«Lamborghini? I sindacati che criticano sono indietro di mezzo secolo»

Marco Bentivogli, segretario Fim-Cisl rivendica l’accordo: “Noi pensiamo all’occupazione. Il resto lo lasciamo ai salotti televisivi radical chic”

Lamborghini Urus
16 Giugno Giu 2015 1230 16 giugno 2015 16 Giugno 2015 - 12:30
WebSim News

L’accordo Lamborghini è un buon accordo. Lo abbiamo sottoscritto con convinzione. In questi anni, ovunque abbiamo avuto la fortuna di intercettare piano di investimento da sostenere o la necessità di impedire delocalizzazioni abbiamo fatto la nostra parte affinché nelle fabbriche localizzate in Italia o da insediarvi, la produttività fosse una sfida comune. L’industria presenta un bollettino di guerra, 600.000 licenziamenti e un terzo di capacità produttiva industriale perduta. Senza contrattazione, il bilancio sarebbe stato ancor più pesante. Lo abbiamo fatto non solo perché fa parte del nostro ruolo ma perché è una priorità.

«Con un milione e seicentomila disoccupati, il sindacato deve sacrificare ogni altro obiettivo alla lotta alla disoccupazione», diceva Luciano Lama nel 1978. Eppure, queste parole suonano ancora sorde per una parte di sindacato e di intellettuali da salotto. Dopo 37 anni  con oltre 3 milioni di disoccupati, i media hanno resuscitato un sindacalismo velleitario che porta il sindacato indietro di mezzo secolo. Per giustificare pigrizia e disinformazione cosparsa a piene mani, hanno azzardato comparazioni credibili solo per chi non sa leggere il testo di un accordo sindacale.

Urus, ma prima di lui Levante

500 posti di lavoro per il nuovo Suv Urus, ballavano tra Sant’Agata Bolognese e Bratislava (dove vengono già prodotti i Suv di Porsche, Audi e prossimamente Bentley) bisognava fare di tutto per ottenere quell’investimento e la nuova occupazione. 

Fare la propria parte comporta l’impegno a discutere: così facemmo in Fiat Fca e così facciamo oggi in Lamborghini.  Una parte di  giornalisti con la stessa cognizione del merito, parlarono di Fiat ieri e oggi di Lamborghini senza aver letto gli accordi.

Il problema italiano è che  grazie alla quasi totale assenza di pluralismo nei media italiani, sia l’accordo Lamborghini, ma anche gli accordi Fca Fiat, li ha potuti spiegare sempre e solo la Fiom-Cgil

Tutto ciò ci obbliga a ripristinare la corretta informazione su alcuni aspetti, anche perché la comparazione tra i vari accordi altrimenti è fuorviante. Il problema italiano è che  grazie alla quasi totale assenza di pluralismo nei media italiani, sia l’accordo Lamborghini, ma anche gli accordi Fca Fiat, li ha potuti spiegare sempre e solo la Fiom-Cgil. In Fca i testi degli accordi sono sempre stati da subito divulgati. Ci viene segnalato da più parti una grande difficoltà a reperire i testi dell’accordo Lamborghini. La Fim-Cisl non firma mai accordi con l’inchiostro simpatico. Sarebbe singolare che chi parla di “modello Lamborghini” abbia qualche imbarazzo nel divulgare i testi dell’accordo attuale, prima del referendum e i testi delle precedenti intese.

La questione dei finanziamenti pubblici

Ritengo che non sia scandaloso che il pubblico sostenga investimenti industriali e considero che il lavoro di squadra tra l’Assessore Patrizio Bianchi e il Ministero dello Sviluppo Economico, una volta tanto sia stato gestito al meglio. Va detto che la Fca Fiat, campione in passato di drenaggio di finanziamenti pubblici, finalmente si muove con le sue gambe e i piani di investimento non sono sostenuti da finanziamenti pubblici.

Per Urus si mobilitano circa 70-100 milioni attraverso il coinvolgimento di Invitalia, l’agenzia per l’attrazione degli investimenti, facilitazioni con il credito d’imposta, l’Ace (l’aiuto alla crescita economica) e la patent box che detassa i proventi derivanti da marchi e brevetti. La Regione Emilia, invece, si occuperà dei fondi dedicati alla formazione. Somme che attiveranno quantità di investimenti privati più cospicue.

La chiave della produttività

L’impianto dell’accordo traspira ovunque di cultura partecipativa e di ricerca di condivisione. Cultura e strategia che la Fim Cisl sostiene da decenni. Siamo l’unico sindacato che sta facendo indagine e ricerca sulla fabbrica moderna (si veda a tal proposito l'indagine sul Wcm in Fca sul lavoro professional e su industry 4.0).

