Il problema casa

Milano, il piano per gli sfratti non va. Ma la giunta incolpa il governo

L’assessore Benelli accusa il decreto Lupi: «Regole troppo stingenti», ma a luglio diceva il contrario. Torna l’autunno caldo delle case

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29 Settembre Set 2015 1154 29 settembre 2015 29 Settembre 2015 - 11:54

Si chiama morosità incolpevole: a chi perde il lavoro, finisce in cassa integrazione o ha visto drasticamente ridotto il proprio reddito e non riesce pagare l’affitto al proprietario di casa, losfratto viene sospeso. Giusto il tempo di dare modo a proprietari e inquilini di rinegoziare un nuovo canone concordato, più basso dei prezzi di mercato, garantito in parte da fondi pubblici stanziati da Comune di Milano, Regione Lombardia e Governo centrale. In totale 6,7 milioni di euro, mediati dall’Agenzia sociale della locazione, che sarebbero serviti per restituire ai proprietari fino a8mila euro di mancati affitti e a coprire fino a 18 mensilità di inadempienze da parte degli inquilini che rispondo ad alcuni requisiti di reddito e patrimoniali.

Il problema è che a Milano non ha funzionato. Nessun proprietario si è sentito rassicurato dalle garanzie pubbliche, né fra quelli che già hanno in casa inquilini morosi, né fra chi possiede uno dei 60mila alloggi sfitti in città. Meglio una casa vuota – in vendita o a garanzia di prestiti e fidi bancari - di un affittuario che non paga, è il ragionamento. Per nessuna delle 130 famiglie‘‘morose incolpevoli’’, individuate a maggio dalla Prefettura, che dovevano essere il banco di prova per l’amministrazione, è stata trovata una soluzione. Fra tre mesi il bando, aperto a maggio dal Comune, si chiuderà – data di scadenza per presentare le domande è il 31 dicembre 2015 – e a oggi il risultato è pari a zero. Del resto bastava fare una telefonata, nei mesi estivi, agli uffici competenti nella propria zona di residenza per sapere che qualcosa stava andando storto: le poche decine di domande presentate – a luglio erano 80 in zona 9, 40 in zona 4 – venivano sistematicamente bocciate o dimenticate in un cassetto. Questo avviene in una città che nel 2014 ha visto eseguire 2.700 sfratti, il quadruplo rispetto al 2011.

L’assessore alla Casa, Daniela Benelli, ha rilasciato dichiarazioni a Repubblica in cui si scaglia contro il decreto firmato dall’ex ministro Maurizio Lupi, pubblicato in Gazzetta ufficiale nel luglio del 2014, che ha introdotto il meccanismo dei fondi salva-sfratti. L’assessore di Sel ha detto: «Il decreto non funziona, ha messo regole troppo stringenti che non rassicurano i proprietari, che di conseguenza non vogliono rischiare di accumulare altre perdite». Peccato che non fossero queste le affermazioni con cui a luglio di quest’anno Daniela Benelli presentava l’Agenzia Milano Abitare. Solo tre mesi fa le parole erano: «Abbiamo creato uno strumento nuovo che in una grande città come Milano raccoglie una sfida difficile ma importante: favorire l’incontro tra inquilini e proprietari attraverso il canone concordato». E ancora: «Una buona politica dell’abitare deve avere più leve, non solo edilizia popolare ehousing sociale, ma anche il vastissimo mercato privato».

Ricapitolando: quando viene presentato il piano per risolvere i nodi dell’emergenza abitativa si dice che la giunta ha fatto un ottimo lavoro; quando invece lo stesso piano non funziona, la colpa è dell’ex ministro – che nel frattempo si è dimesso per le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni uomini del ministero delle Infrastrutture. Il decreto ministeriale di problemi ne ha e parecchi, come rilevato da diversi sindacati degli inquilini, osservatori egiornalisti più di un anno fa, ma il balletto delle colpe non rende onore a un assessorato chiave di questa amministrazione milanese.

Le accuse dell'assessore Benelli non sono rimaste lettera morta. Il senatore del Partito democratico, Franco Mirabelli, relatore della legge 80 sull'emergenza abitativa, ha incontrato il prefetto di Milano e rilasciato un comunicato che recita: «Attivare tutte le iniziative necessarie per utilizzare 1,5 milioni del Fondo per la morosità incolpevole destinato a Milano e che deve servire a trovare soluzioni abitative per questi casi». Tradotto: si litiga molto sul taglio dei trasferimenti agli enti locali, ma in quei rari casi in cui i soldi arrivano da Roma bisogna saper risolvere il problema di una manciata di famiglie.

Nel frattempo, lunedì 28 settembre, nel quartiere Bicocca è stato bloccata l’esecuzione di uno sfratto ai danni di una donna di 81 anni, di nome Liliana. In piazza San Giuseppe 14, l’anziana signora con invalidità accertata al 67 per cento e senza parenti in vita, ci rimarrà per altri due mesi, almeno fino al 25 novembre, data del rinvio. Quel quartiere è stato costruito con i soldi dell’Inpdap, l’ente previdenziale che gestiva i contributi dei dipendenti pubblici, soppresso nel 2011 dall’esecutivo Monti e le cui funzioni sono state accorpate all’Inps. I palazzi sono stati venduti negli anni, per coprire i buchi di bilancio dell’ente, a proprietari privati.

La donna di 81 anni ha sempre pagato regolarmente il suo canone concordato e ha già versato la mensilità di ottobre. Ma i proprietari hanno comunque avviato la pratica di sfratto per finita locazione. È tutto a norma di legge ma gli attivisti dei comitati per il diritto alla casa non ci stanno e da giorni annunciavano unpicchetto anti-sfratto per lunedì mattina. Le parole usate erano quelle di una guerra, su Facebook si leggeva: «Questa volta o mi arrestate o mi ammazzate perché quella donna non uscirà di casa». Le forze dell’ordine non si sono presentate in Bicocca, probabilmente su ordine della Prefettura che non ha voluto alzare l’asticella della tensione già molto elevata.

L’unica cosa che non serve a Milano in questo momento è un altro ‘‘autunno caldo’’ come quello che ha colpito i quartieri Corvetto,Giambellino e Lorenteggio nel novembre del 2014. Il problema è che rispetto all’anno scorso la situazione è rimasta identica ,quando non peggiorata, la congiuntura economica esterna non aiuta a recuperare posti di lavoro e redditi, e ogni azione pare inefficace.

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