Passera: «La politica economica di Renzi? È la ricetta del disastro»

Parla il leader di Italia Unica: «Io candidato sindaco di Milano nel 2016? Se non ci saranno elezioni anticipate...»

Corrado Passera Italia Unica
13 Aprile Apr 2015 0830 13 aprile 2015 13 Aprile 2015 - 08:30

«Chi gliel'ha fatto fare». È questo il commento che più di frequente si sente quando il discorso cade su Corrado Passera e sulla sua avventura politica. È uno dei manager più noti e apprezzati d'Italia, ha risanato le Poste, ha fatto di Intesa San Paolo la banca del ”sistema Italia” per eccellenza, è stato pure ministro dello Sviluppo economico: perché fondare un partito come Italia Unica? Perché, soprattutto, scendere dal carro del renzismo mentre tutti vi salgono? 

Sono domande che lo stesso Passera, probabilmente, si è sentito fare più volte: «Vedrete», risponde lui. «Stiamo andando più veloce del previsto», afferma. E attacca Renzi, che «sta sbagliando tutto», così come Berlusconi e Salvini - «Il suo progetto è pessimo per il Paese». Soprattutto, però, suona la carica per Milano: «Ci saremo, con un grande progetto», promette. E non esclude il suo impegno in prima persona.

Su cosa fonda il suo ottimismo, Corrado Passera? Non credo sui sondaggi, visto che vi accreditano attorno all'1 per cento...

È una lunga marcia, la nostra, che parte dalle cento tappe attraverso cui abbiamo percorso l'Italia. Siamo andati ovunque, dai centri di ricerca alle società sportive, dalle imprese alle cooperative contro la ndrangheta, dalle carceri ai centri culturali, per capire come rilanciare il Paese, su cosa fondare le ricette per un nuovo sviluppo economico, forte e sostenibile.  A seguito di questo viaggio sono nate centocinquanta “porte” in giro per l'Italia, in pochi mesi, e abbiamo trovato un buono spazio nei media, nella penuria di proposte alternative al pensiero unico di Renzi. Visto l'effetto, ci siamo costituti come partito per prepararci alle politiche per tempo. Oggi siamo piccoli, ma cresceremo. Vedrete.

Dove crescerete? Tra l'elettorato di centro-destra? Oppure volete rubare voti a Renzi?

Noi crediamo in un bipolarismo in cui ci sono due proposte di governo che non siano anti-sistema. In Italia oggi ce n'è solo una, quella di Renzi, che non a caso sogna il partito unico, della Nazione. Noi rappresentiamo l'alternativa a Renzi - il polo popolare e liberale. Se Renzi viene catalogato centro sinistra, noi rappresentiamo il polo di centrodestra. I nostri valori sono il merito, la libertà dell'individuo e di fare impresa, un welfare nuovo, intelligente e sostenibile. 

A occhio non mi sembrano valori molto diversi da quelli di Renzi. Cosa vi differenzia da lui? Qual è il vostro giudizio sul suo operato di governo?

Renzi ha sbagliato totalmente le priorità. Al Paese servivano interventi per far ripartire il lavoro e l'occupazione. Invece per l'ossessiva ricerca di potere sono stati buttati tempo ed energie preziose su riforme istituzionali certamente non urgenti.

È solo una questione di agenda?

No, assolutamente. Le riforme istituzionali sono pessime. E i fondamenti economici della politica economia del governo sono totalmente sballati…

Si riferisce al Documento di Economia e Finanza appena presentato? 

Il mio giudizio anche sul Def precedente - che nella sostanza viene confermato - è molto negativo: 60/70 miliardi di entrate fiscali in più, 40/50 miliardi di spesa corrente in più, nessuna spinta sugli investimenti, che è quel che servirebbe all'Italia. E, di conseguenza, facciamo il record sia di pressione fiscale che di debito pubblico. È la ricetta del disastro e non ha nulla di innovativo. 

Fosse stato lei al governo, come sarebbe stato il suo Def?

Il nostro Def sarebbe stato completamente diverso: ci sarebbero stati 100 miliardi di pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, che in quello di Renzi sono completamente assenti. E poi, 100 miliardi di garanzie e credito alle piccole e medie imprese attraverso il Fondo Centrale. E ancora, 100 miliardi di investimenti in più - sia pubblici, sia privati, col credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo. Ci sarebbero stati soldi in tasca per le famiglie, col Trattamento di Fine Rapporto detassato, il bonus bebè di 5.000 euro all'anno per bambino, fino al quinto anno di età, il dimezzamento dell'Ires. Un altro pianeta. 

Sollevo un'obiezione: se ci sono risorse per fare tutto questo, perché Renzi non lo fa?

Tesoretto? Ma se il Def è pieno di tasse e senza tagli alla spesa corrente

Renzi non ha le idee chiare su quel che c'è da fare da un punto di vista economico e difende la vecchia politica che vuole controllare più risorse possibili. A lui interessa soltanto comprare consensi elettorali: come altro definire gli 80 euro, le assunzioni senza concorso nella scuola? Adesso si inventa pure che esiste un ”tesoretto“. Con che faccia, poi, visto che il Def è pieno di tasse e senza tagli alla spesa corrente. Con decine di miliardi di clausole di salvaguardia - altre tasse in arrivo - non si dovrebbe avere l'ardire di parlare di tesoretti!

Nel Def si dice anche che cresceremo dello 0,7%. Secondo lei è un'ipotesi realistica?

Delle due, una. O il Governo sta artificiosamente tenendo basse le previsioni per generare un effetto sorpresa, oppure, se sono vere, è un mezzo disastro…

In che senso? 

