La televisione cinese travolta da arresti e censura

La rete Cctv2 investita da una campagna anticorruzione. Ma il vero scopo è il controllo sui media

Cctv Tower
24 Marzo Mar 2015 0830 24 marzo 2015 24 Marzo 2015 - 08:30

PECHINO - La campagna anticorruzione portata avanti sotto la leadership di Xi Jinping non conosce riposo. E uno dei suoi strumenti più utilizzati è la televisione di Stato. La Cctv ha trasmesso confessioni, processi e documentari su personaggi di spicco della politica e dell'imprenditoria caduti nella rete della Commissione disciplinare del Partito. Ma ora la campagna tocca i più alti quadri proprio della televisione. Almeno 15 delle sue facce più conosciute sono finite nelle maglie di quella detenzione preventiva che in Cina va sotto il nome di shanggui. Il cerchio sembra stringersi soprattutto su Cctv2, il canale finanziario. Le indagini si concentrano su tangenti e rapporti “non ortodossi” con alti dirigenti di Partito. Nessuno sa esattamente cosa stia succedendo ma molti dei progetti più innovativi sono stati interrotti. Persone a conoscenza dei fatti hanno raccontato al New York Times di aver nel frattempo ricevuto direttive per concentrarsi più su storie “vecchio stile” tipo quelle su “contadini e lavoratori migranti” e che pongano l'enfasi su “valori morali e virtù sociali”. 

 

Lo Stato nello Stato

La televisione di Stato è da sempre lo strumento più potente nelle mani della propaganda del Partito comunista cinese. I palazzi della Cctv sono considerati una sorta di “Stato nello Stato”

Lo chiamano “i pantaloni”. E ormai il grattacielo di Rem Koolhaas che ospita il quartier generale della televisione di Stato cinese è un vero e proprio landmark della città di Pechino. Quanto a imponenza e impatto scenografico non ha nulla da invidiare alla città proibita o allo stadio a nido di uccello. Non solo. La televisione di Stato è da sempre lo strumento più potente nelle mani della propaganda del Partito comunista cinese. I palazzi della Cctv sono considerati una sorta di “Stato nello Stato”, un enclave di potenti con un solo obbligo: non pestare i piedi alla politica. O meglio, assecondarla. E la televisione è tornata ad avere un ruolo centrale per la campagna contro la corruzione guidata dal presidente Xi Jinping. Durante il Gran galà di capodanno di quest'anno - il programma che con i suoi 700 milioni di spettatori è probabilmente tra i più visti del mondo – sono stati trasmessi due sketch in cui, dopo essere stato deriso, il corrotto di turno decideva di consegnarsi nelle mani delle autorità. Una sceneggiatura scritta con l'aiuto della Commissione disciplinare per le ispezioni disciplinari guidata da Wang Qishan, sodale del presidente fin dalla gioventù. È un chiaro messaggio: nel 2014 la Commissione disciplinare ha consegnato alla legge quasi 72mila funzionari corrotti (e il 99 per cento è stato giudicato colpevole). Nel 2015 farà altrettanto.

 

Confessioni pubbliche

Già dal 2013 i programmi della tv di Stato hanno cominciato a ospitare le confessioni dei BigV: imprenditori e personaggi di successo che attraverso i social network erano diventati opinion leader

Già dal 2013, qualche mese dopo l'insediamento del presidente, i programmi di notizie e approfondimento della televisione di Stato hanno cominciato a ospitare le confessioni di quelli che sono passati alla stampa come BigV, ovvero imprenditori e personaggi di successo che, attraverso i social network erano diventati opinion leader. In alcuni casi, le confessioni sono andate in onda prima ancora che le persone in questione fossero direttamente incriminate. Il caso più eclatante è stato quello dell'imprenditore sino-americano Charles Xue.