La “Charta Volkswagen” è un documento importante: viene recepita nell’accordo Lamborghini, e in essa - non so se tutti i firmatari conoscano il tedesco - è chiarito che se da un lato tutto viene affrontato in un ottica di codeterminazione, dall’altro tutte le questioni di competitività dell’azienda vengono assunte, non solo dalla direzione aziendale come obiettivo ma anche dal sindacato. Esattamente come avviene in Germania, dove in caso di necessità la IgMetall non esercita un diritto di veto, come invece dice di fare la Fiom. In televisione, ovviamente.

In Lamborghini si sono fatte cose che altrove sono stati chiamati «tradimenti», «accordi scritti nella carne e nel sangue dei lavoratori» scomodando favolette sulla «schiavitù in Fiat» che provocarono le solite reazioni “democratiche” tra cui assalti alle sedi sindacali

Nell’accordo vengono accellerate le tempistiche di lavoro del 9,17% per tutti montaggi e le lavorazioni “a cartella”, abolendo lo storico “fattore Lamborghini” che appunto ne prevedeva un rallentamento. I tempi del ciclo sono del tutto similari a quelli di Fca, non vi sono infatti grosse differenze tra Ergo-Uas e Mtm-Uas. Le pause in Fca sono di 30 minuti, in Lamborghini di 26 (due da 13 minuti). I turnisti fanno 7 ore con la mensa a fine turno (uno dei motivi per cui qualcuno non firmò in Fiat) utilizzando un quarto d’ora di Par (dei lavoratori) al giorno. Dalla fine dell’anno a Mirafiori si produrrà il Suv Maserati “Levante” proprio grazie a quegli accordi. Gli stessi che hanno garantito il reshoring della Panda da Tychy in Polonia o i nuovi modelli Jeep Renegade, 500x e, da giugno, la nuova Giulia.

In sostanza, in Lamborghini si sono fatte cose che altrove sono stati chiamati «tradimenti», «accordi scritti nella carne e nel sangue dei lavoratori» scomodando favolette sulla «schiavitù in Fiat» che provocarono le solite reazioni “democratiche” tra cui assalti alle sedi sindacali, aggressioni, violenze, eccetera. Pertanto, basta il marchio Fiom per evitare l’ignominia?

Un accordo che crea occupazione
Il dato importante riguarda l’assunzione di 500 persone: 300 verranno prese dal bacino di contrattisti a termine. Per i prossimi neoassunti viene previsto un tetto massimo di contratti atipici del 10%, ma scompare il diritto di precedenza che assicurava priorità nel passaggio a tempo indeterminato al lavoratore a termine che aveva già lavorato nel reparto in cui si genera fabbisogno.

Il “prepensionamento alla tedesca” è la possibilità di accumulare permessi e orario e salario da fruire nell’ultima fase lavorativa attraverso un pensionamento anticipato, fino a 7 anni prima del previsto e in cambio di nuova occupazione. È la traduzione all'atto pratico della staffetta generazionale che, tuttavia, Fim e Uilm avevano già inserito nel Contratto Nazionale del 2012, su cui da allora abbiamo richiamato un intervento legislativo che sostenesse con la contribuzione figurativa il pensionamento anticipato. 

Gli incrementi di salario

Importante l’incremento del salario di secondo livello. Le comparazioni anche su questo aspetto vanno condotte in riferimento al prodotto. Fuorviante paragonare il salario di un lavoratore che lavorerà sulla nuova Urus, il cui costo si aggira attorno a 250.000 euro con il lavoratore che produce una citycar di segmento A o B che costa un ventesimo. Il livello salariale paragonabile è quello della Ferrari dove il salario di secondo livello è di 4.355 euro, il cui contratto di secondo livello ha un livello salariale superiore.

Comprendiamo l’esigenza di candore simbolico, utile all’immagine nei programmi di intrattenimento, ma con l’ipocrisia non si fanno passi avanti

Insomma, l'accordo Lamborghini va molto bene: del resto, quando si deve difendere il lavoro bisogna contrattare, mettendoci disponibilità e responsabilità. Comprendiamo anche l’esigenza di candore simbolico, utile all’immagine nei programmi di intrattenimento, ma con l’ipocrisia non si fanno passi avanti. Noi l’accordo per costruire il Suv Levante e rilanciare Mirafiori lo abbiamo fatto da tempo e si concretizzerà alla fine di quest’anno. Da tempo abbiamo deciso di non aspettare più. Non abbiamo da smaltire ancora i fondi di bottiglia dell’estremismo ideologico. Il sindacato non può giustificare la propria esistenza sul solo lavoro di denuncia: la sua utilità, se non vuole perdere rappresentanza è nella costruzione delle proposte che diventino soluzioni. Ricostruire sindacato, industria e relazioni industriali è la nostra sfida. Il resto lo lasciamo ai salotti radical chic.

*segretario generale Fim-Cisl


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