Occupazione

Ai giovani serve la banda larga, non il taglio delle tasse sulla casa

La disoccupazione cala, ma quella giovanile no. È il segnale che il Jobs Act da solo non basta. Servono investimenti in innovazione, non tagli

Giovani Innovazione

Ed Jones/AFP/Getty Images

1 Ottobre Ott 2015 1052 01 ottobre 2015 1 Ottobre 2015 - 10:52
Messe Frankfurt

La disoccupazione che scende per la prima volta sotto il 12%, il numero degli occupati che cresce per il terzo mese di fila, gli inattivi che calano. I numeri, comunque li si voglia girare, segnano una direzione piuttosto chiara e inequivocabile. Una ripresa occupazionale - seppur ancora più lenta della già lenta risalita del Pil - c'è. Non per tutti, però. Se di inversione di tendenza si tratta, questa non è per i giovani, il cui tasso di disoccupazione - nella fascia di età 15-24 - continua a salire, passando dal 40,4% al 40,7%.

Sarebbe troppo facile prendersela con il Premier. Dire che il suo è un governo giovane che non fa gli interessi dei giovani. In parte è vero, e la timidezza con cui Renzi affronta il tema dei diritti acquisiti è sintomatico. Così come grida vendetta la ritrosia nel mettere mano alle normative che riguardano il mondo dei freelance e delle partite Iva, la vera porta d'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, non solo per ragioni di costo, ma anche perché è lo strumento più adatto per chi vuole intraprendere la strada delle nuove professioni terziarie.

La banda larga produrrebbe effetti occupazionali ben più consistenti del Jobs Act. E usare i margini di flessibilità per tagliare le tasse sulla casa è un clamoroso errore di prospettiva

Dato a Renzi quel che è di Renzi, tuttavia, qualcosa non torna comunque. Decontribuzione e Jobs Act sono strumenti neutri rispetto all'età del lavoratore: funzionano con tutti. Se la porta d'ingresso del mondo del lavoro rimane stretta, quindi, i motivi sono anche e soprattutto da ricercare nel sistema economico italiano nel suo complesso. Non nel cuneo fiscale, quindi, ma nell’incapacità di mettere a valore le competenze dei giovani. In quello che gli esperti del mondo del lavoro chiamano mismatch tra domanda e offerta.

Se le cose stanno così, allora forse la banda larga produrrebbe effetti occupazionali ben più consistenti del Jobs Act. Così come una politica industriale che incentivi la digitalizzazione delle imprese esistenti, o la nascita di nuove startup digitali. Un paese come l'Italia di oggi ha bisogno di adattare la propria struttura produttiva ai lavori delle generazioni più giovani e alle loro competenze. Ha bisogno di imprese in cui conti più la capacità di innovare dell'esperienza. Ha bisogno, in altre parole, di una politica industriale a misura di nuovi saperi.

Tagliare le tasse sul lavoro è giusto, ma non basta, quindi. Nicchiare sulla banda larga e usare i margini di flessibilità per tagliare quelle sulla casa - come sta facendo il governo - è invece un clamoroso errore di prospettiva. Perché magari recuperare mezzo punto di Pil senza incremento dell'occupazione giovanile serve a Renzi per presentarsi più forte alle urne. Ma di sicuro, per costruire il futuro, non serve a nulla.

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