Il futuro dell’agricoltura? È a 50 chilometri da Expo

Mentre a Rho va in scena la “grande abbuffata”, al PTP Science Park di Lodi si studiano le soluzioni per nutrire il pianeta

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12 Maggio Mag 2015 1445 12 maggio 2015 12 Maggio 2015 - 14:45
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Cereali come mais, riso, sorgo e soia, tipicamente di pianura, coltivate su una collina con il 20% di pendenza grazie all'uso dell'irrigazione a goccia, che permette sfruttando la forza di gravità, di distribuire dopo averla attinta attraverso la pompa idraulica solare, e soprattutto, di risparmiarne il 40%. E ancora: un frutteto di 300 piante di melo, selezionate per la loro resistenza alla principale malattia della pianta, la ticchiolatura, che consente la riduzione dell'uso di anti-parassitari per meno della metà. E ancora: una serra di 500 metri quadrati in cui sono coltivati pomodori e fragole coltivate fuori suolo - attraverso metodi cosiddetti "idroponici" - consentono di risparmiare acqua, terra e chimica raggiungendo produzioni anche superiori a quelle tradizionali.

Un bel video che spiega come funziona la coltura idroponica (Hydroponic Salad Timelapse from Yuriy Zubkov on Vimeo.)

 

No, non stiamo parlando di cose che troverete a Expo2015. Non nel sito di Rho, perlomeno. Demofield - questo il nome dell'installazione - è infatti un progetto sviluppato alle porte di Lodi, al Ptp Science Park, centro di eccellenza per le ricerche nel campo della bioeconomy. Un settore che seppur neonato in Italia vale già 241 miliardi di euro e occupa 1,6 milioni di persone e comprende tutte le produzioni sostenibili di risorse biologiche rinnovabili e la loro conversione, dal cibo, alle plastiche, all'energia. 

Punta forte su Expo, il direttore del parco Gianluca Carenzo: «A mezz’ora di distanza dal sito dell'esposizione universale offriamo una dimostrazione concreta di come si possa produrre cibo sano e sufficiente con un’agricoltura sostenibile – ha dichiarato durante l'inaugurazione di Demofield – Ecco dunque una risposta concreta ed innovativa all’interrogativo di come nutrire il pianeta». Un messaggio, forse, che la grande abbuffata del sito di Rho, tra spettacoli, ristoranti e padiglioni del McDonald's fatica a trasmettere allo stesso modo.

«A mezz’ora di distanza dal sito dell'esposizione universale offriamo una dimostrazione concreta di come si possa produrre cibo sano e sufficiente con un’agricoltura sostenibile»

A pochi metri dalla “collina dei miracoli”, c'è il parco scientifico vero e proprio, in cui sono incubate circa quaranta piccole e grandi startup che sviluppano progetti e idee innovative sul futuro del cibo e dell'agricoltura. C'è Agricoltura 2.0, che ha l'obiettivo di permettere «la coltivazione del mango in montagna», come dicono loro, o più prosaicamente di qualunque pianta, frutto e vegetale a qualunque latitudine. C'è Algamundi, che sviluppa coltivazione di micro-alghe su larga scala per, dicono loro, «garantire il futuro della vita su questo pianeta». C'è Mommilk, il primo servizio di pastorizzazione del latte materno secondo metodologie che permettono di non andare a discapito della qualità nutrizionale. 

Soprattutto, vista l'emergenza Xylella di questi mesi, c'è Ipadlab, start up specializzata nella fito-diagnostica, attraverso il monitoraggio del Dna della pianta: «Attraverso questo processo - spiega Carenzo - i tecnici sono in grado diagnosticare in tempi brevissimi la malattia di una pianta a uno stadio embrionale, quando ancora non sembra lo sia». Il tutto, senza inviare nessuno in Puglia anche quando la pianta non sembra malata, di scoprire che lo è: «Il monitoraggio avviene con una macchina che si chiama Plus - continua Carenzo - basta estrarre il  Dna dalla pianta e spedirlo qui a Lodi. Una procedura preventiva, che garantisce un monitoraggio più esteso, più veloce e più economico. Magari avrebbe evitato l'emergenza attuale». Che poi è quello per cui davvero dovrebbe servire Expo 2015.

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