Arrestato ad agosto di quell'anno con l'accusa di aver “fornicato” con una prostituta, a settembre si era prodotto in una confessione televisiva in cui dichiarava che i 12 milioni di follower l'avevano fatto sentire come “un imperatore che cura gli affari di Stato” e che negli oltre 85mila messaggi postati sul suo account aveva diffuso anche “informazioni non verificate” che si erano poi rivelate false. Già allora un campanello d'allarme era suonato. Le confessioni pubbliche hanno caratterizzato gli anni più difficili del Partito comunista cinese: gli anni Quaranta, quando Mao ancora doveva prendere il potere e fondare a Repubblica popolare cinese, e il decennio della Rivoluzione culturale (1966-76), quando gli “errori ideologici” dovevano essere confessati di fronte alle folle pronte a condannare.

Le confessioni pubbliche hanno caratterizzato gli anni più difficili del Partito comunista cinese 

Qualche mese prima spezzoni del processo a Bo Xilai sapientemente montati erano stati trasmessi in prime time, nel tentativo di dimostrare a centinaia di milioni di spettatori che le accuse al politico di successo non erano mosse dalla volontà di liberarsi di un carismatico avversario. Anzi, che tutto il processo non aveva niente a vedere con lo scontro politico che aveva segnato “l'ascesa al trono” dell'attuale presidente. 

 

Da strumento a oggetto della campagna anti corruzione

Ma in questi ultimi anni l'emittente di Stato, oltre a essere strumento della campagna contro la corruzione, ne è stata oggetto. E dall'estate scorsa il quadro si è fatto più chiaro. Uno dei presentatori di maggior successo del canale finanziario Cctv2, il 37enne Rui Chenggang, è finito sotto indagine.

Uno dei presentatori di maggior successo del canale finanziario Cctv2, il 37enne Rui Chenggang, è finito sotto indagine. Da allora la sua rete è a soqquadro

Rui era famoso per vestire sartoria italiana e guidare Jaguar. Era ospite fisso del Forum di Davos in Svizzera e chiamava per nome personaggi della statura di Bill Clinton e Henry Kissinger. Ma - a un certo punto - è sparito dalla circolazione. E assieme a lui almeno altri otto colleghi. Da allora la sua rete, che impiega circa 10mila persone, è a soqquadro. Nessuno prende più decisioni e tutti vivono nel terrore che qualche dettaglio scomodo della loro vita privata venga rivelato nel corso degli interrogatori. Da alcune interviste rilasciate a vari media occidentali sotto la condizione di anonimato, sembrerebbe che le indagini si concentrino su due piste. Corruzione, soprattutto per quanto riguarda il personale di Cctv2, e rapporti “non ortodossi” tra lavoratori dello spettacolo e alti dirigenti di Partito.

Anche se non se ne sa molto, indagini e interrogatori stanno proiettando un'ombra gigantesca sulle ambizioni internazionali dell'emittente di Stato cinese. Secondo i dati della stessa Cctv, le sue televisioni trasmettono in 120 Paesi raggiungendo all'estero un'utenza di cento milioni di spettatori. Hanno 70 uffici fuori dalla Cina e trasmettono in arabo, inglese, francese, russo e spagnolo oltre che in cinese. La Cctv sta alla Cina come la Bbc sta al governo britannico, France 24 alla Francia e Russia Today alla Russia. E di fatto è dal 2008 che cerca di rincorrerle anche da un punto di vista qualitativo. Nel 2011 aveva lanciato un canale di documentari che avrebbe dovuto competere proprio con la Bbc, ma nel luglio scorso è stato arrestato Liu Wen, il direttore del canale, e da allora è tutto fermo. Liu Wen, che sarà ricordato come il produttore di A Bite of China – un documentario sulle varietà di cibo presenti nel territorio della Repubblica popolare che ha avuto un successo strepitoso –, è stato arrestato per non meglio specificati “problemi finanziari”.

 

Spettacolo, sesso e potere

Ma quello che sembra emergere con più evidenza (e meno possibilità di essere dimostrato) è una fitta rete di rapporti non ortodossi tra i personaggi del mondo dello spettacolo e gli alti funzionari che stanno cadendo nelle maglie della Commissione disciplinare.

