La dura vita di chi è super-intelligente

Essere un genio può sembrare una fortuna, in grado di rendere molto più semplice la vita. Non è così. Anzi, è tutto il contrario

Cervellone
28 Luglio Lug 2015 1230 28 luglio 2015 28 Luglio 2015 - 12:30
Tendenze Online

 

Non è detto che chi possiede un supercervellone abbia vita facile. Si crede che, con un po’ di intelligenza in più, si potrebbero fare grandi cose. O almeno, riuscire a sistemarne alcune senza problemi, come il lavoro e i soldi. Non è così. L’intelligenza spesso è un peso, un boomerang, un ostacolo sociale e un problema psicologico. Essere svegli è bene, ma essere dei geni è un inferno.
Lo spiega bene Chris Worth, utente di Quora. È dotato di un’intelligenza fuori dal comune. Come QI ha un punteggio di 177. Per lui la vita potrebbe essere facile, e per certi aspetti lo è. Ma i problemi saltano fuori dove meno ci si aspetta.

Ci si annoia con gli altri
“È fastidioso stare con gli altri”, perché “si ha la sensazione di perdere tempo. Tutto quello che dicono lo hai già capito in due secondi”. E tutto il resto è noia. Lo stesso vale anche quando si è in gruppo, perché “si sa già come andranno a finire i discorsi, le decisioni, le discussioni”. Il risultato è che ci si scoccia, e si vede. Nel giro di poco tempo, nessuno vuole avere a che fare con lui.

La scuola è inutile
Lo pensano in tanti, ma per Chris è una verità. Lui ha lasciato la scuola a 16 anni, perché non ne poteva più. Le lezioni erano inutili (capiva tutto in pochi minuti), i compagni gli sembravano noiosi (ci mettevano ore a capire quanto si diceva in classe) e anche l’ambiente era deprimente. L’unica cosa buona era che, essendo in sostanza un alieno, nessuno sapeva come classificarlo. E lo lasciavano in pace.

Il lavoro non dà soddisfazioni
“Se è troppo facile, lascia insoddisfatti. Se è troppo difficile, porta via troppo tempo dalle 1000 altre cose che si potrebbero fare e che interessano di più”. C’è poi un altro problema: “le persone intelligenti che non hanno una passione specifica hanno problemi a ottenere colloqui di lavoro, e non parliamo dei lavori”. È difficile anche mantenere la disciplina. “Dal momento che si sa di poter imparare ogni cosa in poco tempo e bene, allora non ci si sforza mai di farlo”. Chris sa arrampicare, ma a un livello base. Sa combattere, ma male. Sa fare il paracadutista, ma non è certo un esperto. Sa discettare di fisica quantistica, ma ha una scarsa conoscenza della matematica. “Sul lavoro, si rimandano tutti i compiti, che richiedono settimane di lavoro, alle ultime 24 ore, perché si sa che li si riesce a fare lo stesso”. In questo caso, il buono è nemico dell’ottimo. Ci si ferma troppo presto, perché ci si considera “bravi quanto basta”, e non si diventa mai “esperti”.

Si pensa di essere migliori di tutti gli altri
E non lo si è. Ma anche per limiti ovvi: non si sa coltivare bene, perché non si possiede la pazienza. Non si sa usare le mappe perché si pensa troppo. E così non si riesce a guidare un aereo perché la fase di apprendimento richiede azioni noiosissime e ripetitive. Soprattutto, si ha difficoltà a creare relazioni salde, perché “si pensa che le persone non ne valgano la pena”. E che “dovrebbero, in ogni caso, essere loro a prestare attenzione a te e non tu a loro”. Tutto questo, come è ovvio, non è vero. Ma è un problema, e chi ha un grande cervello potrebbe non avere un grande cuore. E non è un buon inizio per una vita migliore.

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