate da cui è partita la richiesta di soccorso. Ma le operazioni di salvataggio sono state difficilissime. Il mare forza otto, il vento che superava i 120 chilometri orari e le onde alte anche fino a nove metri hanno messo a rischio la stessa vita dei soccorritori. Quando hanno raggiunto il primo gommone, sette persone erano già morte e altre 22 in condizioni disperate. Inutili le cure del personale medico a bordo delle navi della capitaneria di porto. A una delle motovedette si è anche rotto il motore. Alle 20 del giorno dopo, quando le navi sono rientrate nel porto di Lampedusa, i morti erano già 29, mentre 77 persone erano state salvate.

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Cosa sarebbe cambiato se ci fosse stato Mare Nostrum anziché Triton? Anzitutto Mare Nostrum era un’operazione «militare e umanitaria» per il controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo meridionale, che disponeva di militari, navi, elicotteri e radar di Marina Militare, Aeronautica militare, Carabinieri, Guardia di finanza, Capitaneria di porto, personale del Corpo militare della Croce rossa e della polizia di Stato imbarcato sulle navi della Marina Militare. Solo la Marina militare, in media, impiegava ogni giorno nell’operazione circa 900 militari, cinque navi per salvare gli immigrati e portarli a terra, due elicotteri, due aerei muniti di dispositivi ottici a infrarossi e una rete radar costiera.

Dal 1 novembre, Triton schiera ogni mese tre navi di pattuglia per il mare aperto, due navi di pattuglia costiera, due motovedette, due aerei e un elicottero (in totale Frontex, l’agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne degli Stati membri dell’Ue, dispone di 26 elicotteri, 22 aerei e 113 navi). L’obiettivo è il controllo delle frontiere, non l’operazione umanitaria. L’Italia contribuisce a questa flotta con un aereo, un pattugliatore d’altura e due pattugliatori costieri. 

E anche il budget è diverso. Mare Nostrum è costata in media al governo italiano 9,3 milioni di euro al mese, 114 milioni in un anno. Triton ne costa tre al mese e ed è finanziata con i fondi europei a disposizione di Frontex. Ma «Triton non solleva gli Stati membri dalla responsabilità di controllare le frontiere esterne dell’Ue sul mare e vuole sostenere lo sforzo italiano, non sostituirlo. Triton non rimpiazza neanche Mare Nostrum, il programma che era in funzione prima», ha detto dopo la notizia dei 29 morti Natasha Bertaud, portavoce della Commissione europea. 

Al di là della dotazione in termini economici, la differenza principale è che le navi di Triton pattugliano il Canale di Sicilia e il mare davanti alle coste calabresi tenendosi nell’ambito delle 30 miglia dal litorale italiano. Solo in caso di interventi di ricerca e di soccorso possono spingersi anche oltre. Le navi di Mare Nostrum, invece, arrivavano fino a ridosso delle coste libiche, da cui salpa gran parte dei migranti, per soccorrere le imbarcazioni in difficoltà.

Per questo in tanti si erano spinti a dire che l’operazione Mare Nostrum incentivava gli sbarchi dalla Libia. Il ragionamento era questo: gli scafisti sapevano che c’erano le navi italiane vicino alle coste libiche avrebbero soccorso i migranti e quindi erano incentivati a imbarcare profughi. Se avessimo fatto arretrare le navi, quindi, gli sbarchi sarebbero diminuiti. Ma a guardare i numeri, il ragionamento si è rivelato sbagliato. Tra novembre e dicembre, sono arrivate sulle nostre coste quasi 16mila persone. E se confrontiamo i dati di gennaio 2014 e gennaio 2015, i numeri ci dicono che da quando è partito Triton, gli sbarchi sono aumentati e non diminuiti: a gennaio 2014 gli arrivi sono stati 2.171, a gennaio 2015 sono saliti a 3.528. E anche i morti sono quasi quintuplicati, passando da 12 a 50 (dall’inizio dell’anno fino al 9 febbraio, data del naufragio). Più gli oltre 300 dispersi di cui hanno parlato i superstiti.

Sbarchi Italia

(Fonte: ministero dell’Interno)

È evidente che non è la presenza o meno delle navi di Mare Nostrum a spingere persone disperate a imbarcarsi da Tripoli verso l’Italia, ma le situazioni di guerra, violenze e persecuzione che si lasciano alle spalle. Tra gli sbarcati nei primi giorni del 2015, 764 sono siriani, 513 vengono dal Gambia, 487 dal Senegal, 484 dal Mali, 405 dalla Somalia, 171 dall’Eritrea. Non solo, nei prossimi mesi, con l’arrivo della primavera e le migliori condizioni del mare, i numeri potrebbero crescere. E anche i morti.

Lo dicono anche da Frontex: «Nei dieci anni passati, l’immigrazione irregolare è diminuita o si è perfino fermata nel periodo precedente al Natale, con i trafficanti di esseri umani fermati nei porti dal mare agitato. Non più, così sembra». Dall’avvio di Triton, sono stati soccorsi 19mila migranti, «un livello di traffico senza precedenti per il periodo invernale», si legge sul sito di Frontex. «Il 2014 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui il traffico di persone attraverso il mare è diventato un business valido per tutto l’anno». Questo grazie a una forte strategia di adattamento che ha portato gli scafisti a servirsi di navi mercantili dismesse, lunghe anche più di 75 metri, che partono dai porti del Sud Est della Turchia, soprattutto dalla città di Mersin, facilmente raggiungibile dai profughi siriani in fuga dalla guerra. Un posto su un mercantile costa fino a 6mila euro, cifra che i siriani possono permettersi più dei profughi subsahariani, garantendosi anche maggiore sicurezza. E senza passare dalla Libia. Dalle coste dell’Africa del Nord, invece, continuano a partire molti africani per i quali i porti libici sono l’ultima tappa di un lungo viaggio prima dell’approdo in Europa.

Nel 2014, per via della crescente instabilità di molti Paesi africani e del conflitto in corso in Siria, gli arrivi di immigrati sulle coste italiane sono raddoppiati rispetto all’anno prima, superando i 165mila sbarchi. Ben sopra il picco dei 62mila sbarchi raggiunto nel 2011, durante il rovesciamento di tre regimi in Nord Africa e i conflitti in Libia e Siria. Nel 2015, solo nel primo mese, i numeri sono cresciuti del 60 per cento. Ma il budget di Triton è un terzo di quello che l’Italia spendeva con l’operazione Mare Nostrum. «C’è una grande sofferenza là fuori», ha detto Gil Arias Fernandez, direttore esecutivo di Frontex, «noi facciamo quello che possiamo». 

Dal 18 ottobre 2013 al 31 ottobre 2014, Mare Nostrum ha soccorso oltre 100mila persone nel corso di 558 interventi, 728 scafisti sono stati arrestati e sei navi sono state sequestrate. In base ai Migrant Files, i morti ogni mille viaggi via mare sono diminuiti dai 39 del 2012 ai 4 del 2014. Questo mentre solo nei primi tre mesi del 2014 il numero di migranti arrivati via mare nel nostro Paese è stato 13 volte superiore allo stesso periodo del 2013.

Con le navi di Triton che si muoveranno solo in caso di grave pericolo, questi numeri sono destinati a crescere. Perché sull’altra sponda del Mediterraneo, poco lontano dai confini europei, si continua a morire tra guerre e violenze. E l’unica via di fuga, Mare Nostrum o non Mare Nostrum, resta il mare.

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