La corruzione nel mondo dei media in Cina è da sempre un segreto di Pulcinella. Per i giornalisti di livello più basso è prassi comune ricevere quelle che si chiamano “buste rosse” 

Il presentatore del canale finanziario ad esempio, sembra essere coinvolto in una storia di sesso con la moglie di Ling Jihua, braccio destro dell'ex presidente Hu Jintao. Entrambi sono sotto indagine per corruzione. Poi ci sono le presentatrici che hanno avuto rapporti intimi con Zhou Yongkang, ex numero 9 a capo della Commissione militare e a oggi il funzionario di più alto grado espulso dal Partito dai tempi della Rivoluzione culturale. Sotto inchiesta anche la sua seconda moglie, anch'essa ex presentatrice Cctv. Tra i capi di accusa di Zhou anche quello di aver “commesso adulterio con un certo numero di donne e di aver abusato del suo potere in cambio di denaro e di sesso”.

Li Dongsheng, suo sodale e impiegato presso Cctv da 22 anni, è anch'egli stato messo sotto indagine. Secondo la Commissione disciplinare sarebbe stato lui a presentare giovani ragazze alla tigre Zhou e ad altri funzionari di Partito. Questo avrebbe favorito la sua personale ascesa politica. Prima di essere arrestato a dicembre 2013, infatti, Li è stato vicedirettore del dipartimento di propaganda e viceministro della sicurezza pubblica.

«La tv nazionale è la faccia di una nazione» ha scritto in una lettera aperta Wang Qinglei, ex produttore Cctv licenziato nel 2013 per aver denunciato in rete l'azione della macchina della propaganda. «Ora questa faccia è sporca e infangata. Bisogna iniziare un processo di pulizia in modo che la nostra nazione possa ritornare ad essere fiera». La corruzione nel mondo dei media in Cina, infatti, è da sempre un segreto di Pulcinella. Basti pensare che per i giornalisti di livello più basso è prassi comune ricevere quelle che si chiamano “buste rosse” ovvero un contributo di un centinaio d'euro per la copertura mediatica di un evento. Ovviamente più è importante il media e il giornalismo più questi compensi non ortodossi salgono. È lo stesso Wang ad aver denunciato che non è attraverso questi metodi che la Cctv verrà ripulita da tanto fango. Secondo lui, e secondo diversi altri intellettuali, la campagna contro la corruzione portata avanti da Xi Jinping altro non è che uno strumento per annientare una fazione politica avversaria perché «il sistema non è cambiato affatto».

Di fatto è un modo per rinforzare il controllo del Partito sui media. Non stupisce che le nuove direttive chiedano ai giornalisti di enfatizzare «i valori morali e le virtù sociali»

Di fatto è un modo per rinforzare il controllo del Partito sui media. Xi Jinping porta avanti una visione potente, quella del rinascimento cinese. Nell’ottobre scorso ha dichiarato in un discorso pubblico che «servire il popolo e la causa socialista, è un requisito del partito comunista cinese ed è essenziale per lo sviluppo futuro dei settori culturali e artistici della nazione». Per questo non stupisce che le nuove direttive per la televisione di Stato chiedano ai giornalisti di concentrarsi su storie che enfatizzino «i valori morali e le virtù sociali» di «persone comuni, contadini e migranti». In Xi Jinping: The Goverance of China, una collezione di oltre 500 pagine dei discorsi del presidente, il concetto è ancora più chiaro: «dobbiamo rinforzare l'educazione patriottica, il collettivismo e il socialismo attraverso le scuole, i film e la televisione per aiutare la nostra gente a costruirsi un concetto corretto di storia da un punto di vista nazionalistico». Quello che espressamente non dice, è che il suo tentativo di cambiare il sistema e di proteggere il Partito dall'indignazione popolare ha come obiettivo primo l'eliminazione degli avversari politici. Soprattutto quelli più in vista.

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