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Tech-Value, il rinascimento del made in Italy parte dalla tecnologia

La loro missione? Aiutare le imprese manifatturiere a crescere attraverso l’innovazione. Nel 2014 la quotazione all’Aim: «In Italia troppe poche aziende in Borsa»

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Bill Pugliano/Getty Images

16 Ottobre Ott 2015 1900 16 ottobre 2015 16 Ottobre 2015 - 19:00
WebSim News

«Partiamo da Michelangelo». Inizia così l'intervista con Elio Radice, amministratore delegato e co-fondatore di Tech Value, azienda milanese specializzata in consulenza informatica per l’ area ingegneria delle imprese manifatturiere italiane. Perché Michelangelo, quindi? «Perché lui, con la sua opera, ha offerto al mondo un’opportunità per progredire - spiega Radice - Noi, molto più modestamente dobbiamo farlo per sostenere la manifattura italiana».

Già, perché oggi, per la manifattura italiana, è ancora medioevo, nonostante le eccellenze e nonostante un peso complessivo pari al 15-20% di tutto il pil italiano. Un medioevo, tuttavia, che affonda le sue radici ben prima della crisi del 2008: «Tech Value nasce molto prima - racconta Radice -. Io e gli altri fondatori venivamo da lunghe esperienze in aziende multinazionali di sviluppo prodotti Sw ad alto contenuto tecnologico utilizzati nel settore automotive e aeronautico . Era il 1997».

Più che da un’intuizione - sarebbe strano il contrario, se di mezzo ci sono ingegneri – Tech-Value si fonda su un’evidenza: «Ci siamo accorti di come l'Italia sia sotto la media europea sia per investimenti in information technology (4,8% sul pil, contro il 6,5% dei paesi Ue), sia in ricerca e sviluppo (1,25% contro il 2%). Se uno guarda questi numeri si preoccupa perché siamo indietro. Noi invece in quei numeri vediamo del potenziale: se nonostante tutto questo siamo una delle migliori manifatture del mondo, cosa potremmo diventare se investissimo in tecnologia e ricerca almeno quanto gli altri? Un posto di lavoro nel manifatturiero sono quattro posti di lavoro nell'indotto. Far rinascere la manifattura è centrale, per il Paese»

«Ci siamo accorti di come l'Italia sia sotto la media europea sia per investimenti in information technology, sia in ricerca e sviluppo. Se uno guarda questi numeri si preoccupa perché siamo indietro. Noi invece in quei numeri vediamo del potenziale»

Elio Radici, Tech Value

Di cosa parliamo quando parliamo di manifattura tuttavia? Per TechValue, parliamo di circa 6mila aziende meccaniche engineering intensive: «Parliamo di trasporto di massa, dagli autobus ai treni - elenca Radice - di automotive, di aerospazio, di macchinare di ogni genere e sorta, dai trattori a chi produce pannolini per la terza età, sino a chi fa valvole o apparecchiature elettromedicali».

In comune, queste produzioni hanno l'orientamento al mercato globale, dove il time to market - la capacità di arrivare prima degli altri - è decisiva: «Per farlo, le metodologie sono fondamentali - argomenta Radice -. Oggi non si progetta più come si facevano una volta: si lavora in co-design con i fornitori e la componentistica, si fanno prototipazioni digitali. Il ciclo di sviluppo di un auto deve durare pochi mesi. Noi come azienda ci occupiamo di gestire tutta questa infrastruttura tecnologica. Diamo loro le tecnologie per progettare, affinché i progettisti si possano concentrare solamente sul loro lavoro». Non solo: «Per noi è altrettanto centrale che le imprese evolvano e maturino al loro interno processi e soluzioni nuove - continua -. Dalla manutenzione software, alla gestione del ciclo di vita dei prodotti, fino al supporto per rivedere processi aziendali»

«Oggi non si progetta più come si facevano una volta: si lavora in co-design con i fornitori e la componentistica, si fanno prototipazioni digitali. Il ciclo di sviluppo di un auto deve durare pochi mesi»

Elio Radici, Tech Value

La partenza non è stata semplice. nonostante Tech-Value fosse in utile già dal primo anno: «Ci siamo mossi da ex commerciali che eravamo, cercando di fare il massimo col minimo sforzo - ricorda Radice - Abbiamo sempre giocato la strategia del venditore di spazzole: “Fammi fare una cosa piccola, ma se la faccio bene, arriveranno altre opportunità”. È così che ci siamo allargati: muovendoci dapprima sui grandi clienti poi sulle medie imprese implementando per loro soluzioni personalizzate».

Per le imprese italiane, oggi, anche l'accesso ai mercati finanziari è profondo medioevo. E anche in quest'ambito, Tech Value è “rinascimentale”: «Ci siamo quotati all'Aim nell'agosto del 2014. Quel giorno a Piazza Affari non c'era nessuno - racconta Radice -. Accarezzavamo l'idea da un paio di anni, soprattutto perché volevamo tenere le cose in ordine, a livello di processi e di governance».

Oggi Tech-Value è una realtà da 80 dipendenti e - sono dati dell'ultima semestrale - da 4,5 milioni di euro di fatturato, in crescita del 26% sul corrispondente periodo, con un Ebitda pari a 1,14 milioni (+39%) e un utile netto in crescita del 62%: «Abbiamo fatto una raccolta piccola 1,7 milioni tutti in aumento di capitale - continua -. Quel che abbiamo raccolto, l'avremmo raccolto in un mese o due con le banche, non era quello il problema. La quotazione aveva valenza di stimolo alla crescita e al confronto, per essere un po' più visibili. In ogni caso, è stimolante che in Francia e in Gran Bretagna ci siano 20-30 volte le aziende quotate che ci sono in Italia». Il Rinascimento passa anche da qui.

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