Nel senso che quest'anno, dal petrolio al quantitative easing della Banca Centrale Europea, sino alla parità tra euro e dollaro, ci sono tutte le condizioni per andare molto meglio. Crescessimo allo 0,7%, nonostante tutto questo, diventeremmo un caso negativo da studiare all'università. Certo, se continuiamo ad alzare le tasse, a non fare investimenti e a portare avanti riforme-topolino, può essere riescano nel miracolo di bloccare pure questa ripresa. Però io continuo a credere che andrà meglio di quanto prevedono. 

Prevediamo il futuro: l'economia va meglio, Renzi vola nei sondaggi e si va a votare, magari con l'Italicum. Ecco: che ne pensa dell'Italicum?

L’Italicum è una legge elettorale vergognosa che consegna il paese a un partito

È una legge elettorale vergognosa. Il bipolarismo e il maggioritario - che anch'io auspico - impone bilanciamenti e contrappesi che nell'Italicum non esistono. Con il premio di maggioranza previsto - caso unico nel mondo civile - il partito che vince ha in mano il Governo, un parlamento di nominati ed elegge da solo tutte le istituzioni di garanzia, Presidente della Repubblica compreso. Di fatto l'Italicum è consegnare il paese a un partito, che grazie al doppio turno che hanno immaginato può prendersi tutto col consenso del 10 o del 15% degli elettori. Un simile strapotere non è certo il modo migliore per garantire l'alternanza di governo. 

Nello strapotere renziano, qualcosa di suo è rimasto, però. Il nuovo direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Firpo, l'ha portato lei in Via Veneto. Visto che dovrà occuparsi di politica industriale: che consigli si sente di dargli?

Stefano Firpo è bravissimo ed è stato valorizzato giustamente anche dai Governi successivi al mio. Fare politica industriale significa innanzi tutto creare i presupposti dello sviluppo: non imporre agli imprenditori dove devono investire. Lo Stato deve assicurare la riduzione della corruzione e far funzionare la giustizia, semplificare la burocrazia. E poi servono premi fiscali per chi innova e internazionalizza e servono infrastrutture: capisco che i risultati si vedano nel medio periodo, e a Renzi il medio periodo non interessa, però bisogna accelerare in tutti questi campi e non tirare il freno come fa il Governo.

Aggiungo un mio personale pallino: le nuove imprese, o come va di moda chiamarle ora, le start up. A mio avviso dobbiamo fare in modo che ne nascano tante e che tra quelle tante, qualcuna cresca…

Non voglio arrogarmi dei meriti, ma è grazie alla nostra azione di governo, quand'ero ministro dello Sviluppo economico, se oggi abbiamo quella che è riconosciuta come una delle migliori legislazioni al mondo sulle start up. 

Non è bastata a fare da volano, però...

Ora va spinto il venture capital, creando un fondo di fondi pubblico-privato come in Israele, che aiuti le buone start up a capitalizzarsi e a crescere come imprese...

Facciamo un gioco, le va? Io le dico il nome di un politico e lei mi dice che ne pensa…

Prego.

Comincio: Angela Merkel?

Angela Merkel? Non è un modello, ma la stimo molto

Una persona che ha dimostrato di saper fare riforme importanti valorizzando anche il lavoro dei suoi predecessori. Che conduce con forza un paese di successo. Una persona che, tuttavia, passerà alla Storia solo se saprà aggiungere, al rigore, anche sviluppo e investimenti. Io credo negli Eurobond per la competitività e credo sia venuto il momento di un piano straordinario da 1000 miliardi in innovazione, istruzione e infrastrutture europee, non certo un ”brodino” come il piano Juncker.

È un modello, per lei?

Non è un modello, anche se la stimo molto.

Come mai?

Perché l'Italia ha caratteristiche proprie e non credo nell'importazione acritica di modelli esteri.

Andiamo avanti: Silvio Berlusconi? 

Berlusconi? Ha avuto vent'anni per realizzare la rivoluzione liberale. Non c'è riuscito. Adesso basta.

Matteo Salvini?

Quello di Salvini è un progetto pessimo per il nostro paese. Spiace dirlo, ma il leader della Lega Nord non ha visione alcuna per portare l'Italia nel ventunesimo secolo. Ha bisogno di un nemico: prima erano i meridionali, ora gli immigrati. Prima era Roma, oggi Bruxelles. Una demagogia senza prospettive, che tradisce per primo il suo elettorato. 

Non salva nulla?

Alcune cose del suo programma hanno senso e lo diciamo da più di un anno: penso all'abolizione degli studi di settore, o allo spesometro. Poi però ci sono proposte come la flat tax al 15%  che non stanno né in cielo né in terra, mentre noi per primi chiediamo il dimezzamento dell'Ires e spieghiamo come farlo.

Sa che Matteo Salvini potrebbe essere candidato sindaco alle prossime elezioni comunali di Milano? Dovesse accadere cosa farete? Lo sosterrete?

No, assolutamente: che ce ne facciamo di un lepenista associato a Casapound?

Presenterete un vostro candidato, quindi?

Italia Unica ci sarà alle elezioni milanesi, con un progetto molto ambizioso. Vogliamo fare di Milano una metropoli globale, una delle aree urbane più dinamiche del pianeta.

Messa così, sembra quasi scontato che sarà lei, a candidarsi a sindaco...

Non siamo ancora al momento delle candidature. 

Dovessero chiederglielo, cosa risponderebbe?

Oggi come oggi, darei priorità al progetto nazionale e a sfidare Renzi, che sta usando soldi pubblici per prepararsi alle elezioni anticipate. 

Le cose cambierebbero, se non si dovesse andare al voto anticipato?

Partiamo dal progetto, poi cerchiamo la miglior squadra per realizzarlo.

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