Corto Maltese: “vita” straordinaria di un eroe d’altri tempi

Pubblicato per la prima volta nel 1967, l'eroe disincantato, creato da Hugo Pratt cinquant’anni fa, affascina ancora i lettori

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28 Agosto Ago 2015 1130 28 agosto 2015 28 Agosto 2015 - 11:30

Da un marinaio inglese, originario di Tintagel, in Cornovaglia, e da una gitana di Siviglia – «la niña di Gibilterra» –, che a quanto si dice fu anche modella del pittore Ingres, nacque il 10 luglio 1887 Corto Maltese.

Il giovane Corto trascorre la prima infanzia a Gibilterra, dove i genitori si erano conosciuti. Un giorno una gitana amica della madre gli legge la mano, scoprendolo privo della linea della fortuna. Ma come si dice «Virtù vince fortuna» e Corto (che in spagnolo significa «svelto»), decide di crearsi da solo la linea mancante, incidendosi il palmo con uno dei rasoi del padre. Una sorta di sprezzo nei confronti del destino che sarà una delle caratteristiche portanti di questo personaggio, il più famoso del disegnatore Hugo Pratt, nato a Rimini ma veneziano di adozione e di anima.

La prima avventura di Corto Maltese, Una ballata del mare salato, è stata pubblicata nel 1967 dalla rivista Sgt. Kirk. Negli anni questo fumetto è diventato un vero caposaldo del fumetto europeo, per quanto sia stato a lungo sottovalutato da una certa critica, in quanto fumetto d’avventura. Avventura pura: pirati, ammutinamenti, intrighi politici e popoli esotici. Una sequela di scorribande che accompagnano il marinaio Corto, «gentiluomo di fortuna», durante i primi trent’anni del Novecento, fra Venezia, le steppe della Manciuria, le isole dei Caraibi, le foreste amazzoniche, o le onde del Pacifico.

È l’avventura che conta, non la presenza reale di un tesoro, che sia la Clavicola di Salomone o una delle sette città di Cibola. L'avventura come ricerca e come fine, in sprezzo a qualsiasi risultato. D’altra parte l’autobiografia di Hugo Pratt si intitola proprio Il desiderio di essere inutile.

Corto non agisce come tanti eroi pieni di certezze e capaci, in virtù di queste, di azioni temerarie. In lui c’è il gusto profondo di farsi guidare dal caso

Corto non agisce come tanti eroi pieni di certezze e capaci, in virtù di queste, di azioni temerarie. In lui c’è il gusto profondo di farsi guidare dal caso, di lasciarsi trascinare dalla corrente alla ricerca di tesori improbabili o di amiche scomparse. Contempla le follie del mondo e del conflitto mondiale con disincanto e distacco. Si muove a proprio agio tra i misteri della cabala come tra gli spiriti e spiritelli delle leggende celtiche, minimizzando il senso di ogni vittoria e di ogni sconfitta e rispondendo sempre a tono grazie a un aplomb che è il risultato della sua cultura cosmopolita.

Da ragazzo, dopo Gibilterra, si trasferisce infatti a Cordoba, dove abita nel quartiere ebraico, dopodiché torna a La Valletta, dove frequenta la scuola ebraica diretta dal rabbino Ezra Toledano, amante della madre durante il soggiorno a Cordoba. Da lui Corto viene iniziato ai testi segreti di Zohar e alla Cabala.

All’inizio del 1904 decide che è il momento di prendere il mare e salpa da Malta a bordo del Vanità Dorata. Fa scalo in Egitto – dove visita le piramidi di Giza –, raggiunge Ismailia e poi Aden, Mascate, Karachi, Bombay, Colombo, Madras, Rangoon, Singapore, Kowloon, Shanghai e Tientsin.

Verso la fine del 1904 approda in Manciuria, all’epoca della guerra russo-giapponese. Diventa amico dello scrittore Jack London, allora corrispondente di guerra, con il quale si manterrà in contatto nel corso degli anni, ed è proprio tramite lui che Corto incontra per la prima volta l’amico-nemico Rasputin, disertore di un reggimento di fucilieri siberiani. Insieme si imbarcano verso l’Africa, alla ricerca delle miniere d’oro della Dancalia.

Nonostante sia un eroe d’azione, questo personaggio disincantato, ritratto spesso e volentieri in stato di ozio in alcune delle tavole più belle di Pratt, può essere considerato anche un eroe dell’attesa

Negli anni successivi Corto visita il Sudamerica, e a Cholila, in Patagonia, lui e Rasputin incontrano i fuorilegge Butch Cassidy, Sundance Kid e Etta Place. È invece ad Ancona, nel 1907, che conosce il russo Dzugasvili, portiere d’albergo e rivoluzionario, che ben presto diventerà Stalin. Poi conoscerà Eugene O’Neill e James Joyce, viaggerà verso le Antille, approderà a New Orleans, in India, e in Cina. Percorrerà in lungo e largo l’Indonesia e il Pacifico meridionale, diventerà pirata e sarà assoldato da un misterioso personaggio chiamato il “Monaco”. Subirà un ammutinamento e verrà abbandonato al largo delle Isole Salomone, per poi essere soccorso da Rasputin. È il 1° novembre 1913.

Nonostante sia un eroe d’azione, questo personaggio disincantato, ritratto spesso e volentieri in stato di ozio in alcune delle tavole più belle di Pratt, può essere considerato anche un eroe dell’attesa, degli appuntamenti mancati, dei premi non riscossi. Così lo troviamo nella sua prima apparizione: in attesa di essere salvato, con la barba lunga, legato mani e piedi sulla più rudimentale delle imbarcazioni, in balìa del mare salato.

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