L’asse Renzi-Berlusconi e quell’assordante silenzio

Dove sono tutti gli eroi dell’anti-berlusconismo? Non hanno nulla da dire su quanto accade ora?

Nanni Moretti Caimano
26 Febbraio Feb 2015 1100 26 febbraio 2015 26 Febbraio 2015 - 11:00

Fa sorridere, oggi, ripensare all'indignazione che cinque anni fa provocò, tra gli allora maggiorenti del Partito Democratico, la visita di Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, a casa di Silvio Berlusconi, ad Arcore. Fa sorridere, ovviamente, paragonata al malcelato imbarazzo di oggi, dopo un anno governo Renzi e tredici mesi di Patto del Nazareno. Un anno in cui Renzi ha abolito l'articolo 18, sancito la responsabilità civile dei magistrati, abbassato le tasse alla classe media anziché agli incapienti, promosso una nuova legge elettorale che accentra ogni potere sul Presidente del Consiglio e, non bastasse, sta modificando quella che un tempo era l'intoccabile "Costituzione più bella del mondo". Manca solo il Ponte sullo Stretto, insomma, per realizzare il programma elettorale della Casa delle Libertà del 2006

 

Berlusconi, nel frattempo, è tornato pure a fare l'imprenditore con la grinta e il piglio di un tempo. Mediaset Premium che soffia i diritti della Champions League a Sky, il Milan che annuncia la costruzione del suo stadio di proprietà, Ei Towers che vuole comprarsi i ripetitori di Rai Way, Mondadori che si prende Rizzoli. Qualche anno fa sarebbe bastata una di queste ultime due operazioni a scatenare leader, intellettuali, giornali di riferimento e movimenti di sinistra. Avrebbero gridato alla concentrazione dei media e della cultura nelle mani di un uomo solo, avrebbero sventolato la bandiera del conflitto d'interessi, sarebbero scesi in piazza. Oggi, a parte qualche distinguo piccato, a fare rumore è il silenzio.

Perché se c'è una cosa che fa rumore, in tutta questa storia, è la mutua e reciproca soddisfazione di Renzi e Berlusconi per lo stato delle cose. Il primo ha addomesticato politicamente il secondo, soffiandogli da sotto il naso agenda ed elettorato. Il secondo, ha visto realizzarsi, grazie al primo, gran parte delle idee che aveva promosso e mai come ora sente le sue imprese tutelate dal Governo, per ristrutturarle e, magari, per venderle bene. La lite sul Quirinale, la presunta fine del Patto del Nazareno, le marce indietro di Renzi, le prime pagine non certo filo-governative del Giornale e di Libero, in quest'ottica, sembrano strategie negoziali, se non puro teatrino politico, volto a dare la parvenza di un bipolarismo che mai come oggi è tale solo sulla carta.

In tutto questo, dov'è finito D'Alema? Dove sono Fassino, Veltroni, Rosy Bindi, Antonio di Pietro? Dove Carlo De Benedetti? E Nanni Moretti, Umberto Eco, Eugenio Scalfari, Ezio Mauro, Serena Dandini, Sabina Guzzanti, Roberto Saviano, i girotondi, i popoli viola, arancioni, arcobaleno? E dove sono Bersani, Cuperlo, Cofferati, Fassina, Civati? Un tempo avrebbero fatto girotondi, adunate di piazza, urlato contro la deriva autoritaria e l’egemonia berlusconiana per molto, molto meno. E adesso? Perché guardare altrove, ricordando i bei tempi di quando c'era Berlinguer o accendendo i fari sulla (presunta) trattativa stato-mafia quando i loro peggiori incubi si stanno realizzando qui e ora?

Ricapitoliamo, a loro uso e consumo: Berlusconi è un imprenditore sempre più renziano. Renzi è un Presidente del Consiglio sempre più berlusconiano. Renzi può dire ai suoi che ha sconfitto Berlusconi. Berlusconi, può dire ai suoi che Renzi ha sconfitto la sinistra. Hanno ragione entrambi. Chi tace (anche se non acconsente) ha sempre torto, invece.

 

